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Peccato: colpa o sfortuna? L'Italia impermeabile alla Riforma del 1517

di Alberto Scaramuccia

Peccato: colpa o sfortuna? L´Italia impermeabile alla Riforma del 1517

La Spezia - Si celebra quest’anno il 500° della riforma protestante. Alla Spezia l’avvenimento è ricordato dalle locali Chiese protestanti storiche con quattro incontri i cui oratori, peraltro, sono di una confessione riformata di cui mai s’è riscontrata presenza sulle rive del Golfo.
Come tutti i fenomeni, la riforma fu determinata da più concause: dall’analisi dottrinale che combatté l’idea che si potesse ottenere la salvezza eterna comprandosi le indulgenze, alla volontà della Germania di liberarsi dalla soggezione economica alla Chiesa romana, occasione che non pochi principi tedeschi colsero al volo.
Per la fede si combatterono le guerre di religione che, eccetto Italia e Spagna dove s’impose la controriforma, insanguinarono molti Paesi europei. Tuttavia, in quei luoghi dove si compirono atti di violenza, ebbe origine un’abitudine etica nell’approcciare cose e situazioni di cui, purtroppo, non è facile incontrare traccia nel nostro bel Paese. È una differenza che riscontriamo a vari livelli: dai comportamenti fino al linguaggio che, si sa, di qualsiasi comunità rappresenta espressione di convinzioni profonde e radicate.

Così, ad esempio, la nostra parola “peccato” sta ad esprimere tanto la violazione del dettato divino, quanto il disappunto quando la squadra del cuore colpisce la traversa. Però, in questo modo il significato di peccato in quanto offesa a Domineddio, viene svilito nel significato essendo equiparato al danno causato dalla malasorte: non può indicare una cosa tanto grave la parola che si usa anche per la sfortuna.
Invece, in Francia, Inghilterra, Germania, Paesi dove, pur in forme diverse, fu attiva la riforma, per indicare la trasgressione al comandamento e la sfortuna si usano parole differenti e distinte ché la colpa di avere infranto una norma non si confonda con il capriccio del caso: péché e dommage; sin e pity; sünde e schade. Anche nella Spagna che pur conobbe l’inquisizione, pecado non è lástima. Da noi, invece, il concetto di peccato coincide con la sfiga che i Tedeschi, cosa curiosa e divertente, chiamano pech: abbiamo esportato il peccato nella sua accezione veniale nell’idioma germanico dove, però, la parola non si confonde mai con quella che indica la colpa mortale.
Perché il linguaggio può anche aiutare a meglio comprendere i comportamenti.
In Germania, non tanto tempo fa, un ministro denunciato per aver dichiarato una laurea mai conseguita, si dimise non appena smascherato senza aspettare che gli venisse chiesto di ritirarsi.
Anche se non sempre viene ricordato, pure questo è frutto della Riforma.

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La Spezia, 11 febbraio 2017 - 11/02/2017






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