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Il non editoriale/Cento anni fa, quando la Spezia si preparava all'era industriale
La Spezia - Vecchia questione quella delle aree militari! Questione complessa, talvolta difficile e ardua, perché mentre da una parte necessità di indole nazionale esigono che i vincoli delle zone permangano o si estendano, d'altra parte i pressati interessi locali, la naturale espansione dei centri industriali trovano in esse impacci ed ostacoli gravi.
La questione delle zone acquista un singolare rilievo fra noi, specialmente perché il territorio che circonda la Spezia, per la sua importanza militare, è stato sottoposto in misura eccezionalmente larga a quel vincolo.
Possiamo però con piacere constatare come l'evoluzione dei mezzi della difesa guerresca agevoli ora la soppressione di qualche zona, la quale più non risponde, anche per sopravvenuti mutamenti di destinazione del territorio, ad alcuna necessità militare.
Per esempio, tutta l'ampia, graziosa, splendida vallata di Ruffino (Muggiano), che il mare lambisce con una delle più belle spiagge del nostro golfo, è stata ora sgombrata dei Balipedio, trasferito con saggissimo provvedimento nel solitario seno della Castagna.
Quella zona militare è pertanto diventata inutile, essendo cessato il vero scopo per il quale veniva imposta; e nemmeno è da immaginare che le autorità, obbedendo alla cieca forza dell'inezia, impediscano con la permanenza di un vincolo militare che ormai sarebbe assurdo lo sviluppo edilizio, industriale e balneario di quella plaga.
Ma noi abbiamo la maggior fiducia nel senso di coloro cui è commessa la soluzione di questi problemi; noi abbiamo la fortuna di avere a reggitore del Dipartimento marittimo un uomo il quale al valore e alla competenza di esperto militare accoppia la diretta, e quindi più esatta conoscenza dei luoghi e dei bisogni della nostra regione ed è questa la miglior sorte che possa arridere a quella vallata, ampia, bella, e pronta ad accogliere officine ed opifici che accrescano la fortuna economica del nostro paese.
Ecco dunque un caso evidentissimo in cui gli interessi locali non sono più in alcun possibile conflitto con le esigenze militari; ed in questo caso non può certo tardare la soppressione della zona.
M.
Oggi come ieri. E domani?
Primo settembre 1910, esattamente cento anni fa esatti. L'articolo che riportiamo uscì su uno dei diversi giornali spezzini dell'epoca: si trattava del settimanale "La Nuova Vita", redatto e stampato nel palazzo Pegazzano, di via Chiodo.
A distanza di un secolo preciso curioso riproporre uno scritto che, al di là dell'aulicità del periodare, risulta incredibilmente attuale, con alcuni piccoli accorgimenti: nel 1910, piena epoca giolittiana il comune della Spezia viaggiava sui 75mila abitanti e in soli dieci anni la popolazione era raddoppiata, grazie alle attività dell'Arsenale militare nata all'indomani dell'Unità d'Italia.
Eppure malgrado questo periodo di fortissima attività, di immigrazione e di ripopolamento di una città che fino ad allora era alla stregua di un paese, l'industria, specialmente quella pesante, cominciava a bussare in modo forte e si poneva l'esigenza di un cambiamento radicale, scaturito poi più tardi nella costruzione di un porto mercantile che ha succhiato via via, spazi e nuovi possibili approdi. Provate, nell'articolo de "La Nuova Vita" a sostituire al termine industria quelli di turismo e nautica da diporto e, sorprendentemente, evincerete che il discorso fila liscio, senza alcun bisogno di cambiare una riga.
L'esigenza di un cambiamento radicale, il secondo dopo quello che ha visto la città ricostruita e ridestinata negli anni '50, è forte quanto complesso: da città militare ad industriale, da industriale a territorio dei servizi. Chissà che magari qualche cronista (ma esisteranno ancora?) tra centanni, in una vecchia biblioteca virtuale, non trovi questo articolo. Un nuovo non editoriale per una città in costante ritardo rispetto a ciò che tutt'intorno è in costante mutamento.
Mercoledì 1 settembre 2010 alle 16:48:14
FABIO LUGARINI
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