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La lezione di Sir Alex

. Aveva fatto l’imbrunire ed i due emissari erano appena partiti. Arrivati a Torino avevano ritrovato la nebbia, che tanto gli pareva di essere ancora in Gran Bretagna. Poi dritti in uno studio legale, e lì fino al pomeriggio tra numeri, santi, bandiere, immagini e sterline. Quando i due signori del Manchester United sono ripartiti da Torino era quasi mattina, ma nella borsa non avevano che brandelli del sogno che volevano portare alla gente entusiasta dell’Old Trafford, di uno degli stadi più belli del mondo. E se lo scrittore inglese Hornby, il calcio, lo vede come una febbre, in quell’impianto tutto ciò si trasforma in religione. Dove la lealtà per la propria squadra era ed è ben radicata nel sociale, dove rimani schioccato se scopri che tuo figlio tifa Newcastle o Liverpool. Il Manchester, quel giorno di giugno, voleva ad ogni costo Alessandro del Piero ed i fumi di una Juventus che stava per andare in serie B, a tavolino e dopo aver vinto due scudetti di fila ( che restano tali, nonostante il signor Rossi) mettevano addosso la corsa giusta per arrivare alla meta. Del Piero, sembra, dicono i bene informati ,ci mise un po’ a capire ma quando capì, lo fece con raziocinio. Decise prima del mondiale, ringraziò, sposò una causa, fece sua la lealtà che proprio all’Old Trafford, paradossalmente, insegnano. Quella per i propri colori, che sono e restano bianconeri. Quelli che rimangono ad ogni latitudine, quando la gente sciama e si disperde nel dopo gara, o quando le nuvolaglie rubano la luce e la pioggia cade rumorosa. Sabato prossimo, 27 gennaio, Alex del Piero poteva essere comodamente da altre parti. Ed a guadagnare di più, rischiando meno. Pressappoco alla stessa ora, sarebbe stato schierato dall’altro Alex, Ferguson, nella quarta ronda della FC cup, che i red devils giocano in casa contro il Portsmouth. La più bella ed antica coppa del calcio. Invece sarà allo stadio Picco, tra anime assiepate ed ansimanti, per quello che alla Spezia è un evento secolare, qualcosa che solo Calciopoli e qualche follia collettiva poteva regalare ai nostri tifosi. Mi hanno raccontato che la coreografia che i tifosi dello Spezia stanno preparando verta proprio su questo: i colori bianco neri. Per una volta ripudiati, anche se è un errore storico. Perché lo Spezia è bianca, linda come la maglia della Pro Vercelli, alla quale la società si ispirò negli anni 20’ dopo un iniziale maglia azzurra mutuata dal Crystal Palace , nel quale aveva giocato Herman Hurny, il suo fondatore. Del Piero, da campione del Mondo, al Picco, portando con se un po’ di cielo di Berlino, e di magie. La gara avrà tanti motivi ma questo resta indelebile ed è una lezione per tanti, anche per alcuni che oggi giocheranno con la maglia aquilotta e che hanno perso a Treviso. L’episodio più brutto di due anni da raccontare. Quelli che lottano senza un contratto firmato per il futuro, che giocano sapendo che quello al fianco prende quattro volte tanto, per quelli che sanno che a fine stagione cambieranno aria. Di quelli che ci credono e non ci credono. Lo Spezia in B non è solo una magia ma un fatto sociale che va protetto, anche dall’esterno. Molti di quelli che saranno sugli spalti non giocano più a calcio da una vita ma è come se lo facessero ogni partita dello Spezia, tentano ancora di occupare il terreno, di dominare quell'oggetto rotondo ed inafferrabile, per dargli una traiettoria stilizzata nello spazio, e valutano ogni principio come se tracciato su quel prato. E se perdono, pensano soli li abbia ingannati l'arbitro. Immergiamoci nell'evento, magari spegnendo quelle tivvù che ti raccontano maldestramente i fatti, e se non sono tivvù sono commentatori che poco ragionano. Per un sabato faremo fatica a scovare il nemico, perché la vita ha una sol colpa: di averci fatto credere che lo sia per ciascuno di noi un altro, un qualunque altro. Non mi sento di dire che Del Piero sia uno qualunque.
ARMANDO NAPOLETANO

22/01/2007 09:00:43
Armando Napoletano
















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