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Pagano ricorda Marco Salerno, e auspica una nuova stagione nelle nomine dei manager

Pagano ricorda Marco Salerno, e auspica una nuova stagione nelle nomine dei manager

La Spezia - Marco Salerno è stato un ottimo amministratore e manager, e per me un amico buono e gentile. Collaborammo fin dalla fine degli anni Novanta, quando ero assessore con Lucio Rosaia, e poi nel mio decennio da Sindaco. Era uno dei giovani che stimavo di più, e su cui contavo per costruire una nuova classe dirigente della città. Qualcuno mi ha poi deluso, lui senz’altro no. Lo avrei voluto dirigente a termine del Comune, ma l’obbiettivo non riuscì a concretizzarsi. Fu così che lo nominai - nel 2005 - amministratore delegato della Società Atc Mobilità e Parcheggi, di cui il Comune è socio di maggioranza, con Presidente Mario Bruchi. Erano una coppia affiatatissima. Fecero crescere una società solida ed efficiente. So bene che oggi il vento è cambiato, e che non si fanno più società specializzate: ma la verità è che, se il processo funziona - come con Atc Mobilità e Parcheggi e con Spezia Risorse -, oltre a un miglior funzionamento dei servizi si hanno costi inferiori e aumenti degli utili. Salerno e Bruchi hanno avuto grandi meriti, in primis la realizzazione del parcheggio della Stazione, per la quale operammo tra mille difficoltà. La mia vicinanza con Marco non è mai venuta meno, nemmeno quando lasciai la politica “tradizionalmente intesa”. Lui voleva un mio “ritorno”, ma alla fine “si accontentava” di collaborare ai miei articoli su traffico e parcheggi (li ho sempre scritti insieme a lui, perché lui era sì un tecnico, ma aveva anche una “visione” sul futuro) e di partecipare alla presentazione dei miei libri o a qualche iniziativa dell’Associazione Culturale Mediterraneo, di cui era socio. L’ultima volta lo vidi proprio a una presentazione del mio libro su Sao Tomé e Principe.
Il pensiero per Marco che non c’è più, e che ci mancherà, mi porta a riflettere su quella stagione, sui suoi pregi e i suoi difetti. Tra i pregi sicuramente uno: quando le nomine spettavano solamente al mio Comune sceglievo liberamente in base alla competenza e non all’appartenenza. Salerno e Bruchi sono solo un esempio. L’elenco è lungo, e sicuramente dimentico qualcuno: Guido Melley, Francesco Cicillini, Dino Nascetti, Franco Ferrini, Paolo Galantini, Gino Luciani, i compianti Franco Marmori e Marco Simonetti, Giovanna Riu, Gabriella Tartarini e tanti altri. Manager, imprenditori, uomini e donne di cultura: disponibilità civiche e saperi cittadini messi alla prova. Io non sapevo per chi votassero queste persone, non gliel’ho mai chiesto. Ma so che hanno arricchito la classe dirigente della città e hanno dato nel complesso buona prova. Certo, alcune rondini non fanno primavera. Ma ci ho provato.
Tra i difetti, invece, di quella stagione c’era senz’altro un altro modo di fare le nomine, quelle fatte con il criterio dello “Stato dei partiti”. Che si usava, e si usa ancora, per le nomine negli enti che sono di competenza di più Comuni: la mediazione tra Sindaci, che - necessariamente? - coinvolge i partiti e porta alla “spartizione” che premia le appartenenze. Con esiti non sempre negativi, è vero, perché nei partiti ci sono ancora persone capaci. Ma con esiti sicuramente negativi, per esempio, in Acam. Da qui una critica, e anche un’autocritica, che svolgo da tempo.
Negli ultimi dieci anni le rondini sono state proprio poche, e la situazione è peggiorata. Ma come uscire dalla logica lottizzatrice? Qualche anno fa organizzai un convegno alla Spezia con i collaboratori del Sindaco di Milano Pisapia. Il percorso per le nomine del Comune di Milano, riproposto nei mesi scorsi da Articolo 1 Movimento Democratico e Progressista, prevede: tempi certi e definiti; ampia evidenza pubblica con due livelli di controllo esterni alla politica; voto preventivo del Consiglio Comunale su obiettivi e indirizzi; più spazio alle opposizioni soprattutto nei Consigli di garanzia e di revisione dei conti. Nel dettaglio: il Consiglio Comunale approva, per ogni ente, gli indirizzi programmatici da perseguire; il Sindaco avvia la procedura per la nomina; le candidature possono essere presentate dai consiglieri comunali o da altri soggetti (associazioni di categoria, sindacati, ordini professionali, 100 cittadini); le candidature vengono esaminate da una Commissione di esperti nominata dal Consiglio Comunale  che relaziona al Sindaco le proprie valutazioni; il Sindaco comunica le sue scelte dandone ragione soprattutto per gli esclusi; il Consiglio Comunale ascolta in audizione pubblica le persone indicate dal Sindaco.
Il percorso andrebbe esteso alle nomine a cui concorrono più Comuni: è difficile, ma è indispensabile.
Una simile svolta farebbe bene al centrosinistra, che ha perso anche perché concepito come schieramento “degli amici degli amici”, ma anche al centrodestra oggi vincente, che dovrebbe essere “inclusivo” e lasciar da parte ogni logica di rivalsa, premiando il merito anziché il colore. I primi segnali della Giunta Peracchini non sono stati incoraggianti, anche se è ancora presto per giudicare. Riuscirà il centrodestra a essere “libertario” e a dare spazio alla professionalità e alla qualità? Se lo farà sarà un bene per la città. Se invece ripeterà la scelta “degli amici degli amici” tra qualche anno la voglia di libertà dei cittadini gli si ritorcerà contro.

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