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Ultimo aggiornamento: Martedì 20 Febbraio - ore 23.00

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"Bowie to Bowie", Massarini ritorna al Civico per raccontare la musica

Sabato 3 febbraio per riscoprire quindici anni di genio, con i musicisti della Absolute Beginners Band.

"Bowie to Bowie", Massarini ritorna al Civico per raccontare la musica

La Spezia - Carlo Massarini torna, sabato 3 febbraio alle 21, al Teatro Civico per raccontare David Bowie. Dopo il successo di “A Night in the Life”, dedicato ai Beatles lo scorso dicembre, è la volta ora di un personaggio icona nella storia della musica pop.

Uno storytelling sui 15 anni più importanti e iconici della carriera di David Bowie. Quelli che vanno dal suo primo hit del 1969, “Space Oddity”, fino a “Let’s Dance”nel 1984. Sono anni in cui Bowie si trasforma continuamente, cambiando ripetutamente personaggio, e nel contempo reinventando la musica rock contemporanea. Ziggy Stardust, Aladdin Sane, il mutante orwelliano di “1984”, l’affettato Soulman bianco, il glaciale Thin White Duke, e poi la sobria trilogia berlinese, il primo esempio di post-rock, fra elettronica ed impressionismo. Infine, la svolta dance e funky con “Let’s Dance”, il suo più grande successo, che lo trasforma in star planetaria.La serata, di 90’-120’, è un racconto dettagliato, con aneddoti e ricordi, accompagnato da fotografie e clip (in studio o dal vivo) che ne contrappuntano i passaggi chiave. E’ una storia che attraversa gli anni’ 70, decennio nel quale la musica è estremamente eclettica, sulla frontiera, e di questo Bowie non è solo testimone, ma protagonista. Come è anche protagonista dei cambiamenti nella moda, nel design, nella grafica: c’è un percorso culturale che parte dai mods negli anni ‘60, e attraversa il glam dei primi ‘70, il punk, fino all’edonismo degli anni’ 80.

Un genio, quindi, un artista davvero a 360°. Dopo quel periodo, Bowie continuerà a cambiare, fino all’ultimo, come dimostra “Black Star”, il suo ultimo album, quasi un testamento spirituale e musicale. Ma quei 15 anni rimangono a tutt’oggi la testimonianza di un talento straordinario, spinto da una ambizione infinita, e accompagnato da un perfezionismo e una meticolosità lavorativa inarrivabile. “Una serata in cui sarà possibile compiere un viaggio pop e rock che ha caratterizzato, non solo la musica ma anche la società e la cultura, che si snoda in un percorso artistico durato quindici anni. – sottolinea l’Assessore alla Cultura del Comune della Spezia Paolo Asti - Massarini saprà raccontare i fatti, ma anche svelare gli aneddoti più segreti che hanno reso un cantante pop una vera star capace di andare oltre il tempo e le mode scandendo lui stesso i tempi e i cambiamenti della società di cui è stato interprete”.

“Personalmente, ho scoperto Bowie per caso, nel 1972, quando rimasi fulminato dalla copertina di Hunky Dory uscita da un pozzetto di 33 giri. – afferma Carlo Massarini - Era un album cantautorale, ma con riferimenti esoterici, citazionismo newyorkese e una giocosità assolutamente inconsuete. Pochi mesi dopo, arrivò “Ziggy Stardust”, ed è stato amore totale. Era davvero come se un marziano fosse sceso sulla terra e avesse imbracciato una chitarra e il rock’n’roll. Con la mimica appresa alla scuola di Lindsay Kemp, il suo trucco e gli abiti dello stilista giapponese Yamamoto, Bowie era una rockstar come non se ne erano mai viste, una totale reinvenzione del ruolo. Poi, seguirlo nelle sue maschere e nelle sue svolte artistiche è stato un gioco, un piacere e una sorpresa continui. Bowie è probabilmente l’artista che ha segnato –in profondità e con più originalità- gli anni ‘70. La sua continua reinvenzione, sia musicale che di maschera e personaggio, è stata un manifesto di identità culturale mutante che è stato sempre avanti rispetto al contesto nel quale si muoveva. Era un’Inghilterra un po’ noiosa, quella dei primi anni 70: in voga soprattutto i cantautori, l’hard rock, il progressive. Bowie, insieme ai Roxy Music, ha portato il colore, lo stile, la fantasia, l’esagerazione, l’eccitazione del nuovo. E soprattutto una trans-culturalità (non solo musica, ma anche moda, design, pittura, mimo, recitazione) che ha influenzato per sempre il concetto di artista moderno. Quello che ha fatto con Ziggy Stardust e Aladdin Sane probabilmente sarebbe già bastato per un posto nel Pantheon del rock, ma non si è fermato lì, ha continuato a cambiare e a inventare. Il suo approccio all’elettronica della trilogia berlinese (Low – Heroes –Lodger) ha letteralmente creato il post-rock prima ancor che il termine fosse inventato, e ha influenzato in maniera decisiva il rock degli anni 80 e quello a seguire. E nulla di tutto questo è accaduto per caso: Bowie era un artista estremamente razionale, pianificava fin nel dettaglio ogni singola mossa, voleva essere completamente in controllo di ogni sua creazione o progetto musicale. Lucido, dotato di intelligenza superiore, atteggiamento da “spugna”, perché assorbiva e faceva sua qualsiasi cosa nuova che lo colpisse, tanto che Jagger (a cui aveva soffiato la primogenitura di una copertina dell’illustratore e pittore belga Guy Pellaert – stiamo parlando di Diamond Dogs, quella degli Stones di It’s Only Rock’n’Roll uscirà dopo anche se commissionata prima) disse “se avete qualcosa di nuovo in mente, non parlatene mai a David Bowie”.

Per certi versi, dobbiamo a Bowie l’inizio della modernità: quella capacità di mischiare (culture e generi musicali), di manipolare a proprio vantaggio idee di altri ricombinate in maniera nuova e originale, di entrare in ambiti nuovi con un occhio fresco. Saranno tutte caratteristiche dei decenni successivi. Non dimentichiamoci che Bowie è stato il primo artista a fornire una connessione internet con il suo portale Bowienet, come anche di piazzare in Borsa un bond garantito dal suo catalogo di canzoni. Due mosse che richiedono una visione ben aldilà di quella comunemente associata a un artista rock, una visione che unisce arte e business.

La sua stessa uscita di scena (un ultimo disco, uscito il giorno del suo compleanno, l’8 gennaio, e due giorni dopo, inaspettata, la sua morte) è sembrata, più che una tragica inevitabilità, un ultimo tassello di un’opera d’arte coincidente con la sua stessa vita.“

Ingresso: posto unico numerato a 15 euro.

Prenotazioni:
Biglietteria Teatro Civico La Spezia, via Fazio 45 e via Carpenino, tel. 0187.727521. Da lunedì a sabato, ore 8:30-12:00, mercoledì anche 16:00-19:00.

Circolo Culturale G. Fantoni Lunigiana La Spezia, corso Cavour 339, tel. 0187.716106. Da martedì a venerdì, ore 9:30-13:00 e 16:00-19:30.

IAT Sarzana Sarzana, piazza San Giorgio, tel. 0187.620419. Da martedì a domenica, ore 9:30-12:30 e 17:00-19.30.

Info: www.teatrocivico.it; FB TeatroCivicoDellaSpezia; Twitter @TeatroCivico_Sp; info@teatrocivico.it

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