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Ultimo aggiornamento: Martedì 17 Ottobre - ore 23.55

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Piazza Verdi, dal mondo dell'arte piovono consensi

Cinque artisti, un critico e un curatore dicono la loro. Vaccarone e Tomaino ricordano quando le critiche colpivano le loro opere. Baricchi ha respirato aria internazionale, mentre Asti chiede si tolgano bus e alberi imposti dalla Soprintendenza.

Piazza Verdi, dal mondo dell´arte piovono consensi

La Spezia - Per anni hanno parlato l'amministrazione comunale e gli oppositori. A poche ore dallo smantellamento del cantiere principale si sono espressi il progettista e l'artista. E subito dopo l'inaugurazione anche gli spezzini hanno cominciato a dire la loro. Chi in tutto questo tempo non ha mai proferito verbo pubblicamente su Piazza Verdi sono gli artisti locali e le personalità che ruotano intorno al mondo dell'arte. Hanno voluto attendere che almeno il grosso della piazza fosse completato, prima di rispondere al più classico degli interrogativi sul progetto del duo Vannetti-Buren: cosa pensa, chi di arte si occupa tutti i giorni, dell'intervento svolto in Piazza Verdi? Abbiamo quindi raccolto le loro opinioni, per offrire ai nostri lettori il compendio di pareri dal quale restano quasi sempre fuori le questioni dei costi, dei materiali, della viabilità, argomenti dei quali si continuerà a parlare nelle prossime settimane.

Quello che emerge è una visione comune: i cinque artisti, il critico e il curatore che hanno risposto alla nostra domanda apprezzano la nuova piazza, e la preferiscono rispetto all'impostazione che aveva sino al 2013.
Francesco Vaccarone, che aveva partecipato senza vincere al concorso lanciato dall'amministrazione per la riqualificazione della piazza, non usa mezzi termini: "Si avverte che la parte più culturalmente vecchia e retriva della città non si muove, mentre quella più curiosa e disponibile a mettersi in discussione è già stata conquistata dalla piazza. Sin dall'inizio sono stato a favore, ora che l'ho vista dico che è fantastica, europea. Ho condiviso il parere con tanti spezzini e tanti amici che sono venuti da fuori. Lo hanno testimoniato le migliaia di persone presenti nelle serate di fine anno. Alle iniziali posizioni critiche si sostituisce ora un giudizio consenziente ed entusiasta da parte di molti cittadini che prima avevano sospetti, influenzati anche da una campagna contraria all'iniziativa. Prima non era una piazza, era uno slargo con pini e radici affioranti al centro. L'architettura si esprime per dissonanze e qui, in più, c'è da sottolineare il rapporto tra queste bellissime facciate dei palazzi, che finalmente si vedono, e le invenzioni minimali della piazza e dei portali".
Vaccarone, inoltre, fa un passo indietro e ricorda episodi simili a quello di Piazza Verdi, che lo hanno toccato da vicino, anche in prima persona.
"Nel 1957 il sindaco Varese Antoni inaugurò Piazza Brin con l'obelisco di Mirco Basaldella, uno dei più importanti scultori del Novecento - spiega - autore della cancellata delle Fosse Ardeatine a Roma. Ci fu un'insurrezione popolare, animata anche dal parroco della chiesa, per ragioni ideologiche. Dopo poco tempo la fontana è entrata nel cuore degli spezzini. E anche io, quando venne installato il mio obelisco in Piazza Saint Bon, ci fu una levata di scudi, ma quando un burlone la imbrattò tutti la difesero. E oggi mi fanno i complimenti. Ci vuole pazienza, anche per Piazza Verdi".

Una vicenda simile l'ha vissuta Giuliano Tomaino, altro scultore spezzino, oggi trapiantato a Sarzana, che in Piazza Verdi c'è cresciuto.
"Quando vennero installate le mie sculture rosse, molti le definirono banali. Ai bambini piacquero molto e oggi, a distanza di tempo, in tanti le ricordano con piacere. Piazza Verdi mi sembra molto bella, e ancora non è terminata. Credo abbia potenzialità ancora maggiori. Grazie all'intervento di Buren lo spazio ha un aspetto più creativo. Prima c'erano solo gli alberi, che si potevano guardare, ma l'arte racconta qualcosa di più e può far nascere idee. Buren lavora con semplicità, con colori pieni, va capito. I palazzi intorno sono molto belli e ora si vedono. Io ho fatto le scuole in Piazza Verdi e sono cresciuto con quei pini, ma averli sostituiti con opere d'arte contemporanea è stato un bene: dialogano con le facciate e arricchiscono l'insieme".
L'autore delle opere che ornano il piazzale della stazione ferroviaria e la piazzetta di fronte alla Fondazione Carispezia prosegue: "Tanti hanno paragonato i portali ad autolavaggi, questo è uno degli effetti dell'arte, che insegna a guardare le cose in modo diverso: ora chi vedrà un autolavaggio penserà a Buren. E quando un bimbo userà il giallo, il blu, l'arancio o il verde avrà coscienza di star facendo arte, perché la creatività è un valore aperto a tutti, e non chiede spiegazioni. La piazza col tempo piacerà moltissimo a tutti".

"Al netto delle polemiche extra artistiche - dichiara a CDS, Nicola Perucca - apprezzo e approvo il progetto. Dal punto di vista estetico mi convincono molto l'illuminazione dal basso e la parte centrale, con i tre monoliti. Ritengo anche che oggi la piazza sia più vivibile. Anche se amo gli alberi, prima era uno slargo con parcheggio spartitraffico".
Secondo il pittore e illustratore spezzino "tolti dal contesto gli elementi di Buren avrebbero certamente un impatto inferiore, e pur essendo distanti dallo stile nel quale sono immersi si integrano molto bene. Non grido al miracolo, ma non posso dire che disapprovo: se sarà seguita e curata diventerà presto una parte della città".

Un altro sostenitore della prima ora del progetto Vannetti-Buren è Pietro Bellani: "Si comprendeva sin da allora l'intenzionalità dell'architetto e dell'artista. Oggi che è quasi completata la trovo molto bella, dà l'idea del convivio, dell'incontro. Ed è interessante questa nota futurista che riprende le architetture del Palazzo delle Poste e di Palazzo Civico. La trovo molto appropriata. C'è molta critica sul progetto, ma credo siano prevalentemente prese di posizione, più che considerazioni concrete. Prima c'erano alberi malandati e radici affioranti. Come si fa a dire che non funziona, che non valorizza i palazzi intorno? Spero che ci siano ripercussioni positive anche su Via Chiodo, che ha bisogno di ritornare ad essere vitale: da quel lato ci sono i giardini, l'arsenale e il museo navale e una volta era una zona brulicante".

L'ultimo a vederla in ordine di tempo, tra gli artisti intervistati da CDS, è stato Mirko Baricchi, che ormai vive e lavora in provincia di Vicenza.
"Ieri sera ci sono stato con mia moglie: c'era una pioggerella fine, ma l'atmosfera era molto gradevole, le opere erano illuminate in maniera suggestiva. Abbiamo sempre viaggiato tanto - racconta il pittore, parlando di sé e della moglie - e abbiamo visto posti che assomigliano a Piazza Verdi, luoghi che alla Spezia non hanno nulla di somigliante, spazi in cui si respira internazionalità. Quando si sente una vicentina, cresciuta in una città in cui il bello è di casa, che apprezza la cosa, vuol dire qualcosa. E' bello passarci dentro. Sia chiaro: non dico che mi piace in rapporto a come era prima, ma perché progettualmente e artisticamente ha proprio un'aurea di internazionalità, simile a luoghi visti a Los Angeles, in Brasile, in Francia e Germania. C'è un bel contrasto tra materiali, si scopre che il mare è dietro l'angolo e c'è una sorta di depistaggio dato dalla novità che non mi ha fatto nessuna paura. Forse è quello che invece spaventa chi si oppone strenuamente". "Conosco i lavori di Buren, e credo abbia fatto un ottimo intervento alla Spezia. Ovviamente - aggiunge il pittore spezzino - parlo di quello che ho visto ieri: le condizioni della piazza dipenderanno molto dall'educazione dei cittadini e dalla capacità dell'amministrazione di mantenerla al meglio. Se ci saranno fari spenti, portali rotti o fontane con le alghe sarà tutto un altro discorso".

Valerio Cremolini, critico d'arte molto conosciuto e apprezzato in città, è sulla stessa lunghezza d'onda degli altri: "Sono stato sin da subito favorevole al progetto "Vannetti-Buren", che ha restituito in questa vasta area della città i connotati di una vera piazza, valorizzando gli adiacenti e autorevoli palazzi. Oggi, Piazza Verdi esprime una moderna visione dell'architettura aperta, peraltro già da tempo, verso traguardi estetici che si avvalgono di proposte molto innovative, quale è quella concretizzata dal binomio Vannetti-Buren. Non comprendo le posizioni di ostilità, anche pregiudiziali, che mettono in discussione la professionalità dei progettisti. In particolare giudico fuori luogo ironizzare sugli archi colorati di Buren, artista accreditato di notorietà internazionale, che auspico possa muovere nuove attenzioni verso la nostra città. Piazza Verdi è diventata un'opera d'arte e, come tale, dovrà essere adeguatamente mantenuta. Anche noi spezzini - Cremolini concorda con Baricchi - dobbiamo fare la nostra parte".

Dopo il critico abbiamo interpellato anche il curatore e organizzatore di mostre, nella persona di Paolo Asti, presidente di Starté.
"Forse a molti sfugge il fatto che si tratti di un intervento di arte contemporanea. Bisogna partire da ciò, perché la piazza ovviamente poteva essere ristrutturata così come all'epoca della realizzazione, ma è stato deciso di fare in altro modo. Io sono sempre stato favorevole a togliere gli alberi, e oggi al centro della prospettiva ci sono i palazzi. E' stata una scelta condivisibile o meno, ma è lecita: poi i cittadini decideranno le conseguenze alle urne. Buren è uno degli artisti ambientali più importanti al mondo tra la fine del Novecento e gli anni Duemila ed è positivo che sia venuto a operare a Spezia. Dagli anni Settanta la visione anestetica delle città è cambiata: quando Pompidou decise contro tutto e tutti di far realizzare il Beaubourg a Renzo Piano, radendo al suolo un quartiere intero, sembrava si trattasse di un intervento fuori luogo. Invece ha portato a un cambiamento della prospettiva estetica di quello che può essere fatto con innesti di modernità in centri urbani più datati. I portali - afferma Asti - sono la cifra linguistica di Buren che dialoga tra razionalità di forme e caos di colori e specchi. Così facendo stimola la discussione e infatti c'è chi la pensa diversamente. Ma man mano la piazza sta piacendo agli spezzini: i fischi del 30 dicembre sono nulla rispetto a quello che si scateno quando Marinetti venne al Civico nel 1933. E oggi i passatisti difendono quello che allora era l'avanguardia futurista, come i mosaici delle Poste, e che allora era ritenuto troppo dissacrante. Il tallone di Achille della piazza, oggi, sono gli alberi fatti aggiungere dalla Soprintendenza, che non si dovrebbe occupare di arte contemporanea. Abbattono l'aspetto razionale, pulito dell'intervento e sono da eliminare quanto prima, così come il transito dei mezzi pubblici: chi ha scelto questa piazza deve avere il coraggio di andare sino in fondo".

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