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Ultimo aggiornamento: Lunedì 16 Ottobre - ore 22.30

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Trentuno casi di scabbia, il divano polveroso è il nemico numero uno

A fare il punto della situazione è la dottoressa Stefania Artioli di Infettivologia: "La scarsa pulizia favorisce la diffusione della malattia. Alla Spezia non ci sono epidemie perchè i piccoli focolai vengono gestiti immediatamente".

Trentuno casi di scabbia, il divano polveroso è il nemico numero uno

La Spezia - Pruriti selvaggi nel cuore della notte. L'acariasi, generalizzata con il termine "scabbia", si manifesta così e si cura con benzoato di benzile e permetrina. Dopo gli allarmi degli ultimi anni e per ultima la denuncia di una vasta diffusione all'interno di alcune scuole della vicina Massa Carrara, anche alla Spezia con la direzione di Infettivologia si inquadra il fenomeno a livello provinciale.
I casi dal 7 gennaio 2015 al 21 novembre 2016 sono stati 31 da distinguersi in tre categorie differenti relative al contagio. Undici casi rientrano nella sfera familiare, altrettanti nei centri di accoglienza per i migranti e gli altri nove sono casi isolati.
Tra gli undici casi riscontrati nei nuclei familiari il 25 per cento è rappresentato dai bambini che sono entrati a contatto con la malattia. Nelle scuole spezzine alla prima segnalazione vengono immediatamente attivate le cure per evitare la diffusione. Per quanto riguarda invece i casi riscontrati nelle comunità di accoglienza il contagio è avvenuto principalmente dal contatto prolungato nel corso dei viaggi della speranza.
L'acariasi è una malattia facilmente curabile per la quale non servono terapie invasive, è fastidiosa questo è certo ma a volte per evitarla basta stare attenti ai vecchi divani polverosi magari abbandonati i cantina e utilizzati dopo molto tempo. Questa particolare condizione è stata riscontrata spesso nei casi isolati, quindi i viaggi in treno e il contatto prolungato con animali incidono in minima sulla diffusione. Il divano vecchio insomma può diventare il primo posto dove prendersi la scabbia.
La prima condizione che favorisce la diffusione dell'acariosi è la scarsa pulizia. Diventa fondamentale l'igiene personale. A fare un commento a riguardo è la dottoressa Stefania Artioli di infettivologia al Sant'Andrea della Spezia che spiega le particolarità dell'acariosi e come difendersi.
"Alla Spezia - ha detto - la situazione è costantemente sotto controllo e di dati parlano chiaro. La situazione non è preoccupante con 31 casi in quasi due anni. La scabbia è causata da un un acaro invisibile ad occhio nudo, parassita umano obbligato, non in grado cioè di sopravvivere a lungo lontano dalla pelle umana (36 ore circa); dopo l’accoppiamento gli acari adulti maschi rimangono sulla pelle, mentre le femmine scavano una galleria dove depositano le uova. Le femmine scavano ad una velocità di 2-3 mm al giorno e depositano 1-3 uova al giorno nella galleria. Vivono per 4-6 settimane. Le uova si schiudono entro 3-4 giorni, liberando una larva che fuoriesce dalla volta del tunnel, scavando brevi cunicoli (tasche di muta) sulla superficie della pelle, dove rimane sino a maturazione. Dalla deposizione delle uova allo stato di acaro adulto passano 10-13 giorni. L’incubazione è di circa 3-6 settimane".
Le tracce visibili della scabbia si presentano come linee corte, ondulate, rossastre o scure sulla superficie della pelle, concentrate in modo particolare attorno al polso e tra le dita. I contagiati dalla scabbia possono anche sviluppare un’eruzione cutanea con un eritema costituito da pustole rosse in rilievo. Il sintomo più comune della scabbia è un forte prurito, che peggiora di notte o dopo un bagno caldo, quando l’attività degli acari aumenta a causa del caldo. Prurito e segni visibili sulla pelle sono dovuti agli acari presenti nei cunicoli e dei loro prodotti (es. saliva, escrementi). Le zone del corpo che vengono colpite più frequentemente dalla scabbia sono le mani e i piedi (in special modo le membrane cutanee tra le dita), la parte interna del polso e la zona ascellare. Il contagio può anche colpire altre parti del corpo, in particolare i gomiti e le zone intorno al petto, ai genitali, l’ombelico e le natiche. Se un paziente affetto da scabbia si gratta sulle zone di pelle colpite dal prurito, aumenta le possibilità che la pelle colpita sia infettata anche dai batteri.
La scabbia è contagiosa e di solito viene trasmessa attraverso il contatto prolungato tra le epidermidi, oppure mediante contatti sessuali con un’altra persona infetta (il preservativo potrebbe non essere sufficiente ad evitare il contagio). L’infezione si diffonde con maggiore facilità nei luoghi affollati e nelle situazioni in cui ci sono molti contatti ravvicinati, come nelle scuole o negli asili o nelle comunita’ affollate.
La scabbia sembra possa essere trasmessa anche attraverso il contatto con altri oggetti come vestiti, biancheria, mobili o superfici con cui una persona infetta sia entrata in contatto, ma quest’eventualità è sicuramente più rara.
Gli acari della scabbia possono sopravvivere lontani dall’ospite umano fino a 24-36 ore. Se non curata la scabbia non guarisce spontaneamente, ma è spesso sufficiente un’unica applicazione della terapia prescritta per risolvere l’infezione. I medici curano la scabbia prescrivendo una crema o lozione medicata per uccidere gli acari (antiparassitari come permetrina o benzoato di benzile ). Nella maggior parte dei casi, è necessario ripetere il trattamento dopo una settimana. Le lesioni da acariasi potrebbero andare incontro a sovrainfezione batterica per il grattamento ed essere necessaria una terapia antibiotica, può anche essere prescritto dal medico un antistaminico per contribuire ad alleviare il prurito e una crema a base di cortisone per far sì che l’eruzione cutanea scompaia più in fretta. La cura si dimostra efficace quando non si verificano nuove eruzioni o non compaiono segni visibili dopo 24 o 48 ore. ll contatto fisico diretto è la modalità di trasmissione più comune per la scabbia ma, poiché gli acari che causano la scabbia possono vivere fino a 2 o 3 giorni nei vestiti, nella biancheria da letto o nella polvere, è possibile il contagio da scabbia da un’altra persona con cui condivide lo stesso letto, la biancheria o gli asciugamani.
"Se nella vostra famiglia qualcuno è in cura per la scabbia - conclude Artioli-, anche tutti gli altri membri della famiglia dovrebbero essere sottoposti a cure. I vestiti, le lenzuola e gli asciugamani dovrebbero essere lavati in acqua ad alte temperature e cio’ che non e’ labile ad alte temperature chiuso in un sacco (vedi descrizione sottostante). Si dovrebbe passare l’aspirapolvere in tutte le stanze della casa, e il sacchetto dovrebbe essere gettato nella spazzatura dopo l’uso".
Come curarsi. Se si è venuti a contatto con una persona affetta da scabbia è necessario: effettuare il trattamento preventivo consigliato dal medico, dopo il bagno o la doccia. E' necessario sostituire la biancheria personale, le lenzuola, le federe e gli asciugamani dopo ogni applicazione, lavare la biancheria in lavatrice a temperatura superiore ai 60° C, porre in un sacco impermeabile tutto ciò che non è lavabile ad alte temperature (coperte, cuscini, capi in lana), lasciarlo chiuso per almeno 48 ore e poi esporlo all’aria. L’acaro non può sopravvivere a lungo lontano dalla pelle umana, non oltre 36 ore.

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