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Ultimo aggiornamento: Domenica 20 Maggio - ore 23.28

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"Ho sempre stimato la Spezia per come accolse i sopravvissuti ai lager"

Le parole della senatrice a vita Liliana Segre. Oggi la premiazione in Sala Dante. Sul palco anche lo scrittore Paolo Bosso: "Conserviamo la memoria di una storia taciuta per troppo tempo".

Speranza, democrazia, futuro
"Ho sempre stimato la Spezia per come accolse i sopravvissuti ai lager"

La Spezia - "Sono commossa di ricevere questo premio. Io conosco molto bene Exodus e ho sempre stimato il comportamento dei cittadini della Spezia". Sono le parole di Liliana Segre, senatrice a vita e superstite ai campi di sterminio è stata insignita del “Premio Exodus 2018” con la seguente motivazione: “In riconoscimento del profuso impegno nell’attività di testimonianza della Shoah e nella difesa del valore della memoria storica come antidoto alla violenza e all’indifferenza ”

Segre parlando del rapporto che gli spezzini seppero creare con le persone che hanno di fatto scritto la storia della Porta di Sion ha aggiunto: "Sono stati umani, ospitali e caritatevoli, hanno cercato di creare un senso di familiarità con le persone che uscivano dai campi. So benissimo come molti sopravvissuti hanno trovato persone che per la maggiore provavano per insofferenza e fastidio, qui alla Spezia hanno trovato finalmente un luogo dove stare sicuri e che con grande fatica si erano riusciti ad imbarcarsi. I sopravvissuti si erano trovati contro il mondo ma non gli abitanti della Spezia".

"Io sono tornata dai campi e ho trovato ancora dei parenti in vita nonostante la mia giovanissima età - ha raccontato ancora Segre -. Avevo 14 anni e ho cercato di reinserirmi, quando fui fisicamente e psicologicamente pronta, in quella società civile che aveva cercato di espellermi in cui per caso io invece ero tornata".

Nel suo ruolo di senatrice a vita Liliana Segre ha presentato, con Emma Bonino, una proposta di ddl contro ogni tipo di razzismo, di fatto, per la tutela dei diritti di tutti. "Ho questo progetto e speriamo che con queste vicende politiche attuali in cui versa il Paese possa andare avanti. E' certamente per i diritti umani che voglio combattere la mia piccola parte, io sono una vecchissima donna che ce la mette tutta con i suoi 88 anni(sorride)".

Oggi pomeriggio in Sala Dante le celebrazioni di Exodus sono entrate nel vivo con un programma fitto. L’introduzione è stata affidata al Liceo Musicale Cardarelli della Spezia. Costanza Micheli al pianoforte ha suonato “Valzer” in Do# min di Frederic Chopin. Il programma è proseguito con “Exodus 2018: La Spezia e il suo Golfo”: ne parleranno Paolo Asti, Assessore alla Cultura, Marco Ferrari, giornalista e Paolo Bosso, scrittore.
"Oggi noi riviviamo i momenti di difficoltà della Shoah ma anche della speranza nel futuro nella libertà - ha detto il sindaco Peracchini a margine della premiazione - e in un mondo migliore partendo dal rispetto per il prossimo, della democrazia e della vita. La testimonianza di Liliana Segre riporta alla memoria di quei giorni quando la popolazione di Fossamastra aiutò 1.400 persone verso la "Seconda salita", il programma di ritorno nella Terra promessa. Dagli studi presentati oggi emerge un altro pezzo importante di questa storia: la Spezia aiuto più di ventimila ebrei".

Ed è proprio sull'impegno degli spezzini che si è focalizzato l'intervento di Paolo Bosso autore di “Ci chiesero di chiudere un occhio, ne chiudemmo due”. Il lavoro però di Bosso, che ha ricevuto una menzione speciale al Premio Exodus 2018, mette in evidenza anche un altro aspetto: la storia che accompagna Exodus rischiava di essere completamente dimenticata.
"E' sempre d'attualità - ha detto Bosso - perché i giovani non sanno magari che alcune persone, magari i nostri nonni, hanno reso possibile la democraziona e la libertà. E queste persone si stanno spegnendo una a una. Questa storia va documentata perché non deve andare persa".
"La mia ricerca è partita dal fatto che per tanti anni questa storia - ha proseguito Bosso - non è stata raccontata. E' stato possibile farlo trovando la documentazione che alla Spezia sono state allestite 17 navi che hanno permesso agli ebrei di raggiungere la Palestina. Si parla in realtà di 19mila ebrei sui 40mila che in tre anni hanno raggiunto la terra promessa".

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