La Curva Ferrovia non aveva mai vissuto il dolore della morte
La Spezia. Ne aveva viste tante la Curva Ferrovia, incredibili momenti di esaltazione e altrettanti di grande delusione vissuti sempre insieme al suo popolo, ai suoi frequentatori alcuni dei quali negli anni si erano persi per strada, strappati all’affetto dei loro cari e al tempio della loro fede. Ma in tanti anni la Curva Ferrovia non aveva mai vissuto direttamente il dolore della morte, dell’ultimo saluto ad una delle sue tante figlie. Un luogo stravolto, nell’insolito martedì gremito senza una partita per la quale soffrire; con gli striscioni rivolti al suo interno, con il cemento arido bagnato solo dalle lacrime di chi proprio lì ha vissuto emozioni indescrivibili e ieri vi si è recato portandosi dentro un dolore inconsolabile ma allo stesso tempo composto. Una curva avvolta da un silenzio capace di contenere centinaia di pensieri e ricordi; rotto solo dai singhiozzi di chi stava piangendo un’amica, una compagna, una perfetta sconosciuta. Un silenzio squarciato dagli applausi, dalle parole che la stessa Ilaria ha lasciato agli amici più stretti, indelebili testimonianze di un animo troppo buono e vitale per andarsene così presto. Una curva che è tornata tale solo per pochi minuti, nel momento più toccante di un qualunque pomeriggio di luglio, con le sciarpe tese al cielo, con l’odore acre dei fumogeni; con le voci unite ad intonare “O bela spesa”, intrisa di quell’orgoglio che ha portato centinaia di persone a ritrovarsi sotto il sole per salutare una persona speciale, una stella che per sempre brillerà, come lei stessa amava cantare. Una curva e il suo popolo uniti nel dolore, stretti in un abbraccio simbolico nel ricordo di chi ogni sabato, ogni domenica, in qualunque categoria sarà lì a vegliare chi le ha voluto bene e le ha reso omaggio come lei avrebbe voluto.