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Un "falco" in città. Il questore Di Ruberto racconta la Napoli della guerra di camorra

Un `falco` in città. Il questore Di Ruberto racconta la Napoli della guerra di camorra

La Spezia - La Napoli degli anni '80. I morti per strada, la guerra di Camorra. I "falchi" della Polizia di Stato in sella a potenti motociclette che si infiltravano nel ventre di Napoli per combattere la criminalità dall'interno. Tra di loro un giovanissimo Francesco Di Ruberto, oggi questore della Spezia. Ma qual è la storia dei "falchi" e cosa fosse la criminalità napoletana dell'epoca, CDS se lo è fatto raccontare proprio dal questore che dal 1986 al 1993 ha prestato servizio in una città che pota le ferite profonde della criminalità organizzata.
"Napoli ha inciso tanto nella mia esperienza - racconta Di Ruberto - di poliziotto sulla mia formazione. Gli anni che ho trascorso nella Squadra mobile sono stati molto duri e di grande impegno, avevo 27 anni, quando infuriava la guerra di Camorra e vedevo quotidianamente morti per la strada".
Il primo incarico. I falchi. Il primo incarico per Francesco Di Ruberto fu la direzione della sesta sezione "Furti, truffe, falsi, buoncostume" con la sezione falchi.
"Con quei ragazzi, quei 'pazzi' - ricorda - che andavano sulla moto, senza casco e nessuna protezione entravamo nei quartieri peggiori che il ventre di Napoli potesse ospitare Forcella, Sanita, Secondigliano, Rione Traiano, ai quartieri spagnoli. Con quei ragazzi rispondevamo immediatamente all'aggressione della criminalità più violenti. Sono stati anni che con la sezione "Furti, truffe, falsi, buoncostume" scoprimmo i furti attraverso la rete fognaria. Arrestammo una ventina persone tra le quali il capo dei fognatori del Comune di Napoli che li conduceva nelle fogne per commettere i furti. Napoli è la capitale del "falso" e facemmo una serie di indagini che riguardavano la falsificazione di note griffe a livello internazionale come 'Louis Vuitton', 'Gucci'".
4 ottobre 1986. I "falchi" scovano la "Farmatruffa". Un'indagine quella della "Farmatruffa" che il questore Di Ruberto ha definito "clou" per la sua formazione. "L'indagine era scattata dal sequestro di una serie di bollini falsificati di medicinali - prosegue nel racconto - contenuti all'interno di una busta della spesa, dopo che un camorrista del Rione Sanità e un rappresentante di medicinali del quartiere "Bomero" se li erano scambiati in mezzo alla strada. La conoscenza del territorio in questo caso rappresentò la svolta. Lo andai a prendere a casa lo portai in ufficio e lo interrogai per una notte intera. Confessò e ci portò nell'abitazione di un medico dove c'erano fustelli, scatole di medicinali e ci spiegò come era organizzata l'associazione. Attraverso i medici che davano le prescrizioni che venivano date a persone compiacenti che si presentavano nelle farmacie, le quali non vendevano più medicinali e attaccavano solo queste fustelle e infine chiedevano rimborsi milionari. Li arrestammo tutti quanti".
Il ventre di Napoli. La forza di intervento e controllo dei falchi. "La conoscenza e la penetrazione del territorio diedero risultati - ha proseguito Di Ruberto - stupefacenti. Non solo per le truffe, riuscimmo a sequestrare armi, arrestare latitanti, spacciatori. Non erano indagini strutturate nel tempo, erano acquisizioni di notizie e arresti immediati. Andavamo nei vicoli di Napoli con le moto e l'abilità degli agente era anche aggirarsi nel traffico cittadino con celerità.
Ricordo un giovane chiamato "Hulk" era l'unico che conduceva una Honda Goldwing che ci fu regalata dal prefetto Boccia di Napoli. Era l'unico che poteva portarla e la teneva senza cavalletto, era più di un metro e 90. Furono molto importanti anche le indagini con la Buoncostume. I reati legati alla prostituzione, ma non solo, lasciavano la traccia per capire dove arrivavano i denari che poi venivano reinvestiti e andavano a inquinare il mercato legale".
Napoli, Squadra omicidi. La guerra di camorra. Dal 1989 al 1993, Francesco Di Ruberto dirige la Squadra omicidi e criminalità organizzata. Quelli furono anni sanguinosi a Napoli, la guerra di camorra arrivò a mietere 300 morte in un anno. "Con l'esperienza acquisita negli anni - racconta - e conoscendo il tessuto criminale, nell'arco di due anni arrivammo a scoprire circa 300 omicidi di camorra con relative condanne all'ergastolo. Tra il 1989 e il 1990, quando ancora non esisteva la legge sul pentitismo, venne fuori un collaboratore che cominciò a parlare dello scontro tra clan cittadini e di elementi che riguardano la camorra di Napoli che si evolve, che rimane sempre distribuita orizzontalmente, e prova a strutturarsi come la mafia cercando di avere un capo per poi legarsi ad altri clan e scambiarsi favori".
"In nove anni di esperienza ho visto crescere alcuni soggetti - prosegue nel racconto - e famiglie dove poi i membri si sono pentiti. Esiste una stagione del "Pentitismo" nella camorra napoletana che spiega la consistenza della stessa, non ha nulla a che vedere però con la Mafia e quella che oggi è la 'Ndrangheta che invece non ha collaboratori di giustizia".

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