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Mascherine e incertezze. Il primo giorno in città di "zona protetta" | Foto | Video

Una decina di commercianti di Via Veneto chiederanno uno "sconto" sull'affitto alla curia, proprietaria dei fondi. Gli spezzini hanno tante incertezze, soprattutto per l'autocertificazione. Primi controlli per i negozi.

cosa è successo ieri

La Spezia - I rintocchi delle campane. I rumori delle automobili e degli autobus che passano. Si parla poco in giro e si sta in fila, dove si crea coda. Che sia la farmacia oppure il negozio di alimentari gli spezzini lo fanno e telefonano tanto: al datore di lavoro, all'amico in Comune per capire come bisogna comportarsi con l'autocertificazione.
In tutto questo i personaggi storici immortalati nei monumenti con il generale Garibaldi in testa, che troneggia su una città semivuota, ci guardano dall'alto silenziosi e immobili, un po' come nel resto d'Italia in questi giorni complicati in cui lo Stato chiede di avere pazienza e di rispettare le regole, per una volta, per garantire la salute e la salubrità per tutti.
Questa mattina il sole per le vie del centro era timido. Stessa cosa per gli spezzini che sembra comunque che abbiano recepito il messaggio. C'è chi cammina stretto al braccio della moglie: sguardo basso e mascherina sul volto.
Fuori dai negozi di prima necessità, non si litiga per chi c'è prima o dopo. Dove capita il distributore di numeri si stacca e si aspetta. I bar sono un po' più vuoti del solito: "Non sappiamo se faremo come alcuni colleghi che hanno già chiuso, noi vedremo sul da farsi. La situazione è difficile".

Non solo alcuni bar hanno affisso il cartello di chiusura ma hanno proprio "salutato i clienti" sperando in tempi migliori. Una preoccupazione e una stranezza dettata da un coprifuoco, che scatta alle 18, che in questi tempi moderni fa pensare.
Tutti ordinati e in coda anche fuori dalle banche che ormai lavorano solo ed esclusivamente su appuntamento. In Via Veneto tra i commercianti la preoccupazione è forte, fortissima. Tanto che dovendo pagare l'affitto alla Curia, proprietaria di dieci fondi proprio in Via Veneto, hanno compilato una richiesta formale. "Abbiamo chiesto il dimezzamento del costo dell'affitto per i mesi di marzo e aprile - spiegano due firmatarie di due negozi di abbigliamento - siamo in dieci e cerchiamo di sostenerci. La situazione non è facile per nessuno e cerchiamo di andare avanti".
"Per oggi chiuderemo alle 18.30 - spiega la titolare di un negozio di Via Veneto che apre personalmente le porte scorrevole ai clienti con il pulsante - siamo d'accordo con gli altri colleghi. Sono le regole, le rispettiamo".
La commessa indossa i guanti in lattice: "Se li levo, tocco il denaro o qualcos'altro prendo il disinfettante per le mani. Igienizziamo costantemente il bancone".
In un altro negozio di saponeria poco lontano un'altra commessa, armata di guanti in lattice blu spiega: "Ogni dieci clienti puliamo tutto con il disinfettante e a ognuno chiediamo di stare alla giusta distanza".
La giusta distanza. In tanti per rispettarla hanno messo nastro adesivo colorato a debita distanza dalle casse. Per molti clienti però la distanza sociale non è mai abbastanza: chi non ha la mascherina, per la strada, tira su la sciarpa e tira dritto nella speranza di doversi fermare e parlare con qualcuno.

Tra i portici, Via Prione e Corso Cavour le vie sono semi deserte. Qualcuno porta in giro il cane e osserva la figlia che scorrazza per la città. A interrompere il silenzio il rombo della moto di due unità della Polizia locale che avvicinano i passanti spiegando che è meglio non restare troppo in giro e di tornare a casa il prima possibile. Nel pomeriggio sono partite le diffide verbali a esercizi e negozi perché venga garantito, all’interno dei locali, il rispetto delle distanze tra i
clienti. Del resto è il messaggio che ormai da giorni si ripete come un mantra in tutta Italia anche se il presidente Conte ha dichiarato tutto il paese "protetto" appena ieri sera.
Anche tra i passanti non si parla d'altro che di coronavirus e la domanda più ricorrente è legata alla certificazione e soprattutto a come si potranno continuare a fare le piccole cose. Un meccanismo che nella testa di tanti alimenta dubbi e incertezze con piccoli e sporadici momenti di tensione: da chi storce il naso se sente un accento diverso a chi pretende di fare la spesa al supermercato e non vuole sentire ragioni, come se domani la spesa non di potesse fare mai più. Situazioni che rientrano in pochi momenti con la certezza che la spesa si continuerà a fare... solo ad orari diversi.
Una ragazza di ritorno dal supermercato racconta: "Con i supermercati chiusi di sabato e domenica la spesa non mi bastava per arrivare a lunedì prossimo, sono andata a prendere un'aggiunta, perché nei prossimi giorni sono a lavorare. Di nuovo pasta finita, legumi quasi finiti, certi tipi di verdure spariti, candeggina volatilizzata".

Sembra ancora lontana la maturazione del concetto che, minimo, per le prossime settimane non soltanto la Spezia ma tutta Italia rallenterà i ritmi. Dai mezzi pubblici, ai servizi alla persona. Il virus ormai c'è e per rallentarlo devono rallentarsi anche gli altri. Gli spostamenti devono essere ridotti all'osso e cancellare ogni tipo di ipotetico assembramento. E in tutto questo gli spezzini sono un po' disorientati tra il telelavoro, per chi può, la ricerca di qualcuno che spieghi cosa bisogna fare con i certificati per spostarsi. Alle 18 il cielo si tinge di rosso, la prima giornata da zona arancione sta per finire.

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10/03/2020 - La Spezia, zona protetta. Primo giorno


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