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Ultimo aggiornamento: Lunedì 15 Ottobre - ore 15.45

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Mamma sventa una truffa online e viene minacciata

Chi l'ha presa di mira ha utilizzato la scusa delle penali internazionali. Lei lancia un appello: "Non fornite mai i dati personali".

l'ha denunciato con un click
Mamma sventa una truffa online e viene minacciata

La Spezia - Internet croce e delizia per le vendite e per tenersi in contatto. Peccato che i furbetti spesso siano difficili da stanare. Non è stato così per una giovane mamma spezzina che, lavorando in ambito bancario, è riuscita a pizzicare il truffatore, riuscendo a denunciarlo in pochi click.

Tutto è cominciato quando ha pubblicato un annuncio per cedere una cameretta nei classici siti e gruppi di Facebook per la vendita tra privati. La donna è stata poi contattata da un signore dall'accento francese che si è mostrato interessato all'acquisto. Pattuita la cifra di vendita, la giovane ha fornito l'Iban di una prepagata per ricevere il pagamento. Ed è stato a questo punto che è saltato il banco.
Il compratore, che nel frattempo aveva perso eleganza e gentilezza, le ha ripetuto più volte che per completare la transazione doveva versargli 187 euro perché altrimenti il suo bonifico non sarebbe partito. "Non c'è niente di più falso - racconta la giovane ai taccuini di Città della Spezia -. È una modalità di truffa che sul lavoro mi capita spesso. Nonostante mi abbia minacciato citando alcune 'misteriose' multe internazionali e penali. Io non fornito il mio indirizzo né i miei documenti e ho usato l’Iban di una prepagata".
La mamma lancia un appello anche per gli altri utenti: "In queste transazioni online la gente non dovrebbe mai inviare ad ipotetici acquirenti foto dei documenti, indirizzo, numero di conto, foto del numero della prepagata (dove di legge bene il Cin che serve per autorizzare gli addebiti) o altri dati sensibili. Non c’è motivo di mandare tutte queste informazioni. Inoltre, le banche non agiscono tramite Western Union e le spese per i bonifici vengono gestite a livello interbancario. Esiste anche una lista dei paesi embargatie può capitare che qualcuno non la conosca. Si tratta di paesi sottoposti a sanzioni internazionali e per questa ragione più soggetti a questo tipo di truffe. Nel mio caso era la Costa d’Avorio che risulta in questa lista".

Il passo successivo è stato quello di presentare denuncia alla Polizia postale non recandosi negli uffici ma attraverso internet. "È un buon servizio - conclude -: tu imposti la denuncia sul portale spiegando il problema e scegli un Comando di riferimento. Poi hai due giorni per passare a firmare per rendere il tutto effettivo e consegnare loro, se c’è, il materiale della truffa: e-mail, sms, chat di Whatsapp. Domani andrò a firmare la mia denuncia negli uffici di Piazza Verdi".



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