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Navi dei veleni, De Grazia avvelenato durante il viaggio per La Spezia

La commissione parlamentare ha stabilito che il capitano, che indagava su un enorme traffico di rifiuti tossici, sia morto per 'causa tossica'.

Navi dei veleni, De Grazia avvelenato durante il viaggio per La Spezia

La Spezia - Un piccolo squarcio nel velo del mistero che avvolge insieme le morti del capitano Natale De Grazia, Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, con la città della Spezia e un traffico internazionale di rifiuti tossici.
Quindici anni dopo la notte in cui il capitano De Grazia morì inspiegabilmente sul sedile dell'auto che lo stava portando da Reggio Calabria alla volta del golfo spezzino, il presidente della commissione parlamentare d'inchiesta Gaetano Pecorella ha anticipato le conclusioni alle quali sono giunti deputati e senatori, affiancati da specialisti di prim'ordine: De Grazia, che stava indagando su 180 inabissamenti dolosi, non è morto per cause naturali, ma per una 'causa tossica'. In pratica: è stato avvelenato.
E a suffragio di questa ipotesi (sostenuta da tempo dai familiari) ci sono alcuni avvenimenti rimarcati dallo stesso Pecorella.

"Tutti gli elementi di sospetto - ha dichiarato il presidente della commissione parlamentare - hanno acquisito una luce particolare ed inquietante. Mettendo insieme più elementi erano venuti alla luce una serie di fatti che inducevano a sospettare della morte del capitano".
La prima è che De Grazia svolgeva indagini di grande importanza sul traffico di rifiuti radioattivi e pericolosi e che c'erano interessi significativi, anche di Stati esteri. Il secondo punto è che c'era stato "un tentativo di spostare De Grazia ad altri uffici; tentativo poi bloccato dagli stessi magistrati". Ancora: parte del "materiale di indagine su De Grazia, contenuto nei fascicoli processuali, è stato sottratto". E inoltre, "si sono perse le tracce del certificato di morte di Ilaria Alpi che De Grazia aveva trovato" nel corso di una perquisizione. Infine, tra gli elementi di sospetto, secondo Pecorella c'è il fatto che "poco prima della morte di De Grazia si sciolse il gruppo investigativo che aveva in carico inchieste di grande importanza".
Se tre indizi fanno una prova, ce n'era abbastanza per pensare che un 41enne, sottoposto a visite mediche periodiche dalla Marina militare, giunto all'acme di una attività di indagine pericolosa e che pestava i piedi di molti potentati, potesse non essere morto per un arresto cardiaco. Eppure la prima autopsia svolta stabilì proprio questo.

Purtroppo, trascorsi tanti anni, per il professore Giovanni Arcudi, perito interpellato dalla commissione, non è stato possibile stabilire possa essere stata la causa tossica. E nemmeno se questa effettivamente ci sia stata. La conclusione è stata ottenuta per esclusione della possibilità che la morte sia stata naturale.
Il decesso dovuto ad una tossina, secondo il perito, "appare analiticamente motivata, e scientificamente inattaccabile. Ciò che risulta è che il capitano De Grazia ha ingerito gli stessi cibi di chi lo accompagnava nel viaggio, salvo un dolce: queste almeno sono state le dichiarazioni dei testimoni (i due carabinieri che erano in viaggio con De Grazia). Se così è, appare difficile ricondurre la tossicità ad una causa naturale, anche se non lo si può escludere in forma assoluta".
Il presidente Pecorella, ha concluso dicendo che "non è compito della commissione pronunciare sentenze, né sciogliere nodi di competenza dell'autorità giudiziaria, ma non si può non segnalare che la morte del capitano De Grazia si inscrive tra i misteri irrisolti del nostro Paese". E i nuovi risultati impongono di valutare la situazione in una chiave nuova e non poco allarmante.

Di seguito il video del programma 'Blu notte - Misteri italiani' che ha affrontato la storia del capitano De Grazia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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