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Ultimo aggiornamento: Venerdì 22 Gennaio - ore 20.25

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Un permesso di soggiorno di 9 mesi costava solo 1.500 euro

La questura di Potenza sgomina una banda specializzata nel far entrare e soggiornare immigrati in maniera clandestina. Sedici arresti tra Milano, Firenze, Foggia e La Spezia.

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Un permesso di soggiorno di 9 mesi costava solo 1.500 euro

La Spezia - Il prezzo di partenza, per un permesso di soggiorno in Italia valido nove mesi, era di 5mila euro: ma si poteva scendere fino a 1.500 in base al numero di richieste o di rapporto personale o di parentela. Queste sono le tariffe stabilite dalla banda specializzata nel far entrare e soggiornare immigrati in Italia, fermata oggi dalla Squadra mobile di Potenza.

Sedici persone state poste agli arresti domiciliari tra nord e sud Italia. All’operazione di questa mattina, denominata “Carpe Diem” hanno partecipato anche le Squadre mobili di Milano, Firenze, Foggia e La Spezia, nonché il Reparto prevenzione crimine Basilicata. In particolare nello Spezzino sono stati notificati, dalla Squadra mobile coordinata da Girolamo Ascione, gli arresti domiciliari a una delle persone indagate che da poco tempo aveva preso la residenza in provincia della Spezia, dove sconterà gli arresti.

Le indagini, cominciate nel 2018, hanno permesso ai poliziotti di scoprire tutta l’organizzazione criminale composta da cittadini italiani e stranieri e costituita da procacciatori-intermediari, imprenditori agricoli, locatari di abitazioni compiacenti ed agenzie d’affari. Tutti, per la propria parte, impegnati affinché cittadini stranieri irregolari riuscissero a regolarizzare la propria posizione sul territorio nazionale.

In particolare, personaggio cardine dell’illecita attività, era il titolare di una società cooperativa che rappresentava un punto di riferimento per vari intermediari stranieri ed italiani; a lui si rivolgevano per ottenere documenti fittizi per la regolarizzazione del soggiorno.

Altra figura di rilievo è quella del titolare di un’agenzia d’affari, formalmente impegnata in consulenze automobilistiche ed assicurative, ma che di fatto era il punto di contatto tra datori di lavoro, procacciatori d’affari del titolare della cooperativa ed istituzioni pubbliche e privati.

L’organizzazione funzionava in questo modo: uno straniero che voleva entrare o permanere in Italia si rivolgeva ai “facilitatori” attivi nel Potentino, Firenze e oppure direttamente ai titolari di 5 aziende agricole nelle province di Potenza e Foggia, che sono state sequestrate.

Ottenuto il contratto di lavoro, fittizio e da rescindere quasi subito, lo straniero lo utilizzava per ottenere il permesso di soggiorno.

Alcuni degli stranieri, una volta ottenuto il visto ed il conseguente permesso di soggiorno, lasciavano l’Italia per raggiungere familiari o conoscenti in altri Paesi europei (principalmente Francia e Germania).

Per ottenere la residenza anagrafica invece, proprietari compiacenti affittavano gli immobili percependo 200-300 euro al mese con l’aggiunta di 3 o 4 mensilità di caparra, consapevoli che lo straniero vi avrebbe alloggiato soltanto fino al controllo della Polizia locale per l’iscrizione nell’anagrafe dei residenti.

Nel corso dell’operazione i poliziotti hanno sequestrato anche 33 permessi di soggiorno illecitamente rilasciati.

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