Genova 24 La Voce del Tigullio Città della Spezia La Voce Apuana
LA REDAZIONE
Telefono redazione La Spezia 0187 1852605
Fax redazione La Spezia 0187 1852515
PUBBLICITA'
Telefono pubblicita La Spezia 0187 1952682

Ultimo aggiornamento: Giovedì 03 Dicembre - ore 07.33

previsioni meteo la spezia
Facebook Città della Spezia Twitter Città della Spezia Instagram Città della Spezia

Settanta giorni chiuso in cameretta a undici anni

La storia di Paolo, studente di seconda media obbligato in casa dal virus da metà agosto. Il padre: "Ultimo tampone fatto il 9 ottobre: debolmente positivo. Da allora non ci ha più chiamato nessuno".

quanti come lui?
Settanta giorni chiuso in cameretta a undici anni

La Spezia - Si chiacchiera attraverso la porta chiusa con mamma e papà. Passano davanti alla cameretta ed è una stretta al cuore. Ogni tanto si fermano in corridoio e si immaginano di spalancare la porta e abbracciare quel figlio con tutta la propria forza. Non lo hanno mai fatto, perché c'è il resto della famiglia da preservare. Ci sono norme di comportamento da seguire per vincere la battaglia contro il Covid. E così all'ora dei pasti il contatto indiretto di un vassoio da lasciare sull'uscio per ritirarlo più tardi con i piatti vuoti. Gli abiti e le lenzuola vengono trattati con cura e precisione mentre si spostano verso la lavatrice: sacchetto di plastica e mascherina, lavaggio e riconsegna. Quando c'è da attraversare l'appartamento per andare in bagno, una voce avverte prima. E così gli altri, a partire dal suo fratellino che non è mai stato contagiato, rimangono in disparte per non incrociarsi.

E' la vita di Paolo (nome di fantasia) di 11 anni. Nel suo appartamento della zona nord della città è rimasto l'ultimo ancora positivo dopo che il Covid ha colpito il padre, risparmiando però mamma e fratello. Sintomi non ce ne sono più da più di un mese, ma l'ultimo doppio tampone è stata un'atroce sorpresa: negativo il primo, "debolmente positivo" il secondo. E da allora il bambino deve vivere da isolato nella sua stessa casa. "Una situazione che sta diventando insopportabile, psicologicamente e materialmente - racconta il padre del bimbo -. Io ho avuto sintomi anche seri e so che non si può scherzare con questo virus, ma qui abbiamo la sensazione di essere abbandonati. Siamo rinchiusi da subito dopo Ferragosto, sono passati settanta giorni ed è come se non esistessimo per l'autorità sanitaria. Avere un contatto con ASL è sempre stato difficile, ma negli ultimi giorni è praticamente impossibile. Non solo per noi, ma anche per il nostro stesso medico".

Il 9 ottobre erano pronti ad uscire dall'incubo, racconta l'uomo. "Facciamo tutti il tampone e nell'arco di quattro giorni ci chiamano per i risultati: io, mia moglie e il piccolo siamo negativi - racconta -. Sul grande nessuna comunicazione. Attendiamo, finché dopo due settimane veniamo informati che era ancora positivo. Ci assicurano che ci avrebbero richiamato nelle ore successive per testarlo nuovamente, perché quel risultato era di 15 giorni precedente. Da allora, nulla".
Un'attesa che rischia di mettere in ginocchio un intero nucleo famigliare. "Io sono negativo, quindi non posso più essere messo in malattia e da allora mi sono mangiato le ferie - continua -. Mia moglie, che non ha mai contratto il virus, comunque non può lavorare da due mesi e oltre. Il conto in banca è sceso, stiamo usando i risparmi fatti in anni perché noi ci siamo fermati ma le bollette no. La spesa me la porta mio fratello, ma la spazzatura non vengono a prenderla da giorni e in cucina c'è un tanfo insopportabile. Io sto facendo tutte le cose per bene per non rischiare di diventare un veicolo dell'infezione, ma viene voglia di mandare tutto al diavolo".

Ieri sono riusciti, forzando la mano, ad ottenere un tampone per Paolo. "Quando abbiamo spiegato che eravamo in attesa da settimane di avere un appuntamento da loro, all'ASL mi sono sentito rispondere che non era possibile avessi aspettato così tanto. Noi siamo stati colpiti durante l'ondata di questa estate, mi immagino cosa può succedere ora che i numeri sono ancora più alti". Al padre il test lo ha pagato il datore di lavoro, che domani lo aspetta finalmente al suo posto dopo sessanta giorni di malattia e due settimane di ferie. "Ma sono preoccupato per mio figlio che frequenta la seconda media al Due Giugno - dice -. E' uno a cui piace andare a scuola, non ha mai portato a casa una nota e ci rende orgogliosi. Per lui l'anno scolastico non è mai iniziato. Ormai non sono neanche cosa raccontargli...".

© RIPRODUZIONE RISERVATA


Notizie La Spezia

























Testata giornalistica iscritta al Registro Stampe del Tribunale della Spezia. RAA 59/04, Conc 5376, Reg. Sp 8/04.
Direttore responsabile: Fabio Lugarini.
Contatta la redazione

Privacy e Cookie Policy
Impostazioni Cookie

Per la tua pubblicità su Cittadellaspezia sfoglia la brochure

Liguria News