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Ultimo aggiornamento: Sabato 24 Febbraio - ore 20.31

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Money Monster, fiumi di coca e un'ondata di sequestri

Il caso si è aperto dopo le rivelazioni di un pentito 'ndranghetista che ha rivelato i traffici di un suo affiliato ucciso nel 2012.

UN'OPERAZIONE ENORME
Money Monster, fiumi di coca e un'ondata di sequestri

La Spezia - Le mani della 'ndrangheta da Gioia Tauro alla Spezia, l'emissione di un ordine di sorveglianza speciale, i sequestri di attività commerciali, una villa con piscina e altri beni per un complessivo da 5 milioni di euro. E' il bilancio dell'operazione "Money Monster" che ha visto operare fianco a fianco Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Procura e Antimafia. L'input è arrivato dalle rivelazioni di un pentito che ha svelato il traffico internazionale di cocaina di un affiliato, freddato con due colpi di pistola nel Crotonese nel 2012. I provvedimenti di di prevenzione patrimoniale del sequestro dei beni nei confronti di una donna imparentata con l'uomo e dei suoi stessi eredi.

I sequestri. La Spezia questa mattina si è svegliata con una vera e propria ondata di sequestri. Le forze dell'ordine hanno affisso i sigilli anche in due negozi nel quartiere di Mazzetta e al Porto Mirabello. Tra i beni sequestrati anche un peschereccio appartenente allo stesso penito di cui era proprietario e skipper.
Oggetto del sequestro sono una villa con piscina, una ventina di abitazioni, altrettante unità immobiliari adibite a magazzini e cantine, una cinquanta circa di terreni ed uliveti, due società, conti correnti bancari e postali, cassette di sicurezza, numerosi buoni fruttiferi, polizze assicurative ed autoveicoli. Gran parte dei beni immobili si trovano in Calabria mentre l’ammontare dell’intero patrimonio sequestrato, che comprende anche conti correnti bancari ed una società estera, è superiore ai 5 milioni di euro.

Contestualmente all'esecuzione della suddetta misura di prevenzione patrimoniale i Carabinieri della Spezia hanno effettuato perquisizioni personali e locali, disposte da questa Direzione Distrettuale Antimafia, con valore di “Informazione di garanzia”, nei confronti di 2 persone indagate per “associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti” e di altre 6 persone ritenute responsabili del reato di “riciclaggio”.
Un lavoro certosino che ha portato a scoprire un traffico illecito di cocaina direttamente dalla Colombia: stando a quanto riferito nella conferenza stampa a Genova dalle forze dell'Ordine e dalla Procura della Repubblica, avrebbero toccato sia quello della Spezia che di Gioia Tauro.
Nelle prime ore di questa mattina i carabinieri del Comando Provinciale, i poliziotti della Questura e i finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza della Spezia hanno dato esecuzione ad un Decreto emesso dal Tribunale della Spezia su richiesta della Dda, a conclusione di un’attività d’indagine delegata ai Carabinieri della Spezia, avviata i primi mesi del 2016, e che ha recepito un’analoga proposta avanzata al Tribunale della Spezia dalla Questura e dalla Guardia di Finanza.

Traffici di coca dal 2004 al 2012. I destinatari del provvedimento, entrambi di origine calabrese ma da tempo stabilitisi alla Spezia, sono indiziati di essere i principali organizzatori e promotori di un’associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, composta da cittadini colombiani e da soggetti di origine calabrese, contigui alla criminalità organizzata di matrice ‘ndranghetista, dedita al traffico di cocaina, operativa già nel 2004 ed attiva sino al 2012. Le investigazioni condotte dai Carabinieri della Spezia e le risultanze degli accertamenti svolti dalla Polizia di Stato e dalla Guardia di Finanza hanno permesso di documentare la loro pericolosità sociale e la sproporzione tra il valore dei beni posseduti ed i redditi dichiarati, tali da ritenere che gli stessi siano il frutto dell’attività illecita perpetrata e ne costituiscano il reimpiego.

Il modus operandi L’indagine dell’Arma spezzina ha consentito di identificare i promotori, gli organizzatori ed i partecipi della richiamata associazione finalizzata al traffico internazionale di cocaina e di accertarne soprattutto il modus operandi. La droga, acquistata da fornitori colombiani, veniva trasportata via mare in Italia, stoccata in un magazzino alla Spezia in quantità vicina quasi sempre alla tonnellata e successivamente commercializzata nel centro-nord Italia attraverso una collaudata rete distributiva. Taluni degli associati, inoltre, potevano avvalersi di persone compiacenti che nel tempo hanno posto in atto operazioni economico-finanziarie tali da ostacolare l’identificazione della provenienza illecita dei loro guadagni derivanti proprio dal traffico di cocaina.

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