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Da non perdere: martedì 15 ''Spalti di guerra''.

La vittoria dei V.F. della Spezia del '44 raccontata su Rai Tre da Giovanni Minoli.

Da non perdere: martedì 15 ''Spalti di guerra''.

La Spezia - LA STORIA SIAMO NOI: 'SPALTI DI GUERRA'

Sessanta anni fa l’incredibile vittoria dei Vigili del Fuoco dello Spezia nel campionato 1943-1944, il più difficile della storia del calcio. Interviste inedite ai protagonisti di quell’impresa straordinaria.

Per la serie “La Storia siamo noi” Rai Educational presenta “Spalti di guerra” di Carlo Durante, in onda martedì 15 giugno su RaiTre alle ore 08.05 (replica alle ore 20.30 su TeleLiguriaSud).

Giovanni Minoli ricostruisce l’incredibile storia di quello che è stato definito il “Medioevo del calcio”, il campionato 1943-1944. Una stagione giocata in un’Italia devastata dalla guerra e divisa in due: al Sud gli Alleati, al Nord l’occupazione tedesca e la Repubblica di Salò. È la storia di un’irriducibile passione per il calcio, che sfida le bombe degli Alleati e i rastrellamenti dei nazisti, la fame e la distruzione delle città e delle strade. Ed è la storia dell’insperata vittoria dei Vigili del Fuoco dello Spezia.
Il 27 novembre 1943, in un anonimo appartamento di Venezia, si riunisce quel che resta della FederCalcio. In serata, il comunicato ufficiale: si giocherà un campionato nazionale “misto”. Squadre di serie A, B e C giocheranno insieme in gironi regionali, che comprendono perfino il Lazio, sul fronte meridionale. Solo in seguito, le migliori si misureranno in un girone unico. La notizia ha un effetto benefico su tutto il mondo del pallone. Ad accompagnarla infatti è anche l’attesa norma sul “nulla-osta”: i giocatori possono giocare ovunque si trovino, indifferentemente dalla società di appartenenza. Massimo Novelli della Repubblica: “Molti giocatori sono riusciti a evitare di essere portati in Germania, non hanno aderito alla Repubblica Sociale o comunque sono fuori dalla guerra e dalla guerra civile. Vengono ingaggiati in questo campionato rispetto al luogo in cui si trovano”. Ora dunque c’è un motivo in più per aggrapparsi all’irrinunciabile rito del pallone. Per i tifosi, un campionato misto significa rovesciare tutte le gerarchie sportive; per i giocatori, qualunque ingaggio significa evitare la scelta definitiva – impugnare le armi, da una parte o dall’altra.
A La Spezia la condizione dei giocatori tesserati è sempre più difficile. Sergio Bicchielli terzino dei VVFF La Spezia ‘43-44: “Per non mandarli in guerra o altrove il comandante dei Vigili del Fuoco Gandino ha preso tutti noi giocatori dello Spezia e ci ha fatti diventare vigili del fuoco”. Ad un primo gruppo di calciatori già arruolati come “Allievi Volontari Provvisori”, si aggiungono Rostagno, Borrini e Amenta, il portiere Bani, i fratelli Wando e Sergio Persia, e Mario Tommaseo. Appartenere ai Vigili del Fuoco significa avere il lasciapassare: i vigili-calciatori sono così liberi di allenarsi, superando controlli e posti di blocco, al sicuro dai rastrellamenti dei nazifascisti. Massimo Novelli la Repubblica: “Ottengono il famoso patentino bilingue tedesco-italiano che significava che il lavoratore era addetto all’industria di guerra quindi evitava in questo modo la deportazione. Era un vero e proprio lasciapassare per le città occupate dai tedeschi”. In quell’autunno del ’43, del resto, sono tante le squadre che si legano a industrie o enti istituzionali. È il caso dell’Ampelea Conservifici di Isola d’Istria, della Juventus Cisitalia, del Torino-FIAT. Luigi Griffanti portiere del Torino ‘43-44: “Io ero andato a Torino per questo per la sicurezza del lasciapassare: ci impiegarono tutti alla Fiat”. I calciatori-pompieri dello Spezia esordiscono il 13 febbraio, a Busseto. Hanno chiesto e ottenuto di essere dirottati nel girone emiliano, dove giocano avversari più abbordabili, e che appare anche meno rischioso. Sergio Persia, terzino dei VVFF La Spezia‘43-44: “Avevamo paura perché facevano le retate. Mica andavano tanto per il sottile, per vedere se eravamo vigili del fuoco oppure no”. I tifosi ovviamente scarseggiano. Mario Tommaseo, Mediano dei VVFF La Spezia ‘43-44: “Avevano tutti paura dei bombardamenti quindi veniva sempre poca gente, venivano solo quelli appassionati”. I tifosi che si avventurano allo stadio, insomma, sperano in una giornata nuvolosa. E spesso, per i ritardi delle squadre, non sanno come ingannare il tempo. Leopoldo Ferino de Il Secolo XIX ricorda un aneddoto divertente: “A un certo punto cominciarono dalle gradinate a volare i preservativi. Noi lo prendemmo come un passatempo. Li passavano da una parte all’altra, logicamente gonfiati, a mo’ di pallavolo”.
Maggio 1944. A Sud gli Alleati hanno sfondato il fronte a Cassino e si apprestano a liberare Roma. Ma mentre il fronte si avvicina pericolosamente, il Campionato di Calcio è giunto appena alla fase inter-zonale. Ci sono ancora tutte le favorite – Torino, Juventus, Ambrosiana, Bologna e Venezia – ma anche alcune sorprese, come il Varese, l’Ampelea e i Vigili del Fuoco di La Spezia. Il 7 maggio, gli spezzini battono gli emiliani del Suzzara con due reti di Costa e Angelini. La truppa è di buon umore, anche grazie alle frequenti trasferte in Emilia, proficue per la borsa nera quanto avventurose.
Giorgio Barbieri, figlio dell’allenatore dello Spezia Ottavio Barbieri: “Nonostante i bombardamenti, nonostante il mangiar poco, le peripezie che hanno dovuto passare, hanno formato un gruppo speciale”.
Domenica 9 luglio 1944. Lo Spezia è approdato alla fase finale e parte per Milano, dove ad attendere i finalisti ci sono le brande della locale caserma dei Vigili del Fuoco. Durante il trasferimento da La Spezia a Milano, i Vigili, che come al solito si spostano su un furgone scoperto, vengono sorpresi da un acquazzone estivo. Mario Tommaseo Mediano dei VVFF La Spezia‘43-44 racconta un episodio divertente: “Siamo arrivati a Milano e il direttore dei Vigili del Fuoco di Milano ci disse: ‘come mai siete così sporchi? levatevi le divise’. Ci siamo levati le divise e l’hanno messe ad asciugare. Allora ci siamo messi a mangiare contenti, ma quando è arrivato il momento di ritirare le divise le avevano tutte bruciate!”. Nel primo pomeriggio, quando i vigili raggiungono l’Arena, gli avversari, i lagunari del Venezia, per un momento pensano di dover affrontare un gruppo di barboni. L’editorialista della Gazzetta dello Sport ne approfitta per una nota di colore: “Gli spettatori hanno così sotto gli occhi un aspetto del Campionato di guerra: quelle maglie denunciano le lunghe ed incerte trasferte degli spezzini. È gente che ha fatto ventiquattr’ore di autocarro. Ed è gente che non ha avuto il tempo e i mezzi per provvedere alla civettuola toletta di parata, che in altre occasioni era di prammatica prima delle maggiori gare”. Domenica 16 luglio 1944. Si gioca Torino – La Spezia. È la partita che deciderà il Campionato. Pochi minuti prima del fischio d’inizio, l’allenatore del favoritissimo Torino, Pozzo, fa visita agli avversari negli spogliatoi. Mario Tommaseo Mediano dei VVFF La Spezia‘43-44 “Ci ha fatto un discorso bellissimo. Alla fine dice: però, mi dispiace, noi siamo abituati a fare 3-4 gol per partita e oggi tocca a voi. Mentre stava andando via qualcuno gli ha tirato la sedia ma lui non se ne è accorto perché ha preso la porta. Ma noi ci siamo stretti tutti insieme”. Già dopo pochi minuti, è subito chiaro che l’esito della partita sarà tutt’altro che scontato. Anche perché Ottavio Barbieri ha introdotto una novità assoluta: la figura del libero. Sergio Bicchielli, terzino dei VVFF La Spezia‘43-44: “È stato il primo allenatore in Italia che ha inventato il libero. Il libero doveva essere un giocatore tra il portiere e la mediana, che doveva essere libero di andare a tappare i buchi”. Quella del libero è un’invenzione che rivoluzionerà gli schemi calcistici. Ma dietro non ci sono solo motivazioni ‘tecniche’: “Occorreva sopperire a deficienze fisiche dovute al momento: dovute all’alimentazione, alla preparazione che non poteva essere effettuata”, spiega Giorgio Barbieri, figlio di Ottavio Barbieri. Dopo il primo tempo lo Spezia conduce 2 a 1. Tutti i giocatori rientrano negli spogliatoi. Il Torino è incredulo quanto lo Spezia. A questo punto l’allenatore dei pompieri fa la seconda mossa vincente della partita: trova il modo di bloccare il giocatore più forte della squadra avversaria: il grande Mazzola. Barbieri, chiama Tommaseo: “Gli ha detto: Lei si deve mettere in mente di seguire passo passo Mazzola. Lui le farà delle finte. Lei non guardi mai i suoi piedi guardi il pallone”, racconta Giorgio Barbieri figlio di Ottavio Barbieri. Contro ogni pronostico, è La Spezia a vincere la partita. Luigi Griffanti portiere del Torino ‘43-44 racconta: “Eravamo convinti di fare una passeggiata, invece vinsero loro: sono stati più bravi di noi”. 20 luglio ’44. Quattro giorni dopo l’epica impresa di Milano, mentre sono in viaggio verso La Spezia, i Vigili del Fuoco hanno la conferma ufficiale: il Torino ha battuto l’altro finalista, il Venezia. Dunque, i nuovi Campioni d’Italia sono proprio loro, i pompieri-calciatori.

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