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Ultimo aggiornamento: Venerdì 26 Febbraio - ore 19.35

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Polveri sottili, Spezia valica l'asticella dell'Oms

Lo sforamento c'è, ma c'è anche chi sta molto peggio. I dati del report di Legambiente.

PM10
Incrocio tra Via San Cipriano e Via Veneto

La Spezia - “L’emergenza smog in Italia non si arresta e si cronicizza sempre di più. Nonostante la pandemia, il bilancio del nostro report annuale Mal’aria di città 2021 è preoccupante: su 96 capoluoghi di provincia analizzati nel 2020 ben 35 sono andati oltre i limiti stabiliti dalla legge per la concentrazione giornaliera di polveri sottili”. Parola di Legambiente, che lancia l'allarme Pm10. Un grido che tocca anche la città della Spezia, certo non tra le peggiori della classe, ma comunque nel novero di quel terzo abbondante di capoluoghi che hanno scavallato il valore medio annuale suggerito dalle Linee guida dell’Oms – Organizzazione mondiale della sanità in materia di polveri sottili, vale a dire una media annuale di 20 µg/m3. Il risultato peggiore del 2020 lo fa registrare Torino, che con 35 µg/m3 guida la graduatoria in solitaria. Secondo posto pari merito, a quota 34 µg/m3, per Padova, Rovigo e Milano, mentre il terzo gradino (33 µg/m3) è cosa di Venezia e Treviso. La Spezia, rileva l'indagine legambientina, è tra quei capoluogi appena sopra, con 21 µg/m3, in compagnia di Biella, Foggia, Andria, Lecco e Lecce. Il capoluogo ligure Genova si trova poco più sopra, con 21 µg/m3, mentre gli altri due capoluoghi liguri, Savona e Imperia, come anche i vicini apuani di Massa Carrara, restano sotto l'asticella dell'Oms. “L’inquinamento atmosferico – commentano da Legambiente - è un problema complesso che dipende da molteplici fattori come il traffico, il riscaldamento domestico, l’agricoltura e l’industria in primis. Una questione che non può essere affrontata in maniera estemporanea ed emergenziale, come fatto fino ad oggi dal nostro Paese che purtroppo è indietro sulle azioni da mettere in campo per ridurre l’inquinamento atmosferico, ma va presa di petto con una chiara visione di obiettivi da raggiungere, tempistiche ben definite e interventi necessari, a partire dalla mobilità sostenibile.


“Una riflessione più approfondita – continuano dall'associazione – va fatta per l’anno appena trascorso perché è lecito domandarsi come mai, con le restrizioni applicate a causa dell’emergenza da Covid19 ed il conseguente lockdown avvenuto tra la metà di marzo e l’inizio di maggio, i valori di inquinamento atmosferico non siano diminuiti nel nostro Paese. Molte volte infatti si è sentito dire che nonostante l’evidente calo della circolazione delle macchine i livelli di polveri sottili non sono diminuiti nelle città, con la conseguente conclusione che non è il traffico veicolare a determinare l’inquinamento. Scusa utilizzata nel mese di ottobre 2020 da molti sindaci e assessori regionali per giustificare la deroga al blocco del traffico in molte città (soprattutto del nord Italia) per i veicoli più inquinanti. Analizzando i dati nel dettaglio la facile conclusione a cui spesso si è arrivati in realtà è facilmente confutabile. Infatti, come evidente nei due grafici di seguito riportati e ripresi dal report dell’Agenzia ambientale Europea (Air Quality in Europe 2020) pubblicata nel novembre del 2020, sia per le polveri sottili (Pm10) che per il biossido di azoto (NO2), durante il periodo del lock down dell’Aprile scorso, la diminuzione della concentrazione dei due inquinanti è stata rispettivamente di circa il 20% e tra il 40% e 60%. Quindi un beneficio dal blocco del traffico c’è stato. La prima spiegazione è quindi che le misure hanno avuto il loro effetto benefico, ma che il danno era stato sostanzialmente già fatto. Infatti il periodo critico dell’inquinamento è quello compreso tra i mesi gennaio/febbraio e novembre/dicembre, dove si registrano i picchi più alti di inquinamento, con marzo e ottobre che invece sono, da un punto di vista delle concentrazioni e dei superamenti, mesi di transizione. Le restrizioni da metà marzo a metà maggio sono avvenute quindi 'fuori stagione' e non sono riuscite a limitare i superamenti dei limiti di legge”.

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