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'Ndrangheta e donne, gestivano un patrimonio e il dipinto di Caravaggio

Le indagini sono scaturite da una operazione condotta dai Carabinieri e dal Tribunale della Spezia e hanno portato sino ai caveau di Lugano.

'Ndrangheta e donne, gestivano un patrimonio e il dipinto di Caravaggio

La Spezia - Tutto è nato dalle indagini che il 30 agosto scorso avevano portato al sequestro dei beni ai fini della confisca, disposto dal Tribunale della Spezia, del patrimonio ritenuto riconducibile ad un’associazione per il traffico di stupefacenti di matrice calabrese operante a carattere transnazionale.
Nel corso dell’esecuzione dei sequestri, i Carabinieri avevano rinvenuto materiale rivelatosi interessante per individuare ulteriori beni occultati all’estero.
La documentazione acquisita dai militari, infatti, attestava la partecipazione di due donne, sorella e moglie di un individuo deceduto, ritenuto vicino a una cosca calabrese, alla società “Sc Athena Classica”, nella cui disponibilità risultava un quadro raffigurante “Bacco”, attribuito alla scuola del Caravaggio e custodito nel caveau di un punto franco nei pressi di Lugano.

A seguito delle risultanze investigative e al fine di riscontrare eventuali ulteriori beni custoditi in Svizzera, è stata quindi avviata un’attività di cooperazione tramite rogatoria internazionale tra l’Autorità Giudiziaria e i Carabinieri italiani da un lato e con l’Autorità Giudiziaria e Polizia Federale Svizzera dall’altro. Le ulteriori indagini condotte in territorio svizzero hanno quindi consentito di individuare vari conti correnti accesi presso banche elvetiche ed una cassetta di sicurezza contenente diversi orologi e gioielli di consistente valore, nella disponibilità delle due donne, per un valore complessivo di circa 700.000 euro, senza contare il valore del dipinto, difficilmente stimabile stante l’eccezionalità dell’opera. Sulla scorta della richiesta avanzata dalle autorità italiane, i beni sono stati quindi vincolati dagli organi investigativi svizzeri, in ottemperanza alla legislazione elvetica, e verranno trasferiti in Italia successivamente al provvedimento di confisca disposto dal Tribunale. Nell'inchiesta è stata sequestrata una quota del quadro e gli altri soci non sono coinvolti nel procedimento.

Curiosa è, in particolare, la vicenda del “Bacco”: il dipinto è stato riconosciuto come attribuibile alla scuola di Caravaggio da diversi esperti ed esposto nel 2013 in Vaticano nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno preso parte, come relatori, Claudio Strinati, Direttore Generale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali ed ex Soprintendente al Polo Museale di Roma, già curatore della mostra sul Caravaggio alle Scuderie del Quirinale, e Daniele Radini Tedeschi, scrittore e critico d’arte, autore di due monografie sul Merisi; sono loro e lo storico dell'arte Maurizio Marini ad aver studiato l'opera, un dipinto che rappresenta Bacco che porge un coppa di vino, attribuendola poi a Michelangelo Merisi da Caravaggio.
Il “secondo Bacco” è quindi il “doppio” della versione custodita alla Galleria degli Uffizi a Firenze e si suppone che fosse stato eseguito dal pittore assieme ad un ignoto collaboratore a seguito del grande successo che ebbe l’originale. È infatti frequente all’interno della produzione artistica del Caravaggio trovare dei doppi: tra essi ricordiamo il “Mondafrutto” (uno a Tokyo , l’altro a Londra), il “Ragazzo morso da un Ramarro” (uno a Firenze, l’altro a Londra), il “Suonatore di Liuto” (una versione all’Hermitage, l’altra al Metropolitan) ed il “San Francesco in preghiera” (entrambe a Roma, una a Palazzo Barberini, l’altra nella Chiesa dei Cappuccini).


Nello sviluppo investigativo i Carabinieri di Spezia stanno ricostruendo gli interessi criminali del criminale deceduto e del ruolo esercitato dalla moglie e, soprattutto, dalla sorella. L’ipotesi investigativa, infatti, porrebbe le due donne non solo eredi dell’immenso patrimonio ma anche gestrici di legami societari che nel tempo hanno garantito, oltre che l’occultamento del patrimonio, anche il suo reimpiego e reinvestimento.
Le indagini si incrociano con le risultanze investigative dei Carabinieri del Ros e del Comando Provinciale di Crotone, che la mattina del 9 gennaio hanno dato esecuzione all’ordinanze di custodia nei confronti di 169 soggetti ritenuti appartenenti alla ‘ndrangheta nel contesto dell’operazione convenzionalmente denominata “Stige”.
Tale attività d’indagine, coordinata dal Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, si è focalizzata sulle attività criminali della cosca Farao-Marincola di Cirò Marina, con ramificazioni anche al Nord e Centro Italia (in particolare Emilia Romagna, Veneto, Lazio, Lombardia) ed in Germania. Le indagini hanno documentato l’infiltrazione mafiosa in diversi settori economici e imprenditoriali in Italia ed all’estero, circostanza che ha consentito alla cosca di strutturarsi come una vera e propria “holding criminale” capace di gestire affari per milioni di euro.
Tra le persone colpite dai provvedimenti restrittivi rientrano anche due soggetti residenti a Cirò Marina (KR), ed emersi nell’indagine “Money Monster” condotta dai Carabinieri di Spezia, con i quali le due donne e l'uomo avevano avuto contatti in affari.

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