Città della Spezia Liguria News Genova Post Città della Spezia La Voce Apuana
LA REDAZIONE
Telefono redazione La Spezia 0187 1852605
Fax redazione La Spezia 0187 1852515
PUBBLICITA'
Telefono pubblicita La Spezia 0187 1952682

Ultimo aggiornamento: Domenica 18 Novembre - ore 13.49

Facebook Città della Spezia Twitter Città della Spezia Google+ Città della Spezia
Instagram Città della Spezia

Sui vaccini è sempre e solo un confronto tra tifoserie

Un convegno in Mediateca regionale diventa lo specchio della difficoltà della scienza nel comunicare sé stessa. Medici con anni di studi e lavoro alle spalle di fronte allo scetticismo e al complottismo. Il principio di competenza non abita più qui.

incontro movimentato
Sui vaccini è sempre e solo un confronto tra tifoserie

La Spezia - La sensazione che rimane alla fine, dopo due ore di dibattito, è che nessuno sia venuto davvero per capire, per saperne qualcosa di più sui vaccini, per esercitare il diritto di essere informato su cosa lo Stato sta facendo per proteggere i cittadini e le famiglie. La maggior parte della platea non vuole l'obbligo sancito dalla Legge Lorenzin, questo lo si capisce dal brusio che si alza ogniqualvolta uno dei medici relatori spiega perché la punturina sia una conquista della scienza e abbia abbattuto la mortalità infantile. Ma l'obiettivo di una riforma della legge, peraltro già nell'agenda del governo, non prosciugherebbe l'inquietudine.
E' quando ognuno lascia il proprio posto e si formano i crocchi di persone che proseguono il dibattito in rivoli privati, è lì che si avverte una cappa. E' il mantello pesante della questione non fugata, forse neanche inquadrata, una sorte di motore inconscio che muove ogni domanda. Sempre più insistente e ripetitiva, ripassata su foglietti A4 che riportano documenti scaricati dalla Rete o appuntata su quaderni che spuntano con gesti automatici, affinati in dozzine di appuntamenti simili. Nessuno è davvero lì per sentirsi rassicurato da chi indossa il camice, perché la vera fine del dibattito, la parola che spegnerebbe i dubbi, potrebbe essere una sola. Che un giorno qualcuno si alzi e ammetta che sì, è tutto un complotto ordito dalla case farmaceutiche e dai governi corrotti, che in verità i vaccini non servono a niente o al massimo sono nocivi e la ricerca medica sostiene solo quello che il capitale gli suggerisce.

Succede in ogni momento sui nostri dibattiti social, questa sera è avvenuto anche dal vivo alla Mediateca regionale. Si tiene uno dei primi incontri di un ciclo che farà il punto della sanità pubblica a quarant'anni dalla riforma che ha introdotto il diritto alla salute. Il tema con cui si inizia è il più caldo del momento perché la politica ha polarizzato lo scontro facendone carne da campagna elettorale. "L'obbligo é una scorciatoia, saremmo molto più contenti non ce ne fosse bisogno. Ma l'obiettivo deve essere mantenere un'alta copertura vaccinale. Dovrebbe bastare l'evidenza scientifica, ma in Italia c'è una scarsa cultura scientifica nella popolazione", dice Giovanni Rezza, direttore del dipartimento malattie infettive dell'Istituto superiore della sanità. Non è fisicamente alla Spezia, trattenuto a Roma, ma manda un video in cui spiega che solo la Romania ha più casi di morbillo dell'Italia e che l'Unione Europea aveva invece come obiettivo di debellare la malattia entro il 2015.
Ma non sono le teorie antivax ad averci fatto guadagnare la reprimenda di Bruxelles, quelle si sono come inserite in un vuoto. "Gli antivaccinisti sono solo lo 0,7% della popolazione secondo un'indagine del 2016, ma poi c'è un 16% che si definisce indeciso - spiega - Su di questi agiscono elementi come la scarsa informazione ricevuta dai pediatri, aver incontrato genitori di bambini che hanno avuto effetti collaterali dopo il vaccino o anche le opinioni discordanti tra gli stessi medici".

Questo punto sarà confermato a breve da Paolo Bellavite, che medico non è ma che è comunque considerato una voce da ascoltare, almeno da una parte. Ex professore universitario all'ateneo di Verona, è infatti punto di riferimento dei free vax. Ed è punto di riferimento anche di Matteo Salvini, che consigliava il suo libro "Vaccini sì, obbligo no" via Twitter qualche tempo fa. Se l'apprezzamento sia ricambiato non si sa, ma appare ben chiaro chi non apprezzi Bellavite in fatto di politica; nella terza slide della sua presentazione sceglie una foto con smorfia di Matteo Renzi (come in un Tg4 di fediana memoria) per introdurre il tema della Legge Lorenzin. Sforna numeri e tabelle per sostenere che molte malattie erano già in calo prima dell'introduzione dei vaccini su larga scala. "Il morbillo? Un'epidemietta. Ci sono tante probabilità di avere conseguenze gravi dal prendersi la malattia quanto dal vaccinarsi". Porta il Veneto, dove non c'è l'obbligo ma solo una buona campagna di informazione, a modello. "Il consenso informato é il cardine del rapporto tra medico e paziente - dice -, prima di sacrificarlo per un guadagno minimo per la popolazione ci penserei bene".

Stefania Artioli dirige la Struttura complessa malattie infettive dell'Asl 5 Spezzino. Ha notizie diverse. "La vaccinazione è seconda solo alla potabilizzazione dell'acqua nella prevenzione della mortalità umana ed è da considerare come la più importante scoperta medica per l'impatto che ha avuto sulla nostra vita", illustra la dottoressa. Ma il pubblico scettico vuole le prove, vuole garanzie, la letteratura scientifica dell'ultimo secolo e l'evidenza di un'aspettativa di vita che si è allungata per tutti nel mondo occidentale non basta.
Iniziano le domande e il dottor Elio Castagnola, responsabile dell'unità malattie infettive dell'ospedale pediatrico Gaslini di Genova, si infervora quando Bellavite spiega che sarebbe "un trauma" per i bambini non vaccinati essere tenuti fuori dalla scuola. "E allora un bambino che sta facendo la chemioterapia e non può andare in classe perché ci sono altri studenti non vaccinati? A lui cosa diciamo?". "Non va fatta la chemioterapia, è altro veleno!", urla un signore antivaccinistra dal pubblico.

E' il momento in cui i toni si alzano, pur sempre rimanendo nel campo della dialettica. La politica è la grande assente. Non è intervenuta e non interverrà, a parte il sindaco Peracchini che ha salutato la platea all'inizio dell'incontro quando gli animi erano ancora sereni. C'è anche l'onorevole Gagliardi, che va via prima della fine, e ci sono gli assessori Medusei e Asti. Filippo Paganini, che modera il dibattito, riporta l'ordine. Per ultima prende la parola una pediatra in pensione. Ha più di novant'anni e ha lavorato all'ospedale Sant'Andrea quando la polio falciava la corsa dei bambini a decine. E' l'unica persona in sala che ricorda un mondo in cui l'unica speranza era che non toccasse al proprio figlio o alla propria figlia. Nei suoi occhi non ci sono tabelle o casistiche, ma volti di tanti anni fa. "Io non accetterò mai l'idea che anche un bambino, un solo bambino, possa morire per una malattia per cui poteva essere vaccinato".

© RIPRODUZIONE RISERVATA


Notizie La Spezia








































Testata giornalistica iscritta al Registro Stampe del Tribunale della Spezia. RAA 59/04, Conc 5376, Reg. Sp 8/04.
Direttore responsabile: Fabio Lugarini.
Direttore editoriale: Armando Napoletano.
Redazione: Thomas De Luca, Chiara Alfonzetti, Andrea Bonatti, Niccolò Re, Matteo Cantile, Benedetto Marchese, Andrea Fazi.
Editorialisti: Salvatore Di Cicco, Paolo Carafa, Giorgio Pagano, Alberto Scaramuccia e Piero Donati.
Fotografo: Stefano Stradini.

Contatta la redazione

Privacy e Cookie Policy

Per la tua pubblicità su Cittadellaspezia sfoglia la brochure

Liguria News