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Venerdì di formazione per sacerdoti e diaconi

Venerdì di formazione per sacerdoti e diaconi

La Spezia - Riceviamo dalla Diocesi della Spezia, di Sarzana e di Brugnato

Venerdì mattina, alla Spezia, nel salone di Tele Liguria Sud, diverse decine di sacerdoti e diaconi hanno preso parte ad un interessante incontro del ciclo di formazione permanente. Introdotto dal vescovo diocesano Luigi Ernesto Palletti, ne era relatore Francesco Beschi, vescovo di Bergamo e presidente della commissione per l’evangelizzazione dei popoli e per la cooperazione tra le Chiese della Conferenza episcopale italiana. Un punto di osservazione privilegiato, quello del vescovo Beschi, per esaminare, a conclusione del “mese missionario straordinario” indetto da Papa Francesco, la dimensione “missionaria” della Chiesa cattolica: una dimensione che, al contrario dei decenni passati, non si rivolge più soltanto all’evangelizzazione dei cosiddetti “popoli nuovi”, ma riguarda molto da vicino la situazione, per così dire, “di casa nostra”. In tempi di crescente secolarizzazione e di allontanamento di molti dalla pratica religiosa, l’intera Chiesa italiana ed europea, quindi diocesi, parrocchie, associazioni e movimenti, è oggi chiamata ad essere “missionaria”. E questo non vale soltanto per il clero, i religiosi e le religiose, ma per l’intera comunità del popolo di Dio. I vescovi italiani, nel quadro di un percorso condiviso di ascolto, di riflessione e di confronto, hanno individuato a tale proposito alcuni elementi di fondo, legati a quella che è stata definita la “pervasività missionaria di tutta la pastorale”. Bisogna vivere ed operare, insomma, come missionari, a tutti i livelli. Quindi i temi e le indicazioni del decreto conciliare “Ad gentes”, a suo tempo rivolto soprattutto a chi andava missionario in terre lontane (e dalla terra spezzina sono stati numerosi), diventano oggi linee guida della pastorale ordinaria delle nostre parrocchie. Questo vale sia per i programmi pastorali, con le iniziativa specifiche e le diverse forme di comunicazione, sia per i “paradigmi”, ovvero gli atteggiamenti da adottare e da testimoniare. Un ulteriore punto riguarda la dimensione “comunitaria” della missione, missione che scaturisce dalla comunità credente e che costituisce la comunità cristiana. Il vescovo Beschi, su tali basi, ha parlato, illustrandone alcune esperienze già in atto, di una vera e propria “trasformazione missionaria delle strutture diocesane e parrocchiali”, ivi compresa la formazione teologica e pastorale dei seminaristi e delle persone ordinate. In questo modo la stessa pastorale ordinaria di diocesi e parrocchie dovrà sentirsi sempre più integrata e in qualche modo unificata con l’impegno missionario tradizionale, che non viene meno, ma sempre più interagisce con la vita ecclesiale di ogni giorno. Tutta la pastorale dovrà dunque – ha sottolineato il vescovo di Bergamo, al quale poi diversi tra i presenti hanno presentato domande ed osservazioni – “essere progettata in chiave missionaria”, e accompagnata da una “conversione missionaria” spirituale e strutturale, comprensiva della dimensione della “cura del Creato”. In diocesi, ad esempio, si dovrà passare da una pastorale per “uffici” ad una pastorale per “progetti” condivisi. Importante sarà la valorizzazione di sacerdoti provenienti da paesi non italiani, accompagnandoli nel loro inserimento e nel loro servizio pastorale in diocesi. La Chiesa, insomma, anche a seguito di una lettura aggiornata dei “segni di tempi”, si dovrà presentare, anche alla Spezia e in diocesi, come sempre più “universale”, e quindi “cattolica” anche nel senso letterale del termine.

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