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Ultimo aggiornamento: Giovedì 19 Ottobre - ore 08.25

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Poco ma ottimo, ecco come sarà l'olio spezzino

Il gran caldo ha messo ko la mosca olearia, la siccità ha contenuto la produzione comunque maggiore di un anno fa. Meglio a Porto Venere e Levanto rispetto a Vernazza e al Golfo. "Maturazione in anticipo, è il momento della raccolta".

Poco ma ottimo, ecco come sarà l´olio spezzino

La Spezia - Non state a lamentarvi se avete subito, per colpa della siccità, una più o meno ragguardevole perdita d’olive; né vi dovete scoraggiare se, al frantoio, la “resa” può farvi torcere il naso; la soddisfazione vostra sta nell’eccellenza del prodotto che, in quest’anno anomalo, porterete a casa. Un olio in salute, che esalta le proprie virtù. Però è necessario affrettarsi alla raccolta ed al conferimento al frantoio il più presto possibile, poiché il nemico è in agguato: la mosca, puntualmente comparsa a primavera ma debellata dalle alte temperature, adesso torna a colpire.
La raccomandazione arriva dai competenti organi della Regione Liguria, che hanno puntigliosamente monitorato, attraverso anche questionari on line, la situazione nei suoi sviluppi. La primavera ha avuto temperature miti, eccetto una veloce corrente fredda che, ad aprile, si è abbattuta soprattutto in alcune microzone interne infierendo sui teneri germogli della vite. Dopo di che ripresa del caldo, il caldo secco che ha comportato un eccezionale anticipo della maturazione delle olive.

“A maggio - spiega il dottor Stefano Pini - avevamo riscontrato una buona fioritura, mentre la mosca manteneva un limitato sviluppo, imposto da temperature che a mano a mano s’alzavano: da 32 a sino a 38 gradi. Per tale motivo, abbiamo poi trovato le tracce di un’elevata mortalità dell’insetto”. Da un lato dunque, il caldo eccessivo ci ha difesi dalla mosca; dall’altro, la prolungata siccità ha provocato una cascola d’olive. Tuttavia la produzione si è mantenuta al di sopra del mediocre livello segnato l’anno precedente, mentre il dato positivo in assoluto è rappresentato dal livello qualitativo del prodotto, che le analisi via via confermano.
La maturazione del frutto è avvenuta in largo anticipo e pertanto è bene procedere subito alla raccolta, rapportandosi con i frantoiani al fine di smaltire il carico il più rapidamente possibile, eliminando i nocivi tempi di giacenza. Il consiglio è rivolto a tutti i produttori, tranne a coloro che, avendo effettuato trattamenti recenti, avranno da rispettare i prescritti tempi di carenza. Ma come va questa “resa” che al contadino da sempre preme? A settembre, ad Imperia si è sfiorato il 22 per cento, mentre attualmente la resa media regionale è del 16,2% con valori che oscillano tra l’11,7% e il 21 %. Però, ripetono gli esperti, la resa non è tutto. E’ la qualità del prodotto che conta. E quest’anno sarà davvero un olio... da leccarsi i baffi.

Macine in moto e prime valutazioni. Dalle prenotazioni aperte – informano in Valdurasca nel frantoio della famiglia Simonini (conduttori attuali Alessandra e il fratello Enrico) è possibile delineare un quadro abbastanza preciso della situazione in un arco territoriale che abbraccia il Golfo da Lerici a Porto Venere; l’arco rivierasco comprese le Cinque Terre ed una porzione della bassa Val di Vara. Si deduce: meno olive a causa della siccità, che ha messo in sofferenza la pianta, però si assiste pure a fenomeni controtendenza a macchia di leopardo. A situazioni di carenza, cioè, se ne contrappongono altre di insospettata abbondanza. E’ il caso di oliveti lungo la Costa Camera tra Porto Venere e Le Grazie, con chiome cadenti, appesantite dai frutti.
Situazioni analoghe si registrano qua e là sulle colline di Levanto, nelle Cinque Terre e nel Lericino. Natalino Polinelli (Pie’ di Fontona) confida “in una buona resa”. Precisa un suo vicino: “Spero di arrivare al 22 per cento”. Invece non ricaverà nulla Pierino Moggia, con oliveto sulle alture di Vernazza, a Craparone, dove la siccità si è fatta particolarmente sentire. Amaro sfogo: “Sul finire di luglio le olive hanno preso a cadere, piccole e asciutte. Sembrava che grandinasse olive... sull’albero sono rimaste le foglie, pure loro piuttosto misere”. Raccolta scarsa nell’area Golfo, però frutto sano, come fa presente Tino Amore a Isola di Montalbano, che da tre anni, per colpa della mosca, non mette in casa una bottiglia d’olio. Analoga situazione sulle colline più interne da Beverino alle frazioni collinari di Follo. A Bracelli, Paolo Lavagnino, impegnato da un paio d’anni in una potatura radicale mirata a rinforzare la pianta, rileva di poter trarre frutto, quest’anno, da 2 olivi su 7. Insomma, a parte qualche eccezione, sotto il profilo quantitativo il voto è basso. Consola per fortuna la qualità. “Ed è un buon risultato – nel commento del frantoiano Enrico Simonini - rispetto al disastro totale subìto nell’anno passato”.

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