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"Critico il maschilismo ma anche l'ipocrisia del tempo"

A due mesi dalla pubblicazione del secondo disco "Fosforo", Matteo Fiorino racconta la genesi del discussissimo videoclip "Gengis Khan" firmato da Giacomo Laser.

"Critico il maschilismo ma anche l'ipocrisia del tempo"

La Spezia - A conti fatti saranno trascorsi esattamente tre anni. Del gennaio 2015 infatti è "Il masochismo provoca dipendenza", prima opera omnia del cantautore spezzino Matteo Fiorino che esordì in un disco vero e proprio con l'etichetta indipendente Frivola Records. Del gennaio 2018 sarà invece "Fosforo", secondo disco dell'artista che oggi vive fra la Spezia e Torino dopo le lunghe parentesi di Bologna e Roma, dove è stato partorito il primo lavoro. Ma per parlare dell'opera in uscita c'è ancora tempo: il mondo della discografia distilla sempre di più i propri contenuti e così dopo l'uscita pre-estiva di "Madrigale", primo singolo con relativo videoclip (guardalo qui), è il momento del secondo singolo scelto, "Gengis Khan". Ad inizio novembre il lancio su Youtube e le altre piattaforme di sharing musicale per un clip che ha subito fatto parlare di sè (clicca qui per guardarlo), dividendo l'opinione pubblica e smuovendo la sonnacchiosa critica musicale italica. La firma è di Giacomo Laser, videomaker ben conosciuto negli ambienti musicali, che ha lavorato con Cosmo, Pop X, Calcutta, Camillas e che, parimenti all'attività principale, porta avanti un progetto musicale sotto lo pseudonimo di Gioacchino Turu. Conduce il programma radiofonico "Disinforma e rinuncia: la rassegna stampa di Giacomo Laser" su volume.fi.it (la web radio del locale Volume di Firenze).

Fiorino, partiamo dal principio. Perchè prima di tutto il titolo scomoda il condottiero mongolo?
"Anni fa lessi da qualche parte che durante l'impero di Gengis Khan le femmine erano ritenute fecondabili già a partire dalla prima mestruazione, cosa che purtroppo succede ancora oggi in alcune parti del mondo. Più o meno in quel periodo frequentavo una donna più grande di me di diversi anni, una donna che, almeno biologicamente, in altri contesti avrebbe potuto essere mia madre. Certo non ci fu bisogno di leggere quell'articolo per arrivarci, però rimasi colpito lo stesso. Soprattutto mi trovai a riflettere sul fatto che forse, sotto Gengis Khan, ci fossero più madri che milf, intendendo per milf quelle donne intorno alla quarantina, cioè un'età da madri con figli in età scolare ma senza necessariamente essere madri, come la persona che frequentavo. Poi mi piaceva il suono del nome Gengis Khan, che con quegli accenti si prestava a una metrica interessante".

Parliamo del nuovo clip, girato dal regista Giacomo Laser nel Mugello. Le azioni, i colori e gli scenari suggeriscono un sentimento d'angoscia. Il “brutto” in senso lato emerge in tutta la sua pienezza.
"Emerge il brutto, emerge il grottesco, ma emerge soprattutto il bello. In certe scene riecheggiano i fasti della pittura tardo barocca veneziana e della pittura manierista fiamminga. Chi ama il cinema potrà ritrovare Arancia Meccanica di Kubrick, L'armata Brancaleone di Monicelli, ma anche il cinema visionario di Stone, Herzog, Kurosawa. Soprattutto è il contrasto tra immagini e canzone a creare il fattore più ansiogeno del video, perché se le stesse immagini fossero accompagnate da una musica più "thriller" risulterebbero decisamente più prevedibili e meno angoscianti. Diciamo che il video si serve della bellezza per mettere in scena la bruttezza, una bruttezza incarnata dalla sopraffazione sessista, dal maschilismo becero".

Si tratta del secondo singolo dopo "Madrigale", con cui conserva un filo conduttore anche se stavolta il mirino dell'artista si sposta verso un altro tipo di critica.
"Madrigale critica la morale di stampo cattolico e le sue nefaste conseguenze sulla libido, mentre Gengis Khan critica il maschilismo latente nella nostra cultura e le sue nefaste conseguenze sulla libido.. siamo sempre lì.. mi sa che Groddeck e Freud c'avevano visto giusto! Oltretutto il video di Madrigale, mette in scena una sconsacrazione vera e propria, ricomponendo in chiave sarcastica dei dipinti ex voto. Eppure tale operazione non ha destato alcun clamore, perché le immagini sacre, almeno in Occidente, hanno perso molto del loro potere simbolico. Si discute da anni se aprire o chiudere moschee, se mettere o levare crocifissi dalle aule ma, stringi stringi, i valori della sacralità e della spiritualità non abitano più i simboli religiosi, che sono ormai ridotti a strumenti di affermazione culturale o territoriale. Cristo è un pezzo di legno, come Pinocchio. Invece un video con due schiaffi e una tetta continua a creare discussione. Bene, non benissimo!"

Il video è uscito quattro settimane fa e ha già fatto molto discutere. In alcuni casi i detrattori hanno posto l'attenzione su immagini che inscenano una violenza di gruppo senza censure, ribaltando clamorosamente il concetto che si voleva rappresentare.
"Questo video è una critica feroce al maschilismo, alla brutalità del branco, ma è anche una critica feroce al buonismo ipocrita ed effimero che puntualmente si riaffaccia dalle nostre coscienze ogni volta che la cronaca nera ci intrattiene con fatti gravissimi come stupri e violenze sessuali. Il video condanna apertamente tutto ciò e lo fa in maniera sottile, trascendentale, perché a me a e Giacomo Laser piace essere trascendentali e non didascalici. Le cose didascaliche sono così insipide e volgari, sono un'offesa all'intelligenza! La ragazza viene sì vessata e umiliata, ma la sua aurea non viene corrotta, la sua grazia non viene minimamente scalfita. Quanto ai quattro ceffi, ne escono malissimo, imbruttiti dalla loro stessa misera vittoria. La ragazza sarebbe anche consenziente ma i quattro riescono comunque a rovinare la goliardata bucolica senza peraltro concludere nulla. Tra l'altro uno degli attori è Andrea Bonomi, noto poeta spezzino, membro dei Mitilanti".

Paradossale che si giudichino eccessive certe sequenze, quando tutti i giorni assistiamo alla mortificazione dei costumi, dei rapporti, dei valori.
"Penso che tutto questo sia anche frutto di una serie di equivoci, primo fra tutti l'equivoco sul significato di volgarità. La stragrande maggioranza delle persone crede che volgare sia colui che dice le parolacce, mentre ad essere volgare semmai sono i pensieri, i processi mentali. Ad esempio, un individuo che si esprime educatamente facendo però largo uso di opinioni altrui, è assai più volgare di un individuo che fa largo uso di parolacce per esprimere le proprie opinioni. E si ritorna alla critica al branco, di cui sopra.
Detto ciò, giudicherei eccessivi i culi in perizoma che pullulano in molti video americani e italiani, e non certo l'angoscia che si percepisce nel video di Gengis Khan, che è un video d'autore, come è stato definito da tutti coloro che lo hanno apprezzato. E non sono pochi!"

A quando il prossimo singolo e soprattutto l'uscita di “Fosforo”, il secondo lavoro discografico della tua carriera?
"Forse ci sarà una sorpresa sotto le feste, ma non voglio svelare di più. Per quanto riguarda invece l'uscita dell'album, stiamo valutando una data nella prima metà di gennaio".

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