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Ultimo aggiornamento: Martedì 02 Giugno - ore 19.44

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Si presenta con la febbre a 39, farmacisti costretti a indossare la mascherina

E' avvenuto in centro città. Dall'esercizio il titolare spiega: "Non era stato visitato da un medico, ci vogliono massime attenzione e cautela. Non è una questione di razzismo". Il ministero divulga una circolare su come devono agire i farmacisti.

la storia e la circolare del ministero

La Spezia - Un episodio che risale ai giorni passati: un nutrito gruppo di turisti orientali entra in una farmacia. La guida si avvicina e chiede un farmaco per uno dei viaggiatori perché ha la febbre a 39. Il farmacista chiede se sia stato visitato da un medico. Dalla comitiva rispondono di no e che quella febbre era dovuta al fatto che la persona malata aveva dormito con le finestre aperte in pieno inverno. Nell'immediatezza il titolare della farmacia ha indossato la mascherina dotata di filtro invitando i suoi dipendenti a fare altrettanto. Così è stato per qualche giorno.

E' quanto accaduto in una farmacia del centro città pochi giorni fa. Città della Spezia ha incontrato il personale dell'esercizio: "Non abbiamo avuto alternative, è una questione di sicurezza. Non potevamo avere la certezza che quella persona avesse una banale influenza. E' un nostro dovere fare tutte le domande necessarie. In quel caso specifico la comitiva si è allontanata dalla farmacia e abbiamo detto loro che saremmo stati pronti a contattare anche le forze dell'ordine se fosse stato il caso. Nei giorni successivi, quando ci siamo ritrovati con altre decine di persone delle comitive che entravano, le abbiamo riutilizzate. Successivamente le comitive hanno iniziato a rimanere fuori ed entravano solo le guide. Siamo chiari: non è una questione di razzismo. Una persona che si presenta con la febbre alta senza essere stata visitata da un medico richiede la massima attenzione".

Intanto le mascherine nelle farmacie del centro sono quasi esaurite e non di rado vengono fatte richieste specifiche e a stock. "E' capitato che me ne chiedessero anche diecimila - spiega il farmacista - da mandare in Cina. Ma chiaramente un'attività come la nostra non può soddisfare una richiesta simile".
Questa situazione di continue richieste e anche di barriere linguistiche hanno spinto gli esercizi a chiedere aiuto anche ai vicini di negozio di origine orientale. "Per la nostra - spiegano da una farmacia di Piazza Saint Bon - abbiamo chiesto ad una negoziante di scrivere una comunicazione che annuncia il tutto esaurito. Molti turisti orientali, letto il cartello non sono nemmeno entrati".
"Noi abbiamo chiesto - spiega un'altra farmacia nella zona di Piazza Garibaldi - di far scrivere che ce ne sono ancora e della tipologia più richiesta. Le forniture comunque scarseggiano ed è difficilissimo trovarle". Ma che fine fanno queste mascherine? Dalle farmacie contattate viene spiegato che "in alcuni casi vengono mantenute integre per poi essere utilizzate nel momento in cui sia necessario affrontare un viaggio internazionale. In altri casi ancora vengono spedite all'estero".
"Le direttive che comunque vengono applicate - il coro è unanime - sono puntuali. E noi applichiamo la legge al dettaglio. Anche alla luce della circolare ministeriale divulgata in queste ore".

In questi giorni in cui il coronavirus ha effetti sulle persone e sull'economia non mancano i protocolli inviati dal Ministero, quello citato dai farmacisti spezzini spiega quali siano le prassi da adottare. Principalmente viene ricordato che è necessario lavarsi bene le mani e segnalare eventuali casi sospetti. La circolare ministeriale è arrivata a tutti i titolari delle farmacie di tutta Italia ed è contenuto l'invito a inviare la stessa ai dipendenti.
"Con riguardo - si legge in uno stralcio del documento - , agli operatori di cui all’oggetto si rappresenta preliminarmente che, ai sensi della normativa vigente (d. lgs. 81/2008), la responsabilità di tutelarli dal rischio biologico è in capo al datore di lavoro, con la collaborazione del medico competente".
"Si raccomanda di utilizzare solo informazioni disponibili presso i siti WHO (www.who.int), ECDC (www.ecdc.eu), Ministero Salute (www.salute.gov.it), ISS (www.iss.it) - si legge ancora -. Le misure devono tener conto della situazione di rischio che, come si evince dalle informazioni sopra riportate, nel caso in esame è attualmente caratterizzata in Italia dall’assenza di circolazione del virus. Inoltre, come si evince dalla circolare del 31/1/2020 relativa all’identificazione dei casi e dei contatti a rischio, questi ultimi sono solo coloro che hanno avuto contatti ravvicinati e protratti con gli ammalati".
"Pertanto - prosegue la nota -, ad esclusione degli operatori sanitari, si ritiene sufficiente adottare le comuni misure preventive della diffusione delle malattie trasmesse per via respiratoria, e in particolare: lavarsi frequentemente le mani; porre attenzione all’igiene delle superfici; evitare i contratti stretti e protratti con persone con sintomi simil influenzali. Adottare ogni ulteriore misura di prevenzione dettata dal datore di lavoro. Ove, nel corso dell’attività lavorativa, si venga a contatto con un soggetto che risponde alla definizione di caso sospetto [...] si provvederà – direttamente o nel rispetto di indicazioni fornite dall’azienda – a contattare i servizi sanitari segnalando che si tratta di caso sospetto per nCoV. Nell’attesa dell’arrivo dei sanitari: evitare contatti ravvicinati con la persona malata; se disponibile, fornirla di una maschera di tipo chirurgico; lavarsi accuratamente le mani. Prestare particolare attenzione alle superfici corporee che sono venute eventualmente in contatto con i fluidi (secrezioni respiratorie, urine, feci) del malato; far eliminare in sacchetto impermeabile, direttamente dal paziente, i fazzoletti di carta utilizzati. Il sacchetto sarà smaltito in uno con i materiali infetti prodottisi durante le attività sanitarie del personale di soccorso".

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