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Testimonianze dal Burundi per la veglia missionaria

di Don Giuseppe Savoca

la storia di Marie Claire Gegera
Testimonianze dal Burundi per la veglia missionaria

La Spezia - In preparazione alla Giornata missioniaria mondiale, che si celebra oggi ed è coordinata in diocesi dal Centro missionario, si è tenuta venerdì scorso alla Spezia, nella cattedrale di Cristo Re, la tradizionale Veglia di preghiera, presieduta dal Vescovo Luigi Ernesto Palletti. Al centro della Veglia è stata la testimonianza di Marie Claire Gegera, nata quarantotto anni anni fa a Bujumbura, capitale del Burundi. Poco più esteso della Lombardia, il Burundi è uno dei paesi più piccoli dell’Africa, con circa dieci milioni di abitanti. Situato poco sotto l’Equatore, sulle rive del lago Tanganika, e con grandi potenzialità di crescita, essendo ricco di oro, di diamanti e di uranio, risulta tuttavia fra i paesi più poveri del mondo, ed ha conosciuto violenze terribili per contrasti etnici. La maggioranza della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà, e solo il cinque per cento ha accesso ad acqua potabile ed elettricità. E’ la terra dove hanno operato per oltre vent’anni due nostri sacerdoti diocesani, don Bruno Vincenzi e don Giovanni Tassano.

Marie Claire, rimasta orfana in tenera età di entrambi i genitori a causa della guerra a diciannove anni si trasferisce in Rwanda, dove studia e coordina il sostegno ai malati di Aids ricoverati in ospedale. Quando scoppiò la guerra civile nel Rwanda, e lei ha ventuno anni, inizia la sua prima esperienza come volontaria, nell’ambito della Caritas diocesana. Lo scontro fra forze governative e ribelli – Hutu e Tutsi, dal punto di vista etnico – la introduce ad esperienze molto crude, che la convincono ancor più della necessità di combattere la violenza in tutti i modi possibili. Così, nel 1996, Marie Claire giunge per la prima volta in Italia per imparare la lingua dei gesti e per la formazione degli insegnanti dei sordomuti. Tra il 1998 e il 2005 rientra in Burundi e nel Congo, dove lavora con i missionari. Lì avviene la svolta nella sua vita. Mentre prestava servizio di volontariato in un campo profughi, incontrò l’assassino di sua madre che le chiese perdono mentre stava per morire. Marie Claire dopo un giorno di riflessione e di preghiera decise di perdonarlo perché sua madre l’avrebbe fatto. Da questo incontro Marie Claire matura la sua fede e comincia ad aiutare gli altri con questo motto: ”La Carità in movimento”. Dato che aveva ricevuto tanto nella sua vita, decise di spenderla all’insegna della gratitudine ispirandosi al testo di San Giovanni: “Abbiamo conosciuto l’amore in Colui che ha dato la vita per noi, anche noi dobbiamo dare la vita per gli altri”(1 Gv, 3). La vera vendetta per Marie Claire fu il perdono. Nel 2005 torna in Italia e nel 2009 si laurea in Infermieristica presso l’università di Bari. Nel 2011 consegue il master in Emergenza infermieristica pediatrica presso l’Università di Genova. Nel 2014 ottiene il Master in Management e coordinamento Sanitario all’Università degli Studi Internazionali di Roma. Dal 2008 collabora con le suore di Madre Teresa di Calcutta. Sebbene abbia perso i genitori, vittime delle rivalità fra Hutu e Tutsi, Marie Claire conserva un grande amore per ogni etnia della sua gente, al punto da dedicare tutte le sue risorse nella costituzione di una onlus fondata a Bujumbura per sostenere le persone più disagiate. Si tratta della Aps (Associazione per la promozione della salute e dello sviluppo socio–economico). Obiettivo è quello di evitare gli errori più comuni, soprattutto quello di privare i neonati di sostanze essenziali al loro sviluppo fisico e mentale. I volontari illustrano nei villaggi i danni conseguenti alla mancanza di proteine o di determinate vitamine, e per ogni carenza vengono suggeriti quali legumi e frutti locali utilizzare, scongiurando così patologie come il kwashiorkor (bambini con la pancia gonfia) o il marasmus (assenza di massa muscolare). Fa in maniera di assicurare alle famiglie più bisognose, in modo quasi gratuito, le cure mediche. In un paese senza assistenza sanitaria quel dono può rappresentare davvero la salvezza per molte vite umane. Ora Marie Claire ha ancora un “sogno”, che spera di veder presto realtà: realizzare una scuola di sartoria a Gatumba, un villaggio molto povero, situato a circa venti chilometri da Bujumbura, al confine con il Congo. Il terreno lo ha acquistato con i propri risparmi, compreso lo spazio per un asilo, nel quale le madri possano lasciare i bambini durante le lezioni, e per una sartoria professionale dove, dopo il corso, le allieve possano lavorare su commissione, assicurando un introito alla famiglia. Progetti semplici, dunque, ma davvero concreti ed utili. Il Vescovo ha concluso la Veglia, ricordando che ogni battezzato è missionario e che “essere missionari significa annunziare il Vangelo a popoli lontani o a persone vicine”

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