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Sogni in bachelite e moplen per grandi e piccini

La fiera che fu. Come cambiò la festa del patrono tra gli anni Cinquanta e Sessanta.

Sogni in bachelite e moplen per grandi e piccini

La Spezia - Zuccherini, caramelle e...bachelite! Tra gli anni Cinquanta e Sessanta con l'arrivo a gamba tesa del “moplen” pubblicizzato da Gino Bramieri il progresso era pronto a invadere la fiera di San Giuseppe.
All'epoca i bambini non avevano i palloncini raffiguranti i personaggi dei cartoni, erano solo tondi a forma di animale, oppure erano più piccoli a spicchi colorati e di una gomma più spessa. Poi c'erano le collane di nocciole, la merce era esposta sui teloni e tra le novità per aiutare le donne di casa non mancavano curiosi spremi agrumi e oggetti in bachelite, poi soppiantati dalla modernissima plastica. Eravamo a cavallo degli anni '50 e '60, quando la città era diversa e la Fiera di San Giuseppe era già l'immancabile appuntamento che salutava l'inverno e dava il benvenuto alla bella stagione.

I ricordi si affollano nella mente delle bambine di una volta che ricordano perfettamente la gioia di aver visto quella bambola di bachelite con il vestito a farfalle, esposta sul suo piedistallo in un telo steso su Viale Amendola. Già, perché una volta la fiera di San Giuseppe era anche lì e molti espositori, che non potevano permettersi un banco, stendevano dei lenzuoli e preparavano la merce.
La fiera è sempre stata un punto di riferimento di grandi e piccoli che si cimentavano in acquisti di ogni genere, una 'moda' che ancora oggi non sembra passata.
Sono trascorsi più di cinquant'anni da quando i bambini smaniavano per una collana di nocciole, che al giorno d'oggi si trova sempre più di rado e sulle tavole non mancavano mai brigidini e i “negrettini”, che però venivano venduti singolarmente.
Se oggi si possono gustare salumi e formaggi, negli anni '50 nella schiera dei prodotti alimentari non poteva mancare l'acquisto di pesce in scatola di diverse qualità. Le signore avevano l'imbarazzo della scelta per le stoviglie e non mancavano i bizzarri utensili miracolosi che permettevano di alleggerire il lavoro di casa e tra questi c'era il marchingegno che buca i limoni e in pochi minuti vi regala il succo dell'agrume.

Ma San Giuseppe non è unica per la sola merce in esposizione a fare la differenza sono anche i venditori. Le cronache raccontano di “Conti”, un notissimo venditore toscano che fino agli anni '80 ha fatto fare 'affari d'oro' alla fiera a grandi e piccini.
Il buon Conti partiva da un prezzo altissimo, esagerato, quando aveva rapito l'attenzione dei clienti partiva col ribasso e quasi come una cantilena recitava: “Non ve lo darò per 10, né per 5 ma per 2 mila lire”.
Ma la vendita straordinaria non si fermava al ribasso, perché per acquisire sempre più clienti lanciava la merce da prendere 'al volo' e offriva una grande quantità di pacchi regalo che comprendevano: giocattoli per maschietti e femminucce, un quadro in terracotta raffigurante un galeone spagnolo o qualche altro soggetto decisamente bizzarro, soprammobili e una serie di piatti.

A distanza di sessant'anni sono cambiate tante cose: le disposizioni dei banchi, le merci in vendita e le esigenze dei clienti. Quello che difficilmente cambierà è l'affetto che, volenti o nolenti, gli spezzini hanno provato e provano per questo evento anche se spesso non lo danno a vedere.

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