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"Ettore Cozzani, Arte e Letteratura", gli atti del convegno restituiscono la storia dell'uomo di cultura

cent'anni fa
"Ettore Cozzani, Arte e Letteratura", gli atti del convegno restituiscono la storia dell'uomo di cultura

La Spezia - Organizzato dall’Accademia di Brera e dall’Università Cattolica, lo scorso anno si tenne a Milano un convegno su Ettore Cozzani per ritrovare il poeta, scrittore, organizzatore culturale dopo l’oblio comminato da un’ingenerosa critica, ma anche per riscoprire che non fu solo il geniale inventore con Franco Oliva de L’Eroica.
Gli atti del convegno, organizzato anche grazie all’Associazione Amici di Ettore Cozzani e alle Fondazioni Cariplo e Carispe, escono ora in un elegante volume (Ettore Cozzani, Arte e Letteratura, Agora & e C., Lucca, 2020, pp. 368, € 30) curato da Lorella Giudici e Antonio Zollino, docenti l’una a Brera e l’altro alla Cattolica. Il testo inaugura la collana La siepe di smeraldo, titolo di un’opera di Cozzani, dedicata ai suoi lavori e ai risultati della ricerca condotta su di lui.
Anche alcuni studiosi spezzini hanno contribuito.
Giovanni Pardi, Presidente dell’Associazione, fa presente la necessità di recuperare appieno l’Autore che s’impose nel contesto europeo ed esprime la volontà di approfondire le tante iniziative della casa editrice L’Eroica che fondò.
Gabriella Chioma si sofferma sul fascino che il mare esercitò su di lui che lo vide come metafora della vita. Emblematico è Il Poema del mare, un’opera in sei canti la cui tematica è la storia dell’uomo e della sua formazione con sullo sfondo le Cinque Terre a suscitare eventi ed emozioni.
Alberto Scaramuccia rievoca un episodio del 1909. Del venticinquenne Ettore, che pure conosce e stima, l’intellighenzia locale non apprezza un suo intervento su La Voce di Prezzolini in cui disegna un profilo della città che è giudicato ingeneroso, da figlio che sparla della madre. Dal testo esce anche un piccolo ritratto della Spezia che, diventata d’un tratto grande, stenta a riconoscersi nelle sue contraddizioni.
Antonio Zollino, curatore del volume, analizza con una ricca documentazione l’accurato lavorio con cui Cozzani concorre a preparare il discorso che Gabriele D’Annunzio tenne a Quarto per l’inaugurazione del monumento ai Mille, la famosa orazione del 5 maggio 1915 che fu prodromo all’intervento nel conflitto. L’aveva già stabilito il patto di Londra ma serviva il suggello della partecipazione popolare o almeno di quella sua parte che voleva l’ingresso nella guerra. Cozzani s’impegna nell’operazione con un ritmo intenso, spesso frenetico se non addirittura febbrile. Di quest’attività il saggio ricostruisce la complessa genesi e lo svolgimento concitato che chiamò migliaia di persone alla scopertura del monumento di Eugenio Baroni in un momento cruciale della storia italiana del tempo.

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