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Spezia, segno primordiale di identità collettiva

di Alberto Scaramuccia

Entusiasmo corale
Spezia, segno primordiale di identità collettiva

La Spezia - Lo scrittore uruguagio Edoardo Galeano fu anche un appassionato di futbòl, argomento su cui scrisse nel ’97 il libro “Splendori e miserie del gioco del calcio”. Nel testo (pag. 243) deplora che i libri di storia contemporanea non parlino di questo sport “neppure nei paesi dove il pallone è segno primordiale di identità collettiva”.
Che ci si identifichi con la squadra del cuore è avvenuto la notte scorsa quando, dopo averlo coltivato per anni e finora soltanto accarezzato, si è finalmente realizzato un sogno.
Già, un sogno, un tema su cui sentiremo dire a breve abbondantemente ma, temo, senza riferimento alle tematiche che cementano una comunità.
Nondimeno, stanotte a festeggiare c’erano tutti: i sovranisti più accaniti assieme agli europeisti più accesi, i contrari agli sbarchi con chi arrivato con quel mezzo s’è presto convertito al nuovo credo se già non lo era, i portatori asintomatici con quanti dopo la grande sbornia magari dovranno farsi il tampone (ma speriamo di no).
È strano questo fenomeno per cui non ci riconosciamo comunità unita in virtù di un’eredità storica che ci ha consegnato l’appartenenza ad un territorio. Anche se nelle abitudini quotidiane ci muoviamo sotto bandiere di diverso colore, gli eventi sportivi ci coinvolgono spingendoci ad agitarci convulsi sotto un unico stendardo (può essere azzurro o nel nostro caso bianconero) e lo sventoliamo scatenati con una frenesia eccitata da una stragrande felicità quasi che se tutta una città fosse riuscita nell’impresa di avere vinto la lotteria di capodanno.
Eppure, avremmo altri motivi per sentirci un unicum visto che abitiamo un territorio che ha l’indubbio merito di avere costruito un insieme meticcio facendone, di fatto quasi dal nulla, una comunità che non esisteva prima mescolando usi, costumi, parlate, atteggiamenti che erano di loro natura diversi fondendo il tutto in una creatura che non esisteva in precedenza. Quasi un melting pot in salsa sprugolina.
Tuttavia, la conoscenza del nostro essere stati si limita, al massimo, ad essere condivisa. Non riesce ad essere partecipata neppure per un terzo dell’immensa eccitazione di ieri sera che ha trasformato un fatto sportivo in evento cittadino di entusiasmo corale.
Ma non si pensi, please, che chi scrive sia rimasto immune dal contagio bianconero: in definitiva, siamo aquile.

ALBERTO SCARAMUCCIA

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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