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L'ultimo saluto negato dalla pandemia, la solitudine ai tempi del Covid

La testimonianza dai servizi funebri della Pubblica assistenza: "Abbiamo accompagnato tante persone nella completa solitudine, senza che i parenti potessero avvicinarsi. Ci siamo trovati anche a farne le veci".

"a volte ci si sente impotenti"

La Spezia - L'ultimo saluto negato, una lacrima scesa in solitudine senza la possibilità di dare una carezza a chi si è amato tanto. Un pensiero terribile per chi si è visto strappare via gli affetti più cari nel corso della pandemia, talvolta, senza l'opportunità di seguire il feretro nel tragico momento della separazione. E' la dura realtà portata dal Covid e vissuta da molte persone anche nella nostra provincia. Testimoni diretti di questa situazione sono i dipendenti della Pubblica assistenza della Spezia che tra i loro compiti svolgono anche il servizio funebre, cambiato con l'avvento della pandemia.

"Con l'arrivo della malattia - raccontano dalla Pubblica assistenza - e l'imposizione di regole ferree, anche alla Spezia, tutti hanno dovuto fare delle rinunce. Nei mesi di lockdown ogni contatto per accedere ai vari servizi era soprattutto via telefono oppure tramite posta elettronica con la coscienza di interloquire, senza vederlo, con qualcuno che stava passando un momento terribile. La morte è sempre difficile da accettare ma in questi tempi di pandemia alcune cose sono ancora più complesse da metabolizzare".
Superare e gestire un lutto non è affatto semplice e con l'arrivo del Covid 19 ciò che prima era scontato ora non lo è più. I mesi più difficili restano quelli della prima ondata.
"Era tutto chiuso per ragioni di sicurezza - ricordano ancora dalla Pubblica spezzina - e come imponevano le leggi che vanno sempre applicate e rispettate. Abbiamo accompagnato tante persone nella completa solitudine, senza che i parenti potessero avvicinarsi. Noi abbiamo continuato a lavorare, con dedizione e trovandoci anche a fare le veci dei parenti".

Un'emergenza sanitaria che si è tradotta in assenza. "Abbiamo sempre mantenuto i contatti con i parenti cercando di eseguire al meglio ciò che ci veniva chiesto, con lunghe telefonate e scambi di mail per chi non poteva esserci - proseguono dalla Pa -. Alcune persone che sono venute a mancare, anche quando i servizi erano ripresi con minori limitazioni, non hanno potuto avere la vicinanza dei cari perché erano tutti in quarantena. Sono condizioni che fanno riflettere e talvolta fanno sentire impotenti. Noi facciamo del nostro meglio e la pressione dovuta a questa situazione dal lockdown è stata difficile da sostenere anche per noi".

Malattia e morte, due aspetti che condizionano la vita umana. Elementi attraversati e collegati dalla paura di non farcela, oppure di ammalarsi con tutto quello che ne consegue. "Ci siamo sempre protetti - concludono dalla Pubblica assistenza - con tutti i dispositivi necessari e per garantire la giusta accoglienza anche a chi abbiamo dovuto assistere. La paura di contrarre la malattia c'è stata e c'è oggi. E la nostra unica difesa è stare sempre la massima attenzione".

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