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“Claudio Papola. Uomo del mio tempo” in mostra al Camec

Il taglio del nastro si terrà il 28 giugno. Le opere d'arte del maestro aquilano rimarranno esposte fino a novembre.

l'incipit dalle poesie di Quasimodo
“Claudio Papola. Uomo del mio tempo” in mostra al Camec

La Spezia - Il CAMeC Centro Arte Moderna e Contemporanea presenta, dal 29 giugno al 17 novembre 2019, “Claudio Papola. Uomo del mio tempo”, progetto espositivo inedito curato da Giovanna Riu che inaugura venerdì 28 giugno ore 19.00.

Il Sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini, accogliendo questa mostra, ha dichiarato: "Il Golfo dei poeti e in particolare la nostra città continua ad attrarre la presenza di artisti che, pur senza natali spezzini o liguri, sentono la necessità di vivere nel nostro territorio. È lo stesso sentimento che, credo, alberga in Claudio Papola, abruzzese di nascita e milanese di vita, ma che da oltre dieci anni abita sulle colline di Pitelli". E, entrando nel vivo della mostra ha aggiunto: "Il CAMeC Centro Arte Moderna e Contemporanea ha giustamente spalancato le sue porte a questo artista che, pur prendendo le mosse dall’espressionismo esistenziale e giungendo ad una personale interpretazione della pop art, non ha mai dimenticato la vocazione libertaria, il civismo e la dimensione etica che contraddistinguono tutta la sua epoca artistica".

"Claudio Papola - scrive Marzia Ratti, direttore dei musei e dei servizi culturali del Comune della Spezia, nell’introduzione al catalogo - avrebbe potuto esporre un florilegio antologico della sua lunga attività artistica, costellata di successi e di accadimenti che entrano nel vivo della miglior vicenda artistica italiana, con epicentro a Milano, ma ha preferito, da artista ancora pienamente immerso nella dimensione creativa dell’oggi, mostrare una serie di lavori recenti e inediti che nascono dalle riflessioni preoccupate su un presente carico di tensioni, di lacerazioni e di opache prospettive di futuro. Papola è ben consapevole che tecnica e linguaggio formano un insieme inscindibile e mutevolmente condizionante. E nel ristoro della pratica artistica, padroneggiando tecnica ed estetica, assistiamo a un esito che riesce, malgrado tutto, a mitigare la crudezza dei contenuti nell’armonia dello stile, stile che per Papola non è mai un traguardo definitivo, ma un continuo cambiamento evolutivo che intreccia la storia personale col farsi storico delle arti".

Il concept della mostra trae spunto dall’amara constatazione dell’incipit della poesia di Salvatore Quasimodo – fraterno amico dell’artista – Sei ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo in cui l’autore riflette sulla natura umana, rimasta, nonostante millenni di evoluzione, la stessa di quella dell’uomo primitivo. Pulsioni, egoismi, desiderio di predominio sono ancora gli istinti che, anche in tempi moderni, spingono l’uomo a fare la guerra. Guerre che, con il passare dei secoli e l’affinarsi delle tecnologie, sono diventate sempre più grandi e distruttive, annientando ogni forma di rispetto dell’uomo verso i suoi simili.

Benché dalla fine della seconda guerra mondiale siano trascorsi settant’anni, Papola rileva una situazione analogamente feroce che – eterna lotta tra Caino e Abele – mette l’uomo contro l’altro uomo.
Come ben descrive Giovanna Riu: "Claudio Papola, nella sua ultima ricerca, attualizza e “mette in forma” geografie, storie antiche e recenti, assonanti con la voce del poeta. Lo sguardo “attraversa” archeologie dove si è consumato un passato di cui restano tracce materiali, rovine. Lo sguardo visualizza luoghi del presente. Una veduta aerea di Parigi: l'arco di trionfo diventa segnale ottico e memoria tra ieri e oggi. Fregi geometrici, metope, archi aggettanti sono lo sfondo per scene di lotta. I bassorilievi della colonna traiana amplificano la gloria di un imperatore. Ogni potere impone uno stile. La lotta tra gli stili potrebbe disegnare la storia. Macchine di guerra e strumenti di morte hanno sostituito l'epica dei cavalieri e dei cavalli, hanno sostituito le armi e i corpi “ferrati” da armature. Sono cambiati i modi e gli strumenti della conquista, ma l'obiettivo è inalterato: fame di potere e una violenza intrinseca al genere umano".

Un’accorata denuncia dunque quella che l’artista porta al CAMeC dove due possono essere considerate le opere paradigmatiche dell’intera mostra: da una parte Sottomissioni, unica opera pittorica esposta, che nel suo titolo è una dichiarazione d’intenti e di dolore; dall’altra I due volti di Palmira, la città siriana rasa al suolo nel 2015.
La presentazione del catalogo bilingue è prevista per venerdì 19 luglio alle 21 e sarà accompagnata da una performance musicale di Sothiac Band. Oltre al testo critico della curatrice Giovanna Riu, il volume ospita i contributi inediti di Gian Ruggero Manzoni e Mattia Lapperier.

Claudio Papola è nato all'Aquila nel 1937, nel 1953 si trasferisce a Milano. Vive e lavora tra Milano e la Spezia dove ha gli studi. Sue opere sono presenti in musei e strutture pubbliche in Italia ed all’estero: Museo Civico, Tel Aviv, Israele; Museo di Eilat, Israele; Museo Nazionale di Caracas, Venezuela; Musée d’Art Moderne, Dunkerque, Francia; La Permanente, Milano; Istituto S. Caterina da Siena, Milano; Civica Raccolta d’Arte Moderna, Milano; Liceo scientifico, Rho (MI); Fondazione Cassa di Risparmio, La Spezia; Museo Del Castello, L’Aquila; Palazzo Comunale, L’Aquila; Museo delle Arti, Nocciano (PE).
Per un approfondimento sulla sua biografia artistica è a disposizione in mostra il video Tracce di percorso realizzato da Saul Carassale e Sara Bonatti con testi di Giovanna Riu.

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Sottomissioni, Claudio Papola
Un ritratto di Claudio Papola


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