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Trofeo '1001 vela cup', la sfida al futuro

Settima edizione della regata tra atenei, su barche pensate, realizzate e condotte dagli studenti. Soluzioni all'avanguardia nelle acque del golfo.

Trofeo '1001 vela cup', la sfida al futuro

La Spezia - Da una parte le regine del mare, con i loro alberi pluridecennali. Dall'altra la ricerca più pazza, con gli studenti delle università che saggiano sulla loro pelle vizi e virtù delle barche a vela che loro stessi hanno progettato e realizzato.
Alla Festa della Marineria, non ci sono solamente le Tall Ship, ma anche gli equipaggi e gli scafi del trofeo '1001 vela cup', giunto alla sua settima edizione.
Tutto è nato nel 2005 quando il professor Paolo Procesi, docente di 'Costruzioni e prototipi' propose all'università Roma tre di dare il 'la' ad un progetto di regata tra barche pensate, costruite e condotte dagli studenti, accompagnato da una serie di conferenze sull'innovazione tecnologica, momenti di confronto e discussione tra i gruppi di lavoro.
"Abbiamo stilato un regolamento che concede molti margini di manovra nella fase di progettazione, ma che costringe all'utilizzo di materiali naturali, una sfida che ha prodotto risultati davvero interessanti", spiega il professor Procesi.
Gli scafi (lunghezza fuori tutto di 4,6 metri) diventano così un concentrato di altissima tecnologia, realizzati in legno, ma anche in sughero o materiali in fibra derivati da canapa, iuta o lino. Che a differenza della vetroresina in fase di smaltimento non producono alcun residuo.
Ma anche sulle vele (33 metri quadrati di superficie) le innovazioni sono di grandissimo interesse. E in questo campo a giocare la parte del leone è il Polo universitario spezzino, che ha messo a punto uno 'square top' che farebbe felice ogni appassionato.
I ragazzi del Polo Marconi fanno valere le capacità apprese nel corso di Ingegneria nautica e la potenza del calcolo in Cfd, tanto che lo scorso anno a Palermo, dopo aver vinto il premio Sitec 2011 come miglior barca e aver collezionato alcuni piazzamenti, hanno sbaragliato la concorrenza a bordo di Corsara, armo in gara anche in questa edizione.
Ma gli altri atenei non stanno a guardare e, sebbene non possano contare su un corso così specialistico sul tema, mettono insieme diverse discipline, con risultati altrettanto brillanti. Il nome del vincitore del trofeo 2013 è tutt'altro che scontato.
"Il nostro intento - afferma Procesi -, oltre a quello di far lavorare i ragazzi anche sul piano pratico, è di far operare studenti e docenti gomito a gomito". Uno obiettivo che da quest'anno viene perseguito anche attraverso il trofeo 'Paolo Padova', dove gli equipaggi sono composti da un insegnante e da un alunno.
Ma non è tutto. Per valutare in maniera scientifica l'efficienza delle imbarcazioni è stata lanciata la 'Switch race', una regata nella quale i velisti dell'armo che si è classificato primo nella prima gara si scambia lo scafo con l'ultimo. Il penultimo con il secondo, e così via.
Appianati i valori in campo risulta più facile capire quanto conti 'il manico' e quanto le prestazioni della barca.
Performance che nella gran parte dei casi sono di grande velocità e acrobaticità, grazie alla possibilità di utilizzare vele alari e foil, ma anche per merito delle soluzioni estreme che vengono messe a punto con l'utilizzo di potenti calcolatori per la fluidodinamica computazionale (Cfd), le vasche navali, i laboratori e le gallerie del vento delle università che ne dispongono.
"Quest'anno partecipano sette atenei, per un totale di 11 barche (il Polo spezzino e altri partecipano con due mezzi). Negli anni sono state coinvolte 16 università, per un totale di oltre 30 scafi. E' chiaro che quello che conta è prima di tutto la qualità progettuale e abbiamo assistito a enormi balzi in avanti. Merito della sana competizione, ma anche dei momenti di confronto che si hanno nelle conferenze, così come durante i giorni di regata. Crediamo tanto nella creazione di una rete che da questa edizione abbiamo aperto la possibilità di creare dei consorzi, ovvero all'utilizzo di componenti di diverse università. L'impegno in termini di tempo e di coordinamento che richiede questa strada è elevato e ancora nessuno l'ha percorsa, ma confidiamo che possa essere di grande valore e interesse".

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