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Sgarbi: "Ministro Bonisoli avrebbe fermato l'orrore di Piazza Verdi"

Il critico ferrarese protagonista in Piazza Mentana. "Il Papa è ateo e vorrebbe dire che Salvini è stronzo, ma non può. Mediaset è Cosa nostra. Cristo come Galileo o Socrate". Un viaggio al vetriolo da Raffaello a Marinetti.

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Sgarbi: "Ministro Bonisoli avrebbe fermato l'orrore di Piazza Verdi"

La Spezia - Un itinerario nell'arte dalla Scuola di Atene a Marinetti, punzecchiature a volo d'angelo, pedate assestate senza andar troppo per il sottile e attacchi su Piazza Verdi che, a ben guardare, non tirano più come fino a un migliaio di giorni fa. Questo è stato il Vittorio Sgarbi show andato in onda ieri sera in Piazza Mentana per la seconda serata del festival Cultura e Identità, condotta dall'attore Edoardo Sylos Labini, grande animatore della manifestazione. Preceduto da un'intervista dell'assessore regionale al Turismo Gianni Berrino – del resto la puntata spezzina di CeI è stata battezzata 'Turismo è Futurismo' -, che ha elogiato le qualità e le potenzialità dell'intera regione, il Vittorio nazionale è salito sul palco verso le dieci per il piacere degli oltre quattrocento del pubblico – in prima fila l'assessore Paolo Asti e il presidente del consiglio comunale Giulio Guerri -, molti dei quali arrivati già prima delle nove per guadagnarsi un posto al sole in platea. Primo tema toccato, il mecenatismo, ambito in cui oggi, si è rammaricato il critico, “lo Stato è debole”. Ma c'è naturalmente anche il mecenatismo dei privati, come quello di Amedeo Lia, scomparso nel 2012. “Un costruttore che ha lasciato alla Spezia una raccolta di capolavori – ha detto Sgarbi – raccolti in un museo nato grazie a un accordo con il Comune. Comune che allora fece una cosa straordinaria, come poi ha fatto un orrore come Piazza Verdi”. Eccola, accolta tiepidamente, la prima citazione della riqualificazione griffata Buren. Ritoccata un paio di minuti dopo per dire che “con l'attuale ministro Bonisoli (quota Lega, titolare dei Beni culturali, ndr), uomo molto schematico – un po' un Buster Keaton – a cui ho fatto riferimento per impedire scempi, l'attuale Piazza Verdi non sarebbe stata realizzata. Sarebbe stato più duro nel porre vincoli”. Uno del pubblico prova a far partire l'applauso, senza trovare seguito.

Immancabile passaggio sullo sfrattato Morgan, musicista che Sgarbi è pronto ad accogliere a Sutri, dove è sindaco. “C'è chi dice: perché accogliere Morgan e non dei poveri disoccupati? È retorica, chiaro che i deboli vadano aiutati. Ma il disoccupato prende una casa e non fa un cazzo, l'artista prende la casa e ti dà emozioni (e qui l'applauso scatta, ndr). Non dobbiamo pensare che se aiuti i più deboli lo devi fare contro chi ti dà vita, spirito, anima. Chi ti dà il superfluo, che è l'arte. Se Vasco Rossi avesse bisogno io lo aiuterei, lui ripagherebbe con l'essere Vasco”. E se oggi il prof ferrarese è sindaco di Sutri, anni fa lo è stato di Salemi, Comune poi sciolto per mafia. “Agli interni c'era Alfano – ecco la sberla -, questi mentecatti che devono dare l'idea di esistere”. La scuola di Atene di Raffaello, “un tempio della conoscenza dove si congiungono sapere antico e sapere moderno, l'apoteosi del Rinascimento”, ha portato il discorso alle feroci esecuzioni dell'Isis nel tempio di Palmira e a un'applauditissima riflessione sulla religione cristiana, “religione della vita, dell'uomo, della bellezza. Una religione che ha prodotto la libertà per le donne, mentre nel mondo musulmano le donne sono animali e i gay vanno in galera. Ogni anno troviamo presidi che dicono no ai crocifissi e al presepe. Un errore: Cristo è un grande uomo, togliere il crocifisso è come togliere Galileo o Socrate. E poi, togli la croce e lasci la faccia di Napolitano o Mattarella? Sarà testa di cazzo un preside così? Il crocifisso fa soffrire i musulmani? Mica glielo dai in testa”. Sguardo anche al Vaticano: “Papa Bergoglio è ateo – ci incontreremo in Purgatorio - e gli sta sul cazzo Salvini, vorrebbe dire che è uno stronzo ma non può farlo, così afferma: meglio un ateo di un cristiano ipocrita. Ma lui è il papa, è l'ultimo che può dire una cosa del genere. Meglio un cristiano ipocrita di un ateo, anche perché il cristiano è ipocrita per sua natura, gioca tra peccato e penitenza. Tromba un'altra ma invece di dirlo alla moglie, si confessa. Salvini che bacia crocifissi e rosari? Può essere furbizia, magari sono gesti non di buon gusto che poteva risparmiarsi, ma non possiamo rimproverargli di chiedere aiuto alla Madonna”.

La Gioconda ha stimolato una considerazione su quella preminenza del pensiero sull'opera che in un certo senso ha visto Leonardo precorrere l'arte concettuale del Novecento - un esempio su tutti l'orinatoio duchampiano. E dopo la Monna Lisa si è giunti proprio al secolo scorso, con gli occhi puntati sul Futurismo. Sgarbi ha dato lettura dell'Aeropoema del Golfo della Spezia di Filippo Tommaso Marinetti diventando oggetto di una recitata ed efficace contestazione – come accadde a Spezia negli anni Trenta - a cura di un gruppetto di giovani madrigalisti esibitisi con successo una manciata di minuti prima. A seguire, una dozzina di colpi di “capra” aspersi sul pubblico e la premiazione del 'Premio arti visive', al quale hanno partecipato più di trecento artisti. Riconoscimenti per Luca Corbellini (premiato da Angelo Crespi), Giovanni Marozzi (premiato da Alessandro Serra Di Falco), Maria Millici (premiata da Pietro Serra Di Falco) e Sergio Graziosi, defunto nel 2002, (premiato da Luna Berlusconi, ha ritirato il premio Luciano Quaranteni). Calato un po' il ritmo, ci ha pensato Sgarbi ha dare l'ultimo guizzo, incalzando la Berlusconi – ex moglie di Sylos Labini – mentre le di lei opere scorrevano sul maxi schermo. “Questa ragazza – così il critico – qualche mese fa mi ha chiamato proponendomi di fare quaranta lezioni su Leonardo sul tetto del Duomo di Milano. Poi è sparita per l'anima del cazzo. Solo dei coglioni possono perdere un'occasione simile”. La Berlusconi ha replicato dicendo che è ancora tutto aperto ma che sta aspettando responsi: “La Rai mi deve ancora dare delle risposte, Mediaset... lasciamo perdere”, ha spiegato. E Vittorio, caustico: “Mediaset? È Cosa nostra”.

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