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Una piazza per Gino Patroni, ora il suo ricordo è indelebile | Foto

Questa mattina si è svolta la cerimonia di intitolazione dello slargo compreso tra Viale Amendola, Via Colombo e Via Sapri.

Una piazza per Gino Patroni, ora il suo ricordo è indelebile

La Spezia - Il drappo che cade prima del momento ufficiale. Poi, al contrario, decide di non volersi più staccare dal marmo, sino a quando il sindaco Pierluigi Peracchini non lo ha rimosso con uno strattone energico. Per qualcuno dietro al piccolo intoppo che si è verificato nel corso della cerimonia di intitolazione della ormai ex Piazzetta Sapri a Gino Patroni c'era proprio lo zampino del grande giornalista, umorista e scrittore spezzino scomparso nel 1992.
Era un tipo spiritoso, sarcastico, e anche un po' dispettoso e dunque è stato bello pensare che fosse lì, nascosto tra gli astanti e quella comitiva di turisti che a un certo punto è transitata, soffermandosi per un attimo, incuriosita da quello che stava accadendo in quell'angolo del centro storico.

Il ricordo di Ginettaccio, come lo chiamavano affettuosamente alcuni colleghi, rimarrà indelebile per tutti gli spezzini, perché il Comune ha deciso di incidere per sempre il suo nome nella piazza situata fra Viale Amendola e Via Colombo, antistante Via Sapri, slargo che un tempo era sede del mercato del pesce e che così ritorna a essere luogo simbolo della città.
Alla cerimonia di intitolazione, oltre al primo cittadino erano presenti l’assessore alla Toponomastica e alla Promozione della città, Paolo Asti, le autorità cittadine e Filippo Paganini, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Liguria.
"La sua produzione - ha ricordato Paganini - è stata sfruttata negli anni da altri comici e per certi versi l'amore che Patroni aveva per Spezia lo limitò nella carriera. E' noto che un giorno, quando era stato chiamato a Milano, alla Gazzetta dello Sport, da un giovane Gianni Brera, lasciò sulla macchina da scrivere un biglietto nel quale era scritta questa celebre frase: "Er posto ciu' beo de Milan è a stassion da dove se vedo i treni che parto per Spesa". Era solito dire che "Spezia non è dove è, ed è dove non è", per l riconosciuta capacità degli spezzini di non interessarsi alla città in cui vivono, se non quando la devono lasciare per trasferirsi altrove". Sono solo alcuni degli aneddoti riportati da Paganini, che ha colto l'occasione per lanciare la proposta, a nome dell'Ordine che presiede, di recuperare tutte le edizioni dei quotidiani cartacei (furono sino a nove in contemporanea le redazioni presenti in città) che avevano fogli dedicati alla città. "La Regione ha dimostrato interessamento nei confronti di questa iniziativa - ha detto Paganini - mi auguro che il Comune della Spezia faccia altrettanto, anche perché la Mediateca regionale ha sede proprio qui e potrebbe essere il luogo ideale per ospitare le collezioni di testate che oggi non trattano più la cronaca locale, e penso prima di tutto a Il Tirreno".
Asti ha definito Patroni un "trapezista del calembour, un funambolo della parola" e dopo aver ringraziato le associazioni "Prospezia" e "Circolo La Sprugola" ha ironicamente imputato all'anima del grande giornalista le difficoltà che si stavano vivendo in quel momento con il drappo blu che copriva la targa. O almeno cercava di farlo.
"Patroni fu uno degli intellettuali spezzini più importanti del Novecento. Ed è stato un simbolo della spezzinità. Credo che nel giorno della mia elezione avrebbe facilmente scherzato dicendo: "Ed è subito Pera...". Quel che è certo è che come amministrazione vogliamo puntare molto sul turismo, e per farlo dobbiamo portare la città a recuperare la sua identità, anche a partire dalla sua storia più recente e dai personaggi che l'hanno caratterizzata".

Già lo scorso ottobre, in occasione del 25esimo anno dalla scomparsa, l'amministrazione aveva organizzato, in collaborazione con le associazioni citate, una serata alla Mediateca regionale nel corso della quale era stata ripercorsa la vita del giornalista, scrittore e umorista.

Gino Patroni, nato a Montermarcello nel 1920 e morto alla Spezia il 7 febbraio del 1992, è stato uno stimato giornalista e scrittore italiano.
Con i suoi sferzanti aforismi ha sempre attaccato la banalità del mondo e dell’uomo comune di cui comunque non ha mai rinnegato di essere parte integrante. Ha descritto spesso con sarcasmo la sua amata città scontrosa ma al tempo stesso genuina e concreta come i suoi concittadini.
Patroni è stato collaboratore de Il Secolo XIX e ha intrapreso la carriera di poeta parodista e di autore di comici epigrammi nel 1959 con la pubblicazione di "Ed è subito pera", vincitore del premio letterario "Lerici-Pea".
Egli stesso si è definito: "Classe di ferro arrugginita alla svelta, mezzo geometra (per studi abbandonati), maestro elementare intero, sette anni di liceo classico (impiegato in segreteria), prigioniero in Germania, liberato dai francesi di Ledere e subito rifatto prigioniero per il coup de pòignard fascista del 1940, poi travet statale, giornalista professionista, depresso endogeno e indigeno (siccome vive alla Spezia, base navale e banale), abita di preferenza al reparto neuro ma sovente si ricovera a domicilio".
Nel 1975 ha pubblicato "Crescete e mortificatevi" per l'editore Rizzoli, mentre nel 1975 ha scritto "Il foraggio di vivere: epigrammi" per Longanesi.
La produzione letteraria completa: Ed è subito pera (1959), Un giorno da beone (1969), Una lacrima sul Griso (1973), Crescete e mortificatevi (1975), Il foraggio di vivere (1987), La vita è bella e scarso l'avvenir (1988), La vita è una malattia ereditaria (1992).
Il 4 aprile 2007 il consiglio provinciale della Spezia gli ha intitolato il Sistema bibliotecario provinciale.
Oggi, 23 giugno 2018, l’amministrazione comunale gli ha dedicato una piazza.

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