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Ultimo aggiornamento: Lunedì 24 Luglio - ore 18.32

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"Lavoreremo sulla movida e cercherò di vivere la spezzinità"

Il nuovo questore Francesco Di Ruberto è arrivato alla Spezia. Una vita dedicata alla lotta alla criminalità organizzata, gli ultimi anni passati a Oristano in testa alle classifiche come città più sicura d'Italia.

`Lavoreremo sulla movida e cercherò di vivere la spezzinità`

La Spezia - Movida, sicurezza e la scalata della Spezia nella classifica delle città dove si vive meglio. Si è presentato così Francesco Di Ruberto, 60 anni, nuovo questore della Spezia giunto direttamente da Oristano. Nel primo giorno da "spezzino" il nuovo questore ha incontrato gli agenti di Viale Italia, il commissariato di Sarzana e il vescovo della Spezia. Nel pomeriggio ha ricevuto la stampa e nel corso dell'incontro c'è stata anche la simpatica incursione del suo cane Naila.
Francesco Di Ruberto entra nella Polizia di Stato nel 1981 e lavora in importanti esperienze nel Reparto mobile e nella Questura di Napoli negli anni Ottanta. In seno alla Squadra mobile ha ricoperto in quegli anni gli incarichi di dirigente della sezione reati contro il patrimonio e “Falchi”, sezione catturandi ed infine della sezione omicidi e criminalità organizzata. Guida il commissariato di Nocera dal 1993 al 1997, poi l'anticrimine a Salerno e in seguito la squadra mobile. Arriva in Liguria la prima volta nel 2003 per dirigere la Polizia di frontiera di Ventimiglia prima di passare a Bologna, Potenza e infine Lucca nel 2010. Qui il 28 giugno 2013 il consiglio di amministrazione lo promuove dirigente superiore e il 30 dicembre 2013, il Capo della Polizia gli assegna la direzione della Questura di Oristano che ha lasciato ieri.
La lotta alla criminalità organizzata è stato un punto fondamentale nella carriera di Di Ruberto. I periodi campano e basilicatese li ha definiti delle "Campagne", paragonandoli a quelli della Campagna di Russia.
Il territorio che si presenta al nuovo questore è alla riscossa e alla riscoperta della propria identità e gli eventi culturali aiutano a fare la differenza.

Nonostante la città proprio in queste ore ha perso le manifestazioni di Boss e ne sono a rischio altre come la festa dei Pirati di Cadimare, il tema della movida discusso anche nei giorni scorsi in Comune è un elemento chiave di integrazione tra forze dell'ordine, comitato della sicurezza e cittadinanza. Quali progetti per la Spezia?
"Ogni realtà ha il suo sistema. Quando ero a Bologna i problemi erano in Piazza Verdi e al Pratello. In uno risiedevano gli antagonisti e nell'altro la vita notturna. A Lucca la movida si concentrava in un solo punto, trovammo dei veri e propri mediatori tra i ragazzi anche per favorire altri divertimenti che non fossero legati al bere. A seconda delle situazioni comunque si adottano anche schemi simili. Per le manifestazioni spezzine saremo molto attenti e faremo attività di mediazione. Per la Movida non siamo per lo scontro, ma ci sono delle regole e vanno rispettate, per questo lavoreremo con il comitato di ordine e sicurezza e nel caso di irregolarità con la Polizia locale e quella amministrativa. Studieremo in maniera approfondita il centro storico, questa fase di analisi prosegue. La mia ultima esperienza è stata a Oristano e l'ultima manifestazione alla quale ho partecipato è la Sartiglia che richiama almeno centomila persone. Sono riuscito a far capire agli oristanesi che è necessaro riportare le manifestazioni all'attualita. Perchè determinati eventi anche se capitano in luoghi lontani rispetto a noi non devono verificarsi anche qui. E questo obiettivo me lo pongo anche alla Spezia.

Tra i temi caldi della città, anche la situazione nel quartiere Umbertino. Quali obiettivi?
"Io cercherò di stare in mezzo alla gente, voglio capire la loro cultura e la spezzinità. Sul quartiere Umbertino siamo a conoscenza della situazione e colpiremo duramente quando sarà necessario. Il confronto e la prevenzione saranno elementi importanti, studieremo e analizzeremo la situazione dello spaccio. La Spezia è una città con diverse complessità Ci sono realtà industriali e una risorsa utilizzata a metà come il mondo militare. Quest'ultima rappresenta una realtà per creare anche spazi fruibili con i giovani per migliorare la qualità della vita ed evitare gli abusi. Cercheremo strategie che siano utili. Il termine sicurezza partecipata è stato fin troppo abusato e noi siamo pagati anche per esporci fisicamente, nonostante siamo una forza dall'età elevata, la vicinanza della comunità e l'attaccamento che viene mostrato nei confronti della divisa triplica le nostre forze.

Da Oristano, definita la città più sicura d'Italia, alla Spezia. Che città ha trovato?
"Ho trovato una città che sta prendendo coscienza di se stessa e di una certa imprenditorialità. E come ho detto il contatto con la comunità sarà fondamentale. I problemi che ci saranno li affronteremo. Recentemente la classifica del Sole 24 ore ha giudicato Oristano come la città più sicura d'Italia. Per la Spezia non voglio arrivare in zona medaglia, ma sicuramente vorrò dare uno scossone alla classifica in concerto con tutte le forze chiamate in campo".

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