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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 21 Febbraio - ore 23.40

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Arrestati tre rapinatori professionisti, terrore dalla Spezia fino a Carrara

Alla Spezia in una banca di Mazzetta avevano rubato 165mila euro.

Arrestati tre rapinatori professionisti, terrore dalla Spezia fino a Carrara

La Spezia - Un lavoro pulito, da professionisti. Un accento inconfondibile e bottini da far girare la testa. A dare un volto ai responsabili, tre siciliani il 2015 e il 2016 hanno seminato il panico in numerose banche tra la Spezia e Carrara, i carabinieri che al termine di una lunga indagine.
Le tre persone identificate e arrestate per la preparazione con la quale operavano durante le rapine sono stati paragonati ad un corpo paramilitare.
In particolare alla Spezia avevano colpito il 21 gennaio 2016. Avevano fatto irruzione in Via XXIV Maggio in una filiale della Banca regionale europea, ex Ubi Banco San Giorgio portando via 165mila euro (clicca qui).
L'incubo per i sei clienti e i tre cassieri era cominciato alle 15.30. I presenti erano stati chiusi nell'ufficio del direttore. I malviventi avevano atteso l'apertura del caveau. Intanto per gli ostaggi, sono stati 45 minuti di autentico terrore, tanto che una donna ha avvertì un malore.
All'interno della banca non mostrarono coltelli o altre armi ma solo il calcio di una pistola.

Il primo colpo accertato nel Carrarese è quello del 2 ottobre 2015 alla banca Ubi di Avenza. Il secondo il 15 novembre dello stesso anno alla Cassa di Risparmio di Pistoia e della Lucchesia di Marina di Carrara. Si tratta di tre uomini siciliani di un età compresa tra i 22 e i 32 anni. Probabilmente parte di una rete di criminalità organizzata diffusa a livello nazionale in grado di fornire indicazioni precise sugli obiettivi con sopralluoghi svolti in precedenza.

In entrambe le rapine i tre hanno dimostrato grande sangue freddo riuscendo a gestire una ventina di persone all'interno delle banche tra dipendenti e clienti. Anzi, nel primo caso sono riusciti anche a far entrare nella banca il figlio di un cliente che attendeva il padre all'esterno. Obbligando quest'ultimo a chiamarlo all'interno con una banale scusa. Il "palo" all'esterno quindi era anche in grado di gestire situazioni improvvise senza perdere la lucidità.
Sia per il colpo nello Spezzino che nel Carrarese hanno dovuto attendere circa un ora all'interno delle banche per lo sblocco delle casseforti automatiche mentre per sbloccare quelle manuali hanno minacciato i direttori facendosi consegnare le carte di identità con cui risalire all'indirizzo di casa. E per evitare di lasciare tracce utilizzavano colla sulle mani per non lasciare impronte su ciò che toccavano.

"C'è stato un lavoro enorme per raccogliere 30 testimonianze da parte della Compagnia di Carrara - ha spiegato il comandante provinciale dei carabinieri Valerio Liberatori - Alcuni testimoni li hanno osservati bene dando informazioni utili. Altre persone più emotive non sono riuscite a darci informazioni particolari".

Una attività di indagine complessa e che ha richiesto grandi sforzi da parte dei Carabinieri. I tre sono arrivati in provincia con mezzi diversi: chi in aereo, chi in macchina e chi in treno. Limitavano le comunicazioni tra loro usando sim intestate a persone false. E sopratutto si riunivano solo in prossimità di fare la rapina.
Per risalire a loro sono state indispensabili le testimonianze ma anche un particolare software, in dotazione anche all'Fbi, in grado di evidenziare i rilievi antropometrici e svolgere comparazioni antroposomatiche anche con immagini poco nitide.

La scelta di Carrara non avrebbe particolari legami con il territorio, anche se probabilmente qui è presente un basista, in quanto la rete criminale ha fatto colpi anche in altre località del nord tra cui Spezia, Alessandria e Venezia. In questi casi non sempre erano i soliti tre di Carrara a compiere le rapine ma andavano in appoggio ad altri. Questo elemento supporta la tesi dei Carabinieri di una rete di criminalità organizzata in grado di operare su tutto il territorio nazionale.

"I dettagli delle rapine fanno capire che è gente di spessore - ha spiegato il procuratore capo di Massa Carrara Aldo Giubilaro - Hanno utilizzato accorgimenti molto particolari. Ma non è la prima volta che il territorio vede la presenza di "pendolari nel crimine". Ricordo che anni ci fu un processo a rapinatori di Catania autori di 19 rapine in Toscana".

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