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Rapporto Dia: 'ndrangheta attiva in tutta la Liguria, anche a Sarzana

Diffusa la relazione sul secondo semestre 2016. In Val di Magra una delle quattro "locali" della regione.

Rapporto Dia: ´ndrangheta attiva in tutta la Liguria, anche a Sarzana

La Spezia - Si parla anche di Sarzana e del resto della provincia spezzina nella relazione semestrale della Dia relativa alla seconda parte del 2016. Per quanto prevedibile quello che emerge sulla Liguria è un quadro non certo esaltante nel quale si parla di 'ndrangheta come organizzazione a “vocazione imprenditoriale” sempre più infiltrata nella gestione dei rifiuti, nelle sale scommesse, nella movimentazione terra e nell'edilizia. La Direzione Investigativa Antimafia identifica inoltre le quattro locali attive nella nostra regione: a Ventimiglia, Genova, Lavagna e Sarzana, espressione dei tre mandamenti reggini.

“Le investigazioni, coordinate dalla Procura della Repubblica di Piacenza, hanno portato all’arresto di 8 soggetti – si legge nel documento - e alla denuncia di altri 14 soggetti, responsabili di una associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, al riciclaggio e al trasferimento fraudolento di valori. Tra gli arrestati anche un noto avvocato spezzino, in rapporti con un appartenente alla citata cosca GRANDE ARACRI. Contestualmente sono stati eseguiti alcuni decreti di sequestro preventivo di numerose società, beni aziendali, conti correnti bancari, fabbricati ubicati nelle province di La Spezia, Massa Carrara, Milano, Piacenza, Prato, Lodi e Siena, per un valore stimato in oltre 150 milioni di euro, tutti riconducibili ad un noto gruppo industriale, operante nel settore della vendita e assistenza post-vendita di veicoli commerciali, con ramificazioni in quello immobiliare. Secondo quanto acquisito nel corso dell’attività investigativa, l’operato del sodalizio criminale sarebbe stato finalizzato allo svuotamento patrimoniale delle società in stato di insolvenza, attraverso il trasferimento dei beni in aziende di nuova costituzione le cui quote erano intestate a soggetti di fiducia. Le società insolventi venivano trasferite in Bulgaria e Romania per impedire, così, la dichiarazione di fallimento in Italia ed il conseguente esercizio dell’azione penale per il reato di bancarotta fraudolenta”.

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