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Povertà: in provincia tanti italiani chiedono aiuto per cibo e affitti

L'effetto Covid sulla vita di tutti i giorni. Alle mense su tutta la provincia si arrivano ad erogare fino a 300 pasti al giorno. Ma la malattia ha stravolto e cambiato tutti i servizi. Le testimonianze dalla Spezia e Sarzana.

pasti caldi solo da asporto

La Spezia - Trecento pasti al giorno per chi è in difficoltà. Cento a pranzo e duecento, talvolta anche duecentodieci, a cena. Non si consuma più sul posto e si fa solo asporto ma dentro al sacchetto si cerca sempre di offrire un piatto caldo per riscaldarsi. Sono tanti gli spezzini e anche abitanti della Val di Magra a chiedere aiuto. E' questa l'istantanea che arriva dalla mensa dei frati di Gaggiola, quella della cittadella della Pace, Missione 2000 e la mensa Caritas di Sarzana che operano per tutta la provincia.
Ma i numeri rimangono cifre su un foglio se non si analizza meglio la situazione. Qualunque analisi porta al Covid19 e a una situazione sanitaria che non comporta solo la mascherina ma un'attenzione in più per chi assiste e chi l'aiuto lo riceve. Se la prima ondata della malattia ha portato a un blocco totale di quasi tutti i servizi, nella seconda si va avanti ma a metà e le richieste, non solo di un piatto caldo, aumentano rapidamente. E dal pasto si passa agli aiuti economici per bollette e affitti. Ed è da questi servizi, coordinati dal Tavolo della carità che mette a sistema gli enti, la diocesi in tutte le sue associazioni con Caritas come capofila, che emerge un'immagine di una società che sta passando momenti di criticità a tratti sconosciuti.

Queste riflessioni sono maturate assieme a Elda Conte della Cittadella della pace e del Centro ascolto di Caritas, padre Gianluigi Ameglio della mensa di Gaggiola e Andrea Menichinelli direttore della mensa di Missione 2000 e Giancarlo Mione della mensa Caritas di Sarzana. Il dato di partenza è che il Covid ha stravolto ogni aspetto partendo dalla necessità di mantenere la distanza sociale e conservare il rispetto della dignità di chi si assiste.
Elda Conte affronta gli argomenti anche da altri aspetto, ricoprendo un ruolo di rilievo anche per il Centro di ascolto presente alla Spezia. L'analisi della situazione, con lei, parte proprio da qui. "Dal lockdown siamo stati sommersi dalle richieste per il pagamento delle bollette e degli affitti - racconta -, molte persone sono di qui e per adesso siamo riusciti a sostenere queste esigenze. Ma non si può negare una certa preoccupazione per quello che accadrà una volta che sfratti e licenziamenti verranno sbloccati".
Per quanto riguarda la situazione della mensa Cittadella della pace subentra nel giorno di riposo di Gaggiola, precisamente, il mercoledì. "Il numero è variabile nel nostro caso - prosegue Conte - il numero minimo di pasti serviti è 35 a un massimo di 50. Per l'erogazione dei pasti, in accordo con le altre realtà del territorio, è stata fatta una scelta mirata".
Con l'arrivo del Covid sono cambiate tante cose. Nel periodo del lockdown le mense erano chiuse e si era venuta a creare la realtà della tensostruttura al Montagna. Nel periodo estivo, finché i contagi non sono aumentati in maniera esponenziale, le mense avevano riaperto. Ora non è possibile accedere alle strutture e i pasti caldi vengono serviti per poi essere consumati altrove. Dentro ai sacchetti pietanze complete e soprattutto calde e gustose. Ed è a questo punto che padre Gianlugi Ameglio dà il suo contributo: "Serviamo regolarmente cinquanta pasti al giorno e fino al 20 settembre gli ospiti si servivano della terrazza della struttura che veniva periodicamente sanificata. Con l'aumento esponenziale dei contagi abbiamo dovuto fare una scelta per la tutela di tutti, a partire dai nostri volontari che non si tirano mai indietro, e quindi siamo passati alla consegna dei pasti da asporto".
"Abbiamo notato molti cambiamenti - prosegue padre Gianluigi - molte persone che vivevano di piccoli espedienti legati al turismo (venditori ambulanti, NdR) sono mancati per tutta l'estate. Inoltre abbiamo constatato che la richiesta delle famiglie, dal periodo del lockdown, è aumentata perché ci sono stati ritardi con la cassa integrazione. Infine il distanziamento è una regola che va rispettata e tanti rapporti diventano sempre più virtuali. Ma è una necessità".
Padre Gianluigi solleva anche un'altra riflessione già condivisa in un incontro con le altre realtà in una recente riunione: "Molte di queste persone che ricevono i pasti non hanno un luogo dove andare, all'emergenza freddo non manca molto. Assieme a tutte le realtà della provincia stiamo cercando di ragionare su questo tema".
Quando cala la sera poi entra in gioco Missione 2000, nel quartiere Umbertino. Il direttore Andrea Menichinelli racconta: "Noi ci occupiamo dell'erogazione dei pasti nelle ore serali. E arriviamo a erogare mediamente 100 sacchetti, talvolta 110. Un lieve aumento delle richieste c'è stato, prima della pandemia si sedevano a tavola 32 persone e venivano consegnati 40 sacchetti. Nel tempo sono emerse anche figure che in passato si notavano raramente come le famiglie, i padri che arrivano con i bambini e gli spezzini ci sono".
A chiudere l'analisi è il dottor Giancarlo Mione della mensa Caritas di Sarzana che offre anche uno spaccato riguardo al centro di ascolto di Via Mazzini.
"Per necessità è stato rivoluzionato tutto il servizio - spiega -. Anche i nostri numeri si aggirano attorno ai 100 pasti al giorno erogati a pranzo e a cena. Ma la parola che accompagna ogni giorno il nostro servizio è rispettare la dignità di ci chiede una mano. Avendo nelle nostre disponibilità una cucina molto funzionale i nostri volontari si prodigano nella preparazione di pasti. Molte decisioni che abbiamo preso, anche come Centro ascolto, si sono rivelate vincenti. In questo caso, continuando a cucinare i volontari svolgono il loro servizio e chi lo riceve ha un pasto degno di tale nome da mangiare".
"In una situazione complessa come questa - prosegue - il rispetto della persona è fondamentale ma lo è anche garantire la sicurezza, dal punto di vista sanitario. Ai volontari misuriamo regolarmente la febbre. Gli ambienti e gli oggetti sono sempre sanificati anche quando non si tratta di erogare dei pasti. E' per questo motivo che abbiamo sempre attivo il nostro sportello e il citofono, che per certi aspetti è diventato quasi una linea telefonica, grazie ai quali operiamo sempre su appuntamento garantendo comunque un ascolto immediato".
"Come Centro ascolto - spiega - forniamo anche capi di abbigliamento ed è nostra premura sanificare i capi e sempre su appuntamento le persone possono scegliere, dopo una nostra selezione e preparazione, se prenderle".
"E' vero che ci sono gli italiani - conclude - ma è un trend di cui si avevano già delle avvisaglie prima della pandemia. Adesso possiamo dire che gli anziani sono tanti e tanti giovani, alcuni senza lavoro, altri con un divorzio alle spalle che stanno vivendo questo momento con enorme difficoltà".

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