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Per quel tweet di Bray, il Mibac risarcirà il Comune

Il Tar della Liguria ha riconosciuto una condotta illegittima del ministero dei beni culturali sulla vicenda di Piazza Verdi. Il risarcimento per Palazzo Civico è di 73mila euro.

la politica sui social...
Per quel tweet di Bray, il Mibac risarcirà il Comune

La Spezia - Lo stop ai lavori per la Piazza Verdi firmata da Vannetti-Buren fu illegittimo e il Ministero per i beni culturali dovrà versare 73mila euro al Comune della Spezia come ammenda. Così si è pronunciato il Tribunale amministrativo regionale della Liguria in merito al ricorso avviato da Palazzo Civico nel gennaio 2016 contro il dicastero allora retto da Massimo Bray. Lo stesso ex ministro aveva annunciato l'intervento romano sul progetto spezzino con un “famoso” tweet nel 2013 (”Al Comune di #LaSpezia sarà chiesto di sospendere l'avvio dei lavori in #PiazzaVerdi perché il progetto si verficato dal @Mi_Bac”). Una disinvoltura social che diventa il fattore scatenante l'accoglimento del ricorso e che sarà pagata in solido dal ministero.

Come si ricorderà arrivò la sospensione dei lavori, la dichiarazione di interesse culturale per la piazza e l'annullamento d’ufficio dell’autorizzazione per il filare di pini marittimi. Ma nel 2015 arrivò anche il contrordine ordinato dal Tar e la piazza fu dunque terminata. Per quei 605 giorni di ritardo nella realizzazione il Comune della Spezia ha chiesto un risarcimento, che solo in parte è stato giudicato esigibile dalla sentenza pubblicata oggi. Il Comune aveva imputato al Ministero il “pregiudizio per il ritardo subito nell’esecuzione dei lavori, quantificato in 205.000 euro, corrispondente a quanto versato alla ditta appaltatrice dei lavori per riserve; il danno per il ritardato utilizzo della Piazza riqualificata da parte della collettività dei cittadini, stimato in 1.633.000 euro, il danno all’immagine dell’amministrazione comunale, per il quale chiedeva sia il risarcimento in forma specifica sia il pagamento di 500.000 euro”.

I giudici hanno ravvisato una condotta illegittima da parte dell'amministrazione e la “violazione delle regole di imparzialità, correttezza e buona fede alle quali l'esercizio della funzione pubblica deve costantemente ispirarsi, parimenti accertata dalle richiamate pronunce di annullamento”. In particolare l'elemento scatenante sarebbe stato il tweet stesso secondo il Tar, che scrive: “gli organi decentrati del MIBAC sembrano essersi determinati a sospendere i lavori – oltretutto in palese contrasto con le proprie recenti determinazioni - non già sulla base di una meditata valutazione di nuovi elementi istruttori circa l’epoca di piantumazione del filare dei pini (elementi emersi soltanto in seguito, e valorizzati nel decreto del Direttore regionale 8.11.2013), ma al fine di assecondare gli impegni ormai pubblicamente assunti dal Ministro, di sospendere i lavori di realizzazione del progetto Vannetti-Buren”. In pratica nessuno a Genova se la sarebbe sentita di contravvenire alla moral suasion affidata a Twitter dal ministro Bray.

E ancora: “E’ indubbio che i provvedimenti giudizialmente annullati abbiano determinato un rallentamento dei lavori per la realizzazione del progetto e, parimenti, che lo stesso abbia comportato, per il Comune, un onere di risarcimento in favore della ditta esecutrice, NEC spa. Sussistono pertanto le condizioni per accogliere tale domanda di danno, attesa la rilevata sussistenza dei presupposti per la sua fondatezza”. I ritardi del cantiere nella finestra dal 13 luglio 2013 al 31 gennaio 2015 non sono stati giudicati però solo frutto della presa di posizione del Mibac ma soprattutto “dal reperimento di canali fognari di cui non si conosceva l’esistenza, da ritardi nella posa dei tubi di acqua potabile e gas da parte della ditta incaricata, da complicazioni relative alla presenza e alla sovrapposizione di sottoservizi che avevano rallentato gli scavi negli incroci, dal rotture di condotte idriche, dalla mancanza di una struttura tecnica e organizzativa efficiente”. Insomma, il tweet è una cosa ma le scarse informazioni fornite alla NEC sono un'altra. E hanno rappresentato il grosso del problema.

In definitiva, se il ritardo ha causato un danno economico quantificato in 292mila euro, di questa cifra solo un quarto va ascritto al Ministero dei beni culturali: fanno 73mila euro secondo i giudici Paolo Peruggia (presidente), Richard Goso e Elena Garbari della sezione prima. “Per quanto riguarda il preteso danno derivante alla collettività dalla mancata disponibilità della piazza, quantificato in 1.633.000 euro, in disparte ogni considerazione in merito al quantum, non sussiste la legittimazione attiva del Comune a rivendicarne il risarcimento né la prova del danno stesso”. E' in pratica il tweet di Massimo Bray l'unica condotta che porterà a un risarcimento. Una sentenza che crea un precedente storico nell'epoca della politica fatta sui social.

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