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Strina riposa ai Boschetti assieme a capolavori "senza famiglia" | Foto

Città della Spezia ha esplorato il cimitero dei Boschetti per raccontarne storia e aneddotti.

memorie svelate
Strina riposa ai Boschetti assieme a capolavori "senza famiglia"

La Spezia - Strina è mai esistito? Cosa ha fatto in vita per meritare di essere sulla bocca di tanti spezzini? La risposta a tutti questi interrogativi potrebbe arrivare da una minuziosa ricerca di un funzionario dei servizi cimiteriali della Spezia che sta analizzando migliaia di atti per ricostruire e digitalizzare il mastodontico archivio del cimitero comunale.
In una sezione dei Boschetti tra le lapidi delle sepolture perpetue e le tante coppie ne spunta una in particolare sulla quale si legge: “A Costanzo Strina (nato il 30 novembre 1831 e morto il 24 settembre 1898, ndr). La moglie e i figli ad imperitura memoria desolatissimi posero”.
Accanto a lui riposa Nunzia Strina, vedova De Maria nata nel 1874 e mancata nel 1964. Visto il cognome da nubile della signora potrebbe trattarsi di una figlia oppure di una sorella, però soltanto un'approfondita ricerca potrà svelarlo.
“Non abbiamo la certezza che possa trattarsi del famoso 'Strina' dei detti popolari spezzini - raccontano degli uffici dei funzionari diretti dall'assessore Medusei e dall'ingegner Cannetti ai taccuini di Città della Spezia – ma ci sono molti elementi che potrebbero condurre a lui. Si trattava di un militare, probabilmente con un ruolo molto importante per il contesto sociale dell'epoca che risiedeva a Palazzo Calderai in Piazza Saint Bon. La ricostruzione non è semplice perché gli archivi cimiteriali partono dal 1901”.
Da qui comunque si apre un mondo. L'importanza di questo militare nella borghesia dell'epoca potrebbe aver contribuito a farlo conoscere tra gli spezzini che nei secoli gli hanno attribuito bonariamente tutte le colpe, le necessità e gli impegni della città.

Città della Spezia si è avventurato nel camposanto per approfondirne la storia. Il cimitero dei Boschetti presenta anche la massima espressione di diversi stili, tra i quali il Liberty, per la realizzazione dei monumenti funerari. Si tratta di un archivio a cielo aperto che narra una Spezia cresciuta a dismisura con l'avvento dell'arsenale.
Scrutando gli archivi, ricostruendo le storie di centinaia di famiglie, i Servizi cimiteriali del Comune della Spezia non solo stanno portando avanti un lavoro meticoloso ma sono stati in grado di svelare alcuni spaccati della borghesia spezzina dell'Ottocento. Le sepolture, suddivise in decine di sezioni, sono andate di pari passo con la storia. Si parte proprio dalla seconda metà del 1800. Il camposanto divenne luogo del riposo eterno, non solo degli spezzini, a partire dal 1874.

Lo scoglio di Quarto e l'allievo prediletto di Chopin. Oltre alle spoglie mortali di tanti cittadini comuni riposano anche l'allievo prediletto di Chopin, che morì alla Spezia pare per un infarto dopo l'acquisto di un'imbarcazione, eroi di guerra e una decina di garibaldini. Particolare la vicenda dedicata ai valorosi dell'Unità d'Italia. Uno di loro, garibaldino e massone, G.B. Cambiagio volle sulla sua tomba uno scoglio da Quarto. Si narra che i compagni ancora in vita lo andarono a prendere e lo portarono al cimitero per rispettare le sue ultime volontà.
Cambiagio non è l'unico massone presente al cimitero, su alcune lapidi si vede chiaramente l'effige della loggia massonica. Questi e altri dettagli vengono raccontati fino al Secondo Dopoguerra.
La tradizione del riportare i dati anagrafici e alcuni cenni biografici del defunto era tipica dell'epoca. Per la donna, borghese dell'Ottocento, il ruolo narrato sulla propria lapide doveva essere quello della moglie fedele e madre devota, angelo del focolare. L'uomo veniva elogiato per le sue virtù militari oppure per il mestiere che svolgeva: dal commerciante, al professore, al dottore.
Come detto, dalla Seconda guerra mondiale questo metodo venne abbandonato sia per l'elevato numero di vittime che per un cambio radicale della società stessa.
Il camposanto racconta autentici spaccati di vita della città con riferimenti a episodi specifici: basti pensare alla tragedia dello scoppio di Pagliari e al monumento di tutti i caduti delle due guerre.

Capolavori senza famiglia. Al cimitero della Spezia resistono autentici capolavori che però sono “senza famiglia”. Circa l'80 per cento dei monumenti funerari più importanti, con il decesso degli ultimi discendenti residenti nello Spezzino, sono letteralmente abbandonati. Il Comune e i servizi cimiteriali potrebbero acquisire le tombe, in quanto su terreni demaniali concessi, ma il passaggio delle opere dal privato al pubblico non è così immediato.
Tra i più noti c'è forse il monumento funerario della famiglia Faggioni chiamato da molti “Il ciabattino” in cui, come voleva il gusto ottocentesco, rappresentava il defunto in un contesto familiare. In questo caso vengono ritratti l'artigiano, presumibilmente, assieme alla moglie e alla nipotina. Forse originario di Fivizzano si sta rivelando complesso il rintraccio dei discendenti.
Lo stesso di può raccontare della tomba, nei pressi della cappella, del dottor Andrea Di Negro e nei pressi della sezione VIII dello storico commerciante Vidal Binna.
Quest'ultimo fu uno dei primi commercianti di Piazza Cavour. La sua bottega fino agli Settanta del Novecento rimase punto di riferimento per molti spezzini. Binna viene ritratto in un tenero abbraccio con i nipoti citati anche nell'epigrafe funeraria. Ad accomunare questi tre monumenti è la precisione della fisionomia dei personaggi e degli abiti fedelissimi alla moda dell'epoca.

Queste sculture, per la maggior parte in marmo bianco oltre a “non trovare” la propria famiglia, come i piccoli fratelli Gasparini e Norma Verzocchi Gori, sono ferite dal tempo, dall'industria e dalle piogge acide. La loro manutenzione non può essere portata avanti dal Comune, quindi per adesso la sorte di tutti questi simboli è affidata al destino.

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