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Saturnia, Guerri e Cucciniello: "Si valuti lo scenario zero"

Il consigliere e il portavoce dell'associazione Comitati spezzini commentano il parere di Via della Regione: "Speriamo che il progetto Acam venga bocciato. Si può fare in altro modo, senza Fos e milioni di euro di guadagno per l'azienda".

Saturnia, Guerri e Cucciniello: `Si valuti lo scenario zero`

La Spezia - Critiche politiche e tecniche, quelle che Giulio Guerri e Corrado Cucciniello rivolgono al progetto di messa in sicurezza permanente della discarica di Saturnia presentato da Acam Ambiente e recentemente valutato con un parere preliminare negativo da parte degli uffici della Regione che sovrintendono alla procedura di Valutazione di impatto ambientale.
"Non si può far passare il conferimento di rifiuti in una discarica come una bonifica o una messa in sicurezza. E l'amministrazione comunale non può far finta che si tratti di un progetto del quale non sapeva nulla: è un soggetto operativo in prima linea - afferma Guerri, consigliere comunale della lista "Per la nostra città" -. La giunta Federici ha avuto un ruolo nella declassificazione del sito di Pitelli da Sin a Sir e tra i primi appezzamenti richiesti con il federalismo demaniale c'è, guarda caso, un'area adiacente a Saturnia, utile a far avere il controllo dell'intero contesto territoriale".
Ma non c'è solamente Federici nel mirino di Guerri e Cucciniello, portavoce dell'associazione Comitati spezzini: "Nel 2013 Raffaella Paita si adoperò per stanziare 45mila euro provenienti da un capitolo culturale del bilancio della Regione per realizzare una strada che collegasse per 200 metri l'asfalto che va a Valbosca con la discarica Saturnia. Lo fece per non farli spendere ad Acam, con un progetto ben lungi dall'essere approvato e pescando da capitolo di spesa che non c'entra nulla".

Guerri sottolinea come "ancora una volta le basi concettuali del piano di risanamento dell'azienda sono un totale disastro. Da questa operazione di riempimento dell'invaso di Saturnia con Fos e terre da scavo Acam considerava di ricavare alcuni milioni di euro, e al momento sembra che così non sarà. E non dimentichiamo i 70mila euro spesi per avviare la discarica di Mangina, bocciata dalla Regione per la presenza di acqua che i cittadini avevano sempre denunciato".
Una lunga lista di "errori gestionali", quella che il consigliere attribuisce al management della multiutility di Via Picco: dalla riduzione della capacità di produrre ricchezza a quella della qualità dei servizi erogati, da un sistema di raccolta "ambientalmente e paesaggisticamente disastrosa" alla vendita di asset che garantivano reddito come Gas, Clienti e impianti, dall'esternalizzazione del servizio di lettura dei contatori all'aumento "spaventoso e ingiustificato" delle tariffe.
"E ora il tassello della discarica di Saturnia che viene a mancare. Vedremo quale cavillo troveranno per sopperire a grandi problematiche industriali - aggiunge -. Speriamo che il progetto venga rigettato definitivamente dalla Regione: se è stato considerato come un'occasione di business per l'azienda, è stata una scommessa sbagliata".

Che ripercussioni avrebbe una bocciatura del progetto? La risposta la fornisce Cucciniello: "Il ciclo rimarrà aperto e mancheranno ad Acam mancheranno gli introiti che si era prefissata di incamerare. Siamo sull'ordine dei 12 milioni, da dividere tra la proprietà e l'azienda. Noi, avevamo proposto uno scenario alternativo anche in sede di inchiesta pubblica. Innanzi tutto bisogna puntare a ridurre al massimo l'indifferenziato, puntando al 100 per cento, alla tracciabilità e alla tariffa puntuale. Con una gestione affidata a piccoli consorzi: siamo contrari al gigantismo, ai grandi ambiti territoriali come in Liguria e all'affidarsi a multiutility che hanno grandi problemi finanziari, Iren compresa. Per quanto riguarda le criticità della Via, oltre a quelle di carattere geologico, tenuta e sicurezza che erano già state evidenziate, ci sono anche quelle di tipo tecnico, sulla reperibilità del materiale da conferire. Dovrebbero essere conferite all'anno 57mila tonnellate di Fos e poco meno di terre da scavo, ma con la riduzione della percentuale di indifferenziato Saliceti non ne produrrà abbastanza. Per questo è stato inserito nel piano anche il Tigullio: per tenere in vita un impianto assurdo costato 24 milioni di euro, di cui 6 sono ancora da pagare. Quindi cosa andrà a finire in discarica? Acam ha fatto uno sbaglio clamoroso. Anche perché lo stesso vale per le terre, che dovevano arrivare dalla variante Aurelia o dal Felettino, ma che hanno preso altre strade".
Ai problemi sui volumi (per un totale previsto di 700mila metri cubi di materiale da conferire), Cucciniello aggiunge quelli delle tempistiche: "Una messa in sicurezza non può durare sette anni, e comunque non sarebbero sufficienti. Il parere di Via propone di allungare i tempi e ridurre le quantità, ma questo farebbe ridurre il guadagno per Acam".
Aspetto economico che non è certo il punto di partenza del ragionamento proposto da Cucciniello nel percorso di inchiesta pubblica: "Non è stato preso in considerazione lo scenario zero, né quello di un intervento poco impattante. Nel sito c'è una vaschetta nella quale di potrebbero spostare le 45mila tonnellate di ceneri Enel e le 7mila di Rsu e poi, coprendo tutto con terra vergine, si rimodellerebbe una parte, mentre la natura ha già fatto il resto. Ci sarebbero anche meno camion in circolo".

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