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Sindacati davanti alla Rsa Mazzini: "Lavori da fare con urgenza" | Foto

Le sigle di categoria e quelle confederali si sono date appuntamento davanti alla struttura per anziani e di riabilitazione in cui sono emersi 40 casi tra gli ospiti e 30 tra i lavoratori.

"Senza Dpi non si entra!"
Sindacati davanti alla Rsa Mazzini: "Lavori da fare con urgenza"

La Spezia - Lavoratori, familiari e rappresentanti sindacali. Tutti presenti in Viale Alpi questa mattina, di fronte all'ingresso della Rsa Mazzini, con bandiere e striscioni per dire basta a una gestione sanitaria, quella della cooperativa Kcs, che reputano fallimentare e che ha portato a registrare decine di contagi, sia tra gli operatori che tra gli ospiti della struttura.

"Chiediamo chiarezza sul futuro della Mazzini. Ci sono voci preoccupanti che circolano tra i lavoratori e bisogna capire cosa vuole fare Kcs: non si può fare a meno di questa struttura e se ci sono lavori da fare questi devono essere svolti in sicurezza", ha esordito Mario Ghini, segretario regionale della Uil.
"Già dalla prima ondata - gli ha fatto eco Antonio Carro, numero uno della Cisl spezzina - si era capito che queste strutture che ospitano persone anziane dovevano essere protette, non ci aspettavamo di arrivare a questi punti. Ci aspettavamo una gestione che fosse in grado di contenere l'esplosione dei contagi e invece oggi bisogna salvare vite umane e adeguare al più presto la struttura per evitare situazioni come quella odierna".
A completare il trio dei sindacati confederali era presente anche Lara Ghiglione, segretario provinciale della Cgil: "Appena i pazienti e i lavoratori si negativizzano, che siano necessarie settimane o mesi, bisogna pulire la struttura e renderla agibile attraverso una corposa ristrutturazione. Siamo arrivati a questo punto per precise responsabilità ma la città non può perdere 100 posti tra Rsa e riabilitazione e nemmeno i posti di lavoro a essa collegati. Ricordiamo che struttura è del Comune, il sindaco e la giunta si devono attivare".

Tra i problemi che vengono ribaditi a più riprese, oltre a quelli della consistenza degli organici e della gestione del lavoro, c'è quello della scarsa, se non nulla, comunicazione con Kcs e Asl. Un problema avvertito dai lavoratori, ma anche dalle famiglie, che rimangono per giorni e giorni senza alcuna informazione riguardo lo stato di salute dei propri cari.
E' il caso di Luca Loritto, figlio di Maria Gagliano, che non è riuscito ad avere informazioni della madre per giorni.
"Solo dopo - ha raccontato a CDS - abbiamo scoperto dai giornali che nella Rsa c'erano dei positivi. Alcune ragazze dall'interno ci hanno detto che era tutto ok e che mia madre non frequentava il salone. Dopo due giorni ci è stato detto invece che era positiva asintomatica. Poi altre informazioni contrastanti e risicate sino a una decina di giorni fa, quando hanno confermato la positività".

A confermare la confusione interna alla struttura è Stefano Tonarelli, delegato Fp Cgil: "Tra gli operatori ci sono una trentina di positivi, che equivalgono a un terzo del totale. E in più ci sono tre o quattro lavoratori in malattia precauzionale perché fisicamente fragili. La situazione peggiora di giorno in giorno e si sono verificati decessi anche negli ultimi tre giorni: in totale sono almeno una decina. Deciderà la magistratura se c'è un collegamento con questa epidemia. L'organico del personale non è sufficiente per gestire la quotidianità: bisogna far rientrare i dipendenti dalla cassa integrazione a rotazione che riguarda tutti, infermieri, fisioterapisti e Oss in cassa a rotazione tutti 45. Quando viene detto che i pazienti sono diminuiti non si tiene conto delle morti e del fatto che non ci sono più stati ingressi...".

Nel frattempo i rappresentanti delle sigle di categoria Daniele Lombardo e Roberto Palomba per Fp Cgil, Clarke Ruggeri per Fisascat Cisl, Massimo Bagaglia per Uil Fpl e Marco Furletti per Uiltrasporti sono stati ricevuti dai vertici della cooperativa. Di fronte al cancello continuavano a sventolare le bandiere dei sindacati confederali e del Nursind.
"Tutti i 40 pazienti sono stati spostati al terzo piano e, secondo l'azienda, il personale sanitario è numericamente adeguato alla situazione. La cassa integrazione passerà a 112 ore di assistenza rispetto alle 80 previste. Il lato dolente - hanno spiegato i sindacalisti al termine dell'incontro - è la chiusura dei primi due piani. Si paventa un prosieguo del Fondo d'integrazione salariale e ne viene confermata l'anticipazione da parete di Kcs. L'azienda vorrebbe svolgere i lavori al termine pandemia, magari a marzo dell'anno prossimo. E questa è un'eventualità che abbiamo rigettato in toto. La struttura è ormai tutta Covid, mentre sulle difficoltà nella comunicazione con gli ospiti è stato dichiarato che si tratta di una mansione che veniva svolta da una psicologa che è risultata positiva e che da oggi ci sarà maggiore impegno in questo senso".
E i presidi di protezione?, hanno chiesto alcune lavoratrici lamentando di indossare alcuni sacchi della spazzatura per coprire le scarpe. "Sono arrivati - hanno risposto i sindacati - e se non ve li danno non entrate!".

"Siamo al paradosso. In tuta Italia vengono utilizzate risorse per assumere qua ci permettiamo il lusso di mettere il personale in cassa integrazione, come minimo", ha aggiunto Bagaglia a margine del presidio.
Critico anche Palomba: "La divisione tra i piani era già prevista con la costituzione dell'area buffer: non capiamo la resistenza a fare i lavori né i problemi che comporterebbe una ditta di edilizia. Occorre un incontro in prefettura con tutti i soggetti coinvolti".

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