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Un'area cittadina intitolata al fondatore dell'Opus Dei, un'altra al dottor Cavallini

Una figura spezzina e una di calibro internazionale. Le scelte della giunta Peracchini.

Un'area cittadina intitolata al fondatore dell'Opus Dei, un'altra al dottor Cavallini

La Spezia - Tempo di nuove intitolazioni alla Spezia. Due, in particolare: da un lato uno spezzino illustre, dall'altro un religioso di fama internazionale. Il primo è Torquato Cavallini (1926-1997), medico, pioniere nei rami della rianimazione e dell'anestesia. E proprio presso il Servizio di rianimazione, anestesia, centro antiveleno e terapia antalgica dell'ospedale Sant'Andrea ha prestato la sua opera. “Sul lavoro è stato un grande maestro, un’instancabile innovatore e un grande esempio per i tanti medici che lo hanno seguito. Amava studiare e amava condividere quanto appreso con i suoi collaboratori, ci sono mille testimonianze sul suo spiccato intuito clinico e sulla sua prodigiosa forza di volontà. Il suo esempio, la sua grandissima disponibilità verso il prossimo, la sua generosità, il suo grande intuito, la sua esperienza spirituale vissuta con il movimento dei Focolari rimangono un’eredità per tutti quelli che l’hanno conosciuto”, si legge nella delibera con la quale l'amministrazione Peracchini ha deciso di intitolargli (largo Torquato Cavallini) l’area delimitata da via Giovanni Sforza e da Salita Castello San Giorgio.

L'altra intitolazione - un largo nell'area delimitata da via Giovanni Sforza, piazza
sant’Agostino e via Calatafimi - riguarda niente meno che Josemaria Escrivà (1902-1975), sacerdote spagnolo fondatore dell'Opus dei. Nato in un piccolo centro aragonese all'interno di una famiglia profondamente cristiana e reduce da un'infanzia segnata da una grave malattia e dalla morte di tre sorelle, Escrivà viene ordinato sacerdote nel 1925. Nel 1928, nel corso di un ritiro spirituale ricevette quella che lui definì una 'illuminazione' che di lì a poco lo portò a fondare l’Opus Dei: in quella circostanza, si legge nella delibera di Palazzo civico, “egli intravide la possibilità di un cammino di santità e di apostolato aperto a tutti, giovani e vecchi, celibi e sposati, vedovi, sani e malati, mediante la santificazione del lavoro ordinario, in mezzo al mondo e senza cambiare stato”. E ancora, prosegue la il testo approvato dalla giunta, “nel febbraio 1930 il Signore gli fece capire che nell’Opus Dei c’era posto anche per le donne”.

La storia del presbitero nella deliberà prosegue spiegando che, poco dopo la nascita dell'Opus Dei, “la situazione politica della Spagna si andava aggravando: nel 1931 il regime repubblicano soppiantava la monarchia alimentando violenze e un vero e proprio odio antireligioso che avrebbero portato alla guerra civile del 1936. Don Josemaría si adoperò nel ministero sacerdotale con eroica dedizione, assistendo poveri e malati e iniziando una attività di formazione settimanale che poi sarebbe sfociata nella fondazione del primo centro dell’Opus Dei […]. Durante la guerra civile, egli rischiò la vita per mantenere i contatti con i suoi figli spirituali, trovando rifugio prima in una clinica psichiatrica fingendosi pazzo, poi nel Consolato dell’Honduras e infine fuggendo dalla Spagna repubblicana”. Terminato il conflitto con la vittoria di Francisco Franco, Escrivà potè tornare a Madrid dove risiedette “risiedendo stabilmente e diede impulso alla sua opera in tutto il Paese”. Nel 1946 Escrivà si trasferì definitivamente a Roma, dove ottenne dalla Santa Sede l’approvazione definitiva dell’Opus Dei. E dove morì, stroncato da un improvviso attacco di cuore, nel 1975. Risalgono al 1992 la beatificazione e al 2002 la canonizzazione, che lo ha incluso nel novero dei santi. Due momenti di elevazione spirituale entrambi verificatisi nel corso del papato di Giovanni Paolo secondo.

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