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Ultimo aggiornamento: Martedì 18 Dicembre - ore 22.51

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"Da Vedova a Vedova", viaggio nelle stampe del Pollock italiano | Foto

Oltre settanta opere del più grande esponente dell'arte informale italiana provenienti dalla collezione dello stampatore Corrado Albicocco con il quale ha collaborato per decenni.

Al Camec sino a giugno
"Da Vedova a Vedova", viaggio nelle stampe del Pollock italiano

La Spezia - Il tratto di Emilio Vedova, le sfumature del suo carattere e la potenza delle sue opere emergono nettamente nella mostra "Da Vedova a Vedova" che sarà inaugurata domani, venerdì 7 dicembre alle 18, al Camec e che sarà visitabile sino al 2 giugno prossimo. Un omaggio all'artista veneto, grande maestro dell'arte informale italiana, nell’approssimarsi del centenario della sua nascita.
Nel Centro di arte moderna e contemporanea di Piazza Cesare Battisti sono esposte oltre settanta opere grafiche provenienti dalla collezione Albicocco, storica stamperia d’arte udinese con la quale Vedova intrattenne frequenti e operose collaborazioni a partire dal 1979 fino al 2006, anno della sua scomparsa.
Visitando il primo piano del museo, dove per la prima volta sono esposte tutte insieme le stampe del maestro realizzate presso la stamperia Albicocco, si percepisce il significato di quello che scrive Roberto Budassi: "L’estrema genesi dell’opera grafica avviene tutta nel segreto di una stamperia. E’ un dato di fatto acquisito, consolidato nella tradizione e dalla storia. E’ in stamperia che la matrice incontra il foglio e l’abile mano dello stampatore si misura con l’estro creativo dell’artista".

"Ospitiamo la mostra di un autore importante, internazionale, grazie alla collezione Albicocco. Vedova fu il principale interprete dell'astrazione informale italiana e le stampe che possiamo osservare - ha detto Marzia Ratti, dirigente dei Servizi culturali del Comune - sono il concentrato della maestria della famiglia Albicocco, oltre, ovviamente, a essere testimonianze della grandezza di Vedova come incisore. Pittori si può nascere, ma incisori si diventa".
Per il sindaco Pierluigi Peracchini l'esposizione rappresenta in qualche modo il "ritorno a casa di Vedova e la possibilità di valorizzare la nostra storia nell'ambito della cultura. E dietro a queste stampe non c'è solo l'artista, ma il meglio dell'Italia".
"Nello studio Albicocco - ha spiegato l'assessore alla Cultura, Paolo Asti - arte e artigianato si fondono. Vedova iniziò nella sua Venezia riprendendo gli elementi del barocco, ma presto arrivò a spaccarlo e a mostrare una forma artistica che lo collegava ai più grandi artisti dell'epoca, come Pollock. Il centenario della sua nascita cade nel 2019, ma nel 2018 ricorrono i 50 anni della sua scelta di schierarsi con i manifestanti alla Biennale di Venezia, nel '68. Vedova ha sempre dimostrato nella sua vita di essere una persona libera, un ribelle capace di dialogare con il suo tempo e con ogni espressione del mondo dell'arte".
Se le opere, gli appunti e le testimonianze scritte presenti al Camec fanno intendere alcune caratteristiche del Vedova uomo e artista, sono ancora più significative le parole di Corrado Albicocco: "Lo conobbi nel '79. Era venuto a conoscenza del nostro lavoro e quando ha saputo che eravamo di Urbino e che avevo studiato alla Scuola del libro, si spalancarono le porte per una collaborazione proseguita per decenni. Il maestro era pretenzioso, professionale, guardava tutto, anche il modo in cui era confezionato il pacco che conteneva le serie di stampe che gli portavo. Sapevo di aver a che fare con un osso duro, ma questo non mi pesò mai, anzi: lavoravo con più concentrazione e determinazione. Usava sottilissime lastre di zinco (diceva che fossero quelle delle bare) e acidi molto vigorosi, quasi non diluiti. Un metodo di lavoro del tutto suo, che lui riusciva a utilizzare alla perfezione. Per lui erano importanti i neri e quando mi trovai a stampare una serie carica di grigi ero molto in ansia per quello che sarebbe stato il suo giudizio, invece ne fu molto soddisfatto, non stava più nella pelle, si mise quasi a saltare".
Il ritratto di un personaggio burbero e dolce allo stesso tempo, un artista: eccessivo in tutto, capace di vivere ogni emozione al massimo.
La vicinanza a Pollock, nei confronti del quale Vedova non avrebbe "nulla da invidiare", è stata ribadita da Gianluca Albicocco, secondogenito di Corrado: "E' stato uno dei cinque, al massimo dieci, artisti più importanti del dopoguerra italiano e siamo estremamente contenti di aver lavorato con lui. Dietro ogni foglio di questa mostra ci sono viaggi a Venezia, ansie, tirate di orecchie, duro lavoro e grandi gratificazioni".

La vasta e significativa opera grafica di Emilio Vedova, avviata sin dagli anni Cinquanta, è componente espressiva fondamentale dell’artista. È costituita soprattutto da acqueforti e acquetinte, che sostengono con grande intensità l’esplosione dei suoi segni neri. La collaborazione con Corrado Albicocco risale al 1979 all’interno della stamperia AS di Albicocco e Santini in viale Volontari della Libertà a Udine. Procede negli anni Ottanta negli spazi di via Gemona 100 e si precisa nella Stamperia d’arte Albicocco in via Ermes di Colloredo, dove Vedova realizza diversi brani incisori e partecipa a preziosi libri d’artista come Frammenti, con cinque acqueforti e acquetinte e L’angelo di Vedova, con testo di Massimo Cacciari, editi per le dizioni del Tavolo Rosso. Il proficuo sodalizio culmina nel 2002 quando la stamperia udinese dedica un’esposizione monografica al lavoro incisorio dell’artista. Corrado Albicocco conserva altri limpidi ricordi di quel lungo e intenso periodo: "Emilio aveva sparso per lo studio tutte le prove di stampa, mi spiegava con entusiasmo che non gli avevo mai visto che quello che avevamo realizzato assieme era tutto ciò che aveva desiderato, neri profondi e vellutati, bianchi non gessosi e grigi incredibili; erano nati gli “OLTRE”, per me il ciclo più importante e potente di tutta la sua produzione. E mi disse con un candore quasi disarmante “magari riuscissi a fare in pittura quello che siamo riusciti a fare in incisione”".

"Arricchiscono l’esposizione – precisa Marzia Ratti – alcune opere appartenenti sia alla collezione Cozzani che alla collezione Premio del Golfo del Camec, che testimoniano il legame che l’autore tenne con la città della Spezia, culminato proprio nel 1954 anno in cui l’opera Le vie del mondo vinse il premio-acquisto messo a disposizione dal Ministero della Pubblica Istruzione. Anche la grafica Immagine del nostro tempo (1962), della stessa raccolta, fu premiata nell’edizione del 1963. Essa è strettamente legata alla nascita del museo d’arte contemporanea, come risulta da una scritta autografa posta sul retro, dalla quale si evince che essa era stata destinata dall’artista all’ancora da venire “galleria della Spezia".

"Sembra lontano il 1954, quando Emilio Vedova vinse il Premio del Golfo con l’opera “Vie del mondo – ha aggiunto il sindaco Peracchini – ma oggi grazie a questa mostra dedicata al grande maestro dell’Informale italiano, la Città ricorda la sua importante storia nel mondo della cultura e dell’arte pittorica sulla scena nazionale. Nel secondo dopoguerra il Premio del Golfo godeva di grandissimo prestigio: pertanto, nell’ottica, di una rinascita del Premio nella nostra Città, con la mostra di Vedova guardiamo a un rinnovato impegno nei confronti dei valori dell’arte contemporanea e dei suoi sperimentatori".

EMILIO VEDOVA
Venezia, 9 agosto 1919 – 25 ottobre 2006

Autodidatta, si oppone al neorealismo passando attraverso diverse esperienze figurative, tra cui l’Espressionismo del gruppo Corrente, a cui aderisce nel 1942. Nel 1944-’45 partecipa alla Resistenza. Nel dopoguerra è fra i protagonisti della Nuova Secessione poi divenuta Fronte Nuovo delle Arti. Con questo gruppo partecipa, nel 1948, alla Biennale di Venezia. Nel 1950 entra a far parte del Gruppo degli Otto di Lionello Venturi. Negli anni Cinquanta approda all’Informale. Inizia l’attività grafica nel 1958. Espone a Roma, a Kassel e ad Amsterdam, New York, Washington. Negli anni Cinquanta, inoltre, realizza i primi Plurimi; nel 1962 - ’63: opere – sculture – architetture che si articolano nell’ambiente espositivo. Dal 1965 al ’67 lavora al grande Spazio – plurimo – luce, all’EXPO di Montrèal. Negli anni 1965 – ’66 e Ottanta tiene conferenze in molte Accademie di belle arti e istituzioni culturali negli Stati Uniti e in Messico. Insegna alla Sommerakademie di Salisburgo nel periodo 1965 – 1969. Dal 1975 al 1986 è docente all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Dall’intenso rapporto di amicizia con il musicista Luigi Nono nascono opere come Intolleranza ’60, per la quale ha realizzato scenografie e costumi, e Prometeo (1984), che si è avvalsa dei suoi “interventi – luce” inseriti nella struttura lignea progettata da Renzo Piano. Con la sua presenza ha segnato la Biennale di Venezia (Gran premio per la pittura nel 1960 e premio alla carriera nel 1997) e la rassegna di Kassel “(D) Documenta”, alla quale ha preso parte quattro volte.
La sua opera grafica, condotta con intensità dal 1958, è estremamente vasta e si compone soprattutto di incisioni, perlopiù stampate dalla stampatore Corrado Albicocco, dove si esprime con grande intensità l’esplosione dei suoi segni in nero.
Emilio Vedova è morto a Venezia nel 2006 all’età di 87 anni, a poco più di un mese dalla scomparsa della moglie Annabianca.

STAMPERIA D’ARTE ALBICOCCO
La Stamperia d’arte Albicocco/Santini nasce nel 1974 a Udine ad opera di Corrado Albicocco e Federico Santini.
Specializzata nella stampa d’arte calcografica, la stamperia A/S ha lavorato per numerosi artisti di fama internazionale, tra i quali Piero Dorazio, Jirí Kolár, Giuseppe Santomaso, Emilio Vedova e Giuseppe Zigaina.
Nel 1994 Corrado Albicocco lascia la A/S per aprire la Stamperia d’arte Albicocco, sempre ad Udine. In quegli anni nasce il sodalizio tra Albicocco e numerosi artisti di successive generazioni, che apporteranno al mondo della grafica nuova linfa e vitalità. Si affacciano nella stamperia udinese autori delle officine milanesi e romane, oltre ad altri di diversa provenienza, scuola e poetica: Albicocco collabora con autori come Giovanni Frangi, Marco Petrus, Luca Pignatelli, Velasco, Piero Pizzi Cannella, Marco Tirelli, Bruno Ceccobelli, Nunzio, Stefano Di Stasio, Klaus Karl Mehrkens, Matteo Massagrande.
Lavora inoltre con Carla Accardi, Kengiro Azuma, Gianfranco Ferroni, Mersad Berber, Sandro Chia, Peter Halley, Irwin, Živko Marušic, Vettor Pisani, Ercole Pignatelli, Giancarlo Vitali, David Tremlett, Albert Merz.
L’attività culturale della Stamperia d’arte Albicocco vede nel 2013 il riconoscimento della Regione Friuli Venezia Giulia, che patrocina a Villa Manin un omaggio al laboratorio udinese: nell’Esedra di Levante oltre 200 incisioni di 60 artisti testimoniano la portata dell’impegno della stamperia, lavoro documentato e scientificamente sostenuto dall’ampio catalogo pubblicato per l’occasione. Nel 2014 il Comune di Maniago produce un’antologica sull’attività della stamperia; nell’estate 2015 sarà invece il Comune di Urbino a voler dedicare gli spazi della DATA per un’altra mostra antologica. Nel novembre 2015 è la volta del Comune di Pordenone con la mostra Impressione Astratta, dedicata alla Stamperia d’arte Albicocco; questa importante esposizione, in corso presso gli spazi della Galleria d’arte Moderna e Contemporanea “Armando Pizzinato”, ha come protagonista l’arte astratta nella grafica. L’anno successivo, nel medesimo spazio espositivo, viene presentata la mostra Filando i remi, dedicata ai libri d’artista realizzati ed editi dalla Stamperia d’arte Albicocco in collaborazione con le Industrie Electrolux Zanussi. Nel 2016 la Stamperia ha terminato un importante lavoro con il maestro dell’Arte Povera Jannis Kounellis, che consta in dodici incisioni al carborundum, presentate nel dicembre 2017 all’Istituto Centrale per la Grafica di Roma in collaborazione con Bruno Corà e l’Archivio Kounellis.

Catalogo Silvana editoriale per il CAMeC, con testi di studio di Roberto Budassi, Marzia Ratti, Eleonora Acerbi e una testimonianza inedita di Corrado Albicocco.

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