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Ultimo aggiornamento: Sabato 18 Novembre - ore 16.37

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"I beni culturali siano davvero dei cittadini"

Intervista all'archeologa della Soprintendenza Neva Chiarenza. Tra red carpet, riorganizzazioni e antiche abbazie.

`I beni culturali siano davvero dei cittadini`

La Spezia - Spesso la Soprintendenza è vista come un peso, un intralcio allo scorrere del vivere quotidiano. Una visione distorta, che a volte va a rendere 'antipatici' tutti quei beni culturali, archeologici e paesaggistici meritevoli di tutela, percepiti come ostacoli a chissà quali magnifiche sorti progressive. Per capire un po' meglio come stanno le cose - di che si occupa la Soprintendenza, perché non è nemica del vivere civile - CdS ha intervistato sull'assolata terrazza del museo dell'antica Luni Neva Chiarenza, funzionario archeologo della Soprintendenza dell'Unità territoriale spezzina, che schiera anche due architetti e uno storico dell'arte. Prendendo le mosse da quel 'radicamento del bene culturale' al quale proprio la dott.ssa Chiarenza aveva fatto cenno (QUI) lo scorso settembre in occasione della presentazione della nuova campagna di scavo dell'Università di Pisa nell'area archeologica di Luni.

Dott.ssa Chiarenza, partiamo dal concetto di 'radicamento del bene culturale'...
"La legislazione a tutela dei beni - archeologici, architettonici e artistici - nasce dall'idea che il bene è del cittadino, perciò deve essere protetto da qualsiasi atto illegale per essere correttamente conservato, passando alle generazioni future. Parliamo di una sorta di patrimonio di famiglia di tutta la nazione, la cui protezione è imposta dalla legge. Una protezione portata avanti per, e non contro, il cittadino e la comunità".

E come si fa a far passare questo messaggio?
"Lavorando perché il bene sia davvero del cittadino, quindi facendoglielo conoscere il più possibile. Per far sì che le persone sentano il bene come qualcosa da tutelare, devono conoscerlo. Un esempio in questo senso è stata la decisione di aprire al pubblico l'ultima campagna di scavi nell'area archeologica di Luni, affidati in concessione dalla Soprintendenza all'Università di Pisa. O ancora, si può menzionare quanto fatto a Sarzana nell'ambito dello scavo presso il cantiere per il parcheggio sotterraneo nel centro storico. Nel momento in cui ci siamo resi conto delle forti perplessità dei cittadini, abbiamo aperto al pubblico il cantiere per un'intera giornata, lo scorso marzo, fermando i lavori. Avete dubbi? Venite a vedere e parliamone insieme. C'erano anche persone con forte spirito polemico, tanto meglio: un modo per affrontare anche i punti più spinosi. Un'altra cosa che facciamo costantemente - è accaduto anche per il citato caso di Sarzana (QUI) - è una conferenza pubblica di fine scavo. Pensiamo di organizzarla anche per l'abbazia dell'Accola, a Borghetto Vara, dove abbiamo da poco terminato il nostro intervento".

Cosa avete fatto all'abbazia?
"All'abbazia dell'Accola - che in realtà è una chiesa, ma viene comunemente chiamata abbazia perché vi si era insediato un ordine monastico - come Soprintendenza abbiamo appena terminato un doppio sondaggio archeologico: uno esterno e uno interno. Come detto, nei prossimi giorni presenteremo i risultati. La chiesa attuale pare risalire al Trecento, ma probabilmente è stata edificata su una chiesa antecedente, di cui restano pochi lacerti murari, e che pare fosse orientata trasversalmente rispetto a quella attuale, cosa singolare. Lo scavo era partito su sollecitazione dell'associazione 'Per l'Accola', costituitasi per tutelare l'edificio e gli affreschi del XVII secolo in esso contenuti, opera di artisti locali. C'è un problema al tetto: quando piove entra l'acqua, andando a rovinare le opere pittoriche e creando in generale un problema di umidità. Noi abbiamo cominciato con un sondaggio archeologico che ha restituito una visione generale sulla storia della chiesa, rilanciando l'attenzione sul bene, con l'aiuto della Diocesi - a cui appartiene l'Accola - e del Comune di Borghetto, proprietario dell'area esterna. In questo modo sarà quindi possibile continuare a discutere del recupero della chiesa e anche del costoso intervento necessario per sistemare la copertura. L'Accola potrebbe essere oggetto di una piccola ma preziosa valorizzazione, tra l'altro in un punto di grande passaggio sin dall'antichità".

Restando in Val di Vara: la Soprintendenza recentemente ha fatto un passo dalle parti di Zignago
"Sì, contattati dal sindaco ci siamo recati nei pressi di un poggio dove, in effetti, si profila qualcosa che potrebbe far pensare a un insediamento medievale. Ad ogni modo, al momento lì non apriremo un cantiere di scavo. Prima, a Zignago, dobbiamo recuperare appieno un castellaro dell'età del bronzo e un sito medievale non lontano dal Comune che è già oggetto di una prima forma di valorizzazione, con pannelli, percorso di visita e un museo sotto la scuola elementare del paese. E ricordiamo sempre che quando si scava bisogna già chiedersi cosa si farà dopo".

Ecco, a proposito di scavi: a volte c'è chi si lamenta per il mancato coinvolgimento nelle operazioni di volontari e appassionati
"E' vero, ma gli scavi vanno fatti da professionisti, sono operazioni complesse e delicate. Gli amatori non vanno bene. La passione non basta, ci vuole preparazione, come in ogni ambito".

Andando quasi sul versante gossip... è stata l'estate dei red carpet. Che è successo?
"Il punto è che prima di certi interventi bisogna avere un'interlocuzione con la Soprintendenza. Anche solo a livello di comunicazione. Nel caso dell'apposizione dei red carpet questo contatto, sì, è mancato. Occorre farsi dire come fare, quando si vanno a mettere tappeti su superfici sensibili, storiche, come determinati lastricati e acciottolati. Il punto non sono le dimensioni del chiodo. Di questo possiamo discutere se il chiodo è indispensabile per operazioni di restauro, di mantenimento. Ma se si tratta di qualcosa di rinunciabile, allora non va messo e basta. E, a seconda di com'è, nemmeno la colla. Perché io posso vedere un lastricato così com'è, e magari mio figlio deve vederlo con la striscetta rimasta per l'uso di colla? Dovrebbe essere un concetto di senso comune. Un bene di tutti, è di tutti. Purtroppo a volte ci si sente dire che un bene di tutti... non è di nessuno".

Un tappeto rosso è stato steso anche a Lerici. E l'amministrazione lericina di recente ha sottoscritto un'intesa con la Soprintendenza per la valorizzazione del parco archeologico subacqueo della Caletta. Ma c'è chi punta il dito, sostenendo che sott'acqua non ci siano resti romani, come si legge nell'accordo
"Invece si tratta di materiale romano*, ne siamo sicuri. A volte capita di trovarsi di fronte a situazioni dubbie: non è questo il caso. Anche per il progetto della Caletta possiamo recuperare il concetto di radicamento del bene culturale: si intende infatti passare da un modello campana di vetro, una sorta di nascondere in bella vista, a una possibilità di fruizione e conoscenza controllate e consapevoli. La questione della Caletta è seguita in primis dall'archeologo Simon Luca Trigona, che ha competenza per tutti i beni archeologici subacquei della Liguria".

Per chiudere, e fare un po' di chiarezza: che rapporto c'è tra Soprintendenza e Polo museale della Liguria?
"Allora, circa un anno fa le Soprintendenze sono state unificate in un solo soggetto: la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Liguria. Da questa è stato 'staccato' il Polo museale ligure, che è un ufficio diverso rispetto alla Soprintendenza, e suo parigrado. La Soprintendenza, guidata in Liguria dal dottor Vincenzio Tinè, si occupa di tutela; il Polo, diretto dalla dott.ssa Serena Bertolucci, di valorizzazione. E' chiaro che c'è un confronto continuo, perché quando si fa ricerca o valorizzazione, bisogna andare a discutere di tutela. Per fare un esempio, qua a Luni si fa valorizzazione, quindi progetti sono gestiti dal Polo museale".

E come si lavora dopo l'unificazione delle tre Soprintendenze?
"Siamo ancora in fase di assestamento, ma si lavora bene. Quando c'è un cantiere di scavo, ci confrontiamo come Unità territoriale, ed entrano in gioco più pareri. E naturalmente le esigenze architettoniche, per esempio, non vanno sempre d'accordo con quelle archeologiche. Ma finora la collaborazione all'interno dell'Unità è stata proficua e positiva".

*Alla Caletta, sott'acqua, c'è anche il rocchio marmoreo di una colonna. Prima gli faceva compagnia un rocchio gemello, poi tirato fuori ed esposto proprio all'ingresso dell'area archeologica di Luni.

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