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Money Monster, confermata la maxi-confisca dei beni per 10 milioni di euro

La Spezia crocevia della cocaina proveniente dalla Colombia: una storia che parte dalla Calabria, arriva a Medellin passando per il Golfo dei Poeti.

tutto ebbe inizio nel 2012
Money Monster, confermata la maxi-confisca dei beni per 10 milioni di euro

La Spezia - La Corte D’Appello di Genova ha confermato sostanzialmente in forma integrale il provvedimento di confisca emesso il 27 febbraio 2019 dal Tribunale della Spezia, concernente il sequestro in Italia ed all’estero di beni mobili ed immobili, società, rapporti bancari e finanziari per un valore di oltre 10 milioni di euro nei confronti degli eredi di un noto narcotrafficante ndranghedista scomparso nell'estate del 2012, disponendo la restituzione di una solo esigua parte del capitale in sequestro, parti a 391.100 euro.

La misura di prevenzione del Tribunale della Spezia è scaturita da una specifica indagine patrimoniale, condotta dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri della Spezia, a margine di una imponente attività di contrasto alle attività di un sodalizio transazionale, dedito al traffico di sostanze stupefacenti sull’asse Colombia-Italia, con importanti ramificazioni ed una delle basi operative proprio in provincia della Spezia. L'indagine, codificata “Money Monster” e protrattesi per oltre tre anni, coordinate dalla Procura della Repubblica della Spezia e dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Genova, presero avvio dalle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Antonio Femia, originario di Gioiosa Ionica (Rc), che disvelò intricatissimi scenari che vedevano legati importanti esponenti della ‘ndrangheta calabrese (in particolare della Locride) a trafficanti internazionali colombiani.

Nel corso dell’attività investigativa emerse che nell’anno 2012 al Femia fu richiesta collaborazione, da parte di tali “Juancho” e “Julio Murillo”, esponenti del Cartello di Medellin con i quali in precedenza aveva organizzano diverse importazioni di ingenti quantitativi di cocaina in Italia, al fine di procedere al recupero ed alla successiva vendita di una partita di cocaina giacente alla Spezia. Si trattava della parte invenduta di una originaria fornitura di oltre 800 chilogrammi di cocaina purissima, che i due colombiani avevano ceduto al narcotrafficante ndranghedista, il quale l’aveva introdotta in Italia facendola trasportare con un veliero condotto da uno skipper appartenente alla organizzazione.

La sera del 14 agosto 2012, però, il narcotrafficante ndranghedista fu barbaramente ucciso in un agguato di tipo mafioso a Torretta di Crucoli (KR), cosicché la partita di droga rimase stoccata alla Spezia, nella disponibilità della sorella. Fu proprio a seguito di tale evento che i fornitori colombiani, necessitando di rintracciare il quantitativo di cocaina ancora invenduto, nonché le loro spettanze in ordine alla droga già piazzata sul mercato dall narcotrafficante ndranghedista, si rivolsero al Femia. Questi, riuscito a rintracciare la sorella del defunto, organizzò un incontro, al quale partecipò anche il colombiano “Guancio”, nel corso del quale fu raggiunto l’accordo che la donna avrebbe provveduto alla restituzione della cocaina ancora invenduta (oltre 400 Kg, giacenti in un garage alla Spezia) ed alla corresponsione di parte dei proventi derivanti dalla vendita di circa 350 Kg. dello stesso stupefacente, circa 1.200.000 euro (un anticipo, già versato dagli acquirenti alla donna, su un totale pattuito di circa 14 milioni di euro).

La cocaina recuperata fu quindi trasportata in una zona montana del Piemonte ed interrata all’interno di bidoni. Successivamente il Femia, attraverso una collaudata rete distributiva, riuscì a piazzare lo stupefacente (alcuni degli acquirenti sono stati individuati nel corso della indagine “Hunter”, coordinata dalla D.D.A. di Torino e già condannati - per quei fatti - con sentenza definitiva), realizzando profitti milionari, in parte trasferiti ai fornitori colombiani. Recentemente, su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia e Terrorismo di Genova, i Carabinieri del Nucleo Investigativo della Spezia, a conclusione dell’iter investigativo, hanno notificato l’avviso di conclusione delle indagini ad 11 soggetti (tra cui la sorella, uno dei trafficanti colombiani identificato ed altri di origine calabrese) rispetto alla imputazione di traffico internazionale di stupefacenti con l’aggravante mafiosa prevista dall’art. 416 bis 1 del codice penale. La donna insieme ad un operatore bancario lericino ora residente in Svizzera, devono rispondere anche dei reati di autoriciclaggio (l’uomo) e riciclaggio (lei) delle ingenti somme provento dei traffici di droga.

Complessivamente i Carabinieri della Spezia sono riusciti ad individuare ed assicurare alla Giustizia che li ha confiscati, come detto, beni per oltre 10 milioni di euro. Si tratta di immobili, beni mobili registrati, attività imprenditoriali, quote azionarie, attività finanziarie, liquidità ed opere d’arte, nella disponibilità della donna di cui sopra, degli eredi del defunto fratello, nonché intestati al bancario lericino, rintracciate, oltre che in Italia, anche in Svizzera, nelle isole Baleari, a Capo Verde ed a Sao Tomè e Principe. Il buon esito delle indagini patrimoniali all’estero è stato determinato, a fronte di specifiche rogatorie internazionali, dal coordinamento tra l’autorità giudiziaria italiana e quelle estere, nonché dalla proficua collaborazione tra i Carabinieri della Spezia e le polizie dei Paesi interessati.

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