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Ultimo aggiornamento: Sabato 17 Febbraio - ore 22.19

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Omicidio Di Negro, si cerca di ricostruire l'ultima ora di vita | Foto

Gli inquirenti stanno cercando l'arma del delitto e stanno setacciando smartphone e pc della vittima. Il fratello: "Non aveva armi ed è uscito di casa alle 20". Poco dopo era morto.

Perché è sceso dall'auto?
Omicidio Di Negro, si cerca di ricostruire l'ultima ora di vita

La Spezia - Sull'arido argine Calcandola qualcuno ha posato una piantina con dei fiori per ricordare Giuseppe Stefano Di Negro, l'architetto cinquantenne morto ieri sera in via Aldo Moro a Sarzana. A pochi metri dal vaso per tutta la mattinata e fino alle 16.30 di oggi gli uomini della Polizia Scientifica hanno setacciato lo spazio fra la strada e il letto del torrente in cerca dell'arma del delitto o di qualche traccia utile per ricostruire il caso che stamani ha sconvolto una città molto legata alla famiglia Di Negro e che ancora si domanda chi possa essersi accanito con tale violenza su un professionista stimato e rispettato.

Sul posto, mentre i Vigili del Fuoco provvedono a tagliare canne e rovi per pulire la zona circostante al ritrovamento della vittima e della sua auto, c'è anche il fratello Alessandro, sostenuto dagli zii, da amici e dai vicini dei genitori, la cui casa dista poche decine di metri dalla scena del crimine. Proprio da lì ieri sera intorno alle 20 Giuseppe Stefano è uscito andando incontro al suo destino, ignaro di ciò che lo stava aspettando. Poco più di un'ora dopo due ragazzi lo hanno visto a terra in fin di vita e hanno dato l'allarme.
Sessanta-settanta minuti decisivi per la risoluzione del caso e su cui si concentrano le indagini della Squadra mobile spezzina coordinata da Girolamo Ascione e del commissariato di Sarzana, che stanno analizzando i dati contenuti dello smartphone appartenente all'architetto per capire, tramite telefonate e messaggi se dovesse incontrare qualcuno. In quel lasso di tempo si è consumato infatti quello che è ormai inequivocabilmente un omicidio vista l'assenza di armi da fuoco vicino al corpo né altri corpi contundenti con i quali avrebbe potuto procurarsi le profonde ferite alla testa. Traumi che invece potrebbero essere stati inferti con un corpo contundente.
“Mio fratello non aveva armi - dice Alessandro Di Negro - siamo ancora increduli e non riusciamo a spiegarci come possa essere accaduto. Attendiamo che la Polizia ci dica qualcosa, sappiamo solo che è stato colpito alla testa. È uscito di casa alle 20, mentre stava iniziando il telegiornale”.
Perché l'uomo si è fermato in quel punto e perché è sceso dall'auto? Chi lo stava aspettando? Questi sono quesiti cruciali le cui risposte daranno la soluzione di un caso che resta ancora inspiegabile.

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