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Nudm: "No al Decreto sicurezza bis: liberi di muoverci, r-esistere e restare"

Nudm: "No al Decreto sicurezza bis: liberi di muoverci, r-esistere e restare"

La Spezia - "Lo sciopero femminista ha mostrato a livello globale la potenza che può avere un movimento che riconosce e ribadisce quotidianamente che lottare contro la violenza maschile e di genere significa anche lottare contro il razzismo, la precarizzazione e l’attacco alla libertà di autodeterminazione. Non Una di Meno non starà in silenzio. Siamo già schierate con le migranti e i migranti, con chi combatte ogni giorno i muri del razzismo e dello sfruttamento". Il coordinamento spezzino di Non una di meno ribadisce la sua posizione in merito al Decreto sicurezza bis nel giorno in cui il ministro dell'Interno Matteo Salvini è atteso in città per un comizio fissato alle 21 in Piazza del Bastione.

"Non sarà il regime dell’ordine e della paura a fermarci, continueremo a sfidarlo occupando le piazze con i nostri corpi, con lo sciopero, con la libertà sessuale e di movimento che rivendichiamo, pratichiamo e non contrattiamo. La violenza patriarcale - affermano da Non una di meno - è legata a doppio filo alle politiche razziste e di sfruttamento, pratiche istituzionali all’ordine del giorno, in Italia così come nel mondo. La Legge Sicurezza bis è un attacco diretto alla libertà di movimento, alle lotte che la sostengono e, più in generale, a tutte le forme di insubordinazione. Sancisce una seconda volta che la vita delle e dei migranti non ha importanza, a meno che non venga sfruttata, mentre intima a tutte e tutti di accettare lo stato presente delle cose per non incorrere in sanzioni e punizioni. Questa legge è la risposta violenta e repressiva ai moti di ribellione che da più parti e in molti modi negli ultimi anni ha sfidato un neoliberalismo fatto di gerarchie di classe, patriarcali e razziste sempre più feroci.



Per noi la sicurezza sta nel diritto all’abitare, nel diritto ad un lavoro salariato dignitoso, nel diritto ad attraversare la città a tutte le ore senza essere molestate, per strada così come nei luoghi di lavoro.

Il “decoro” funge da cornice ideologica alle modifiche di gran parte degli spazi urbani e al tentativo di normalizzare o reprimere soggettività e comportamenti che contraddicono l’ordine neoliberale ed etero-patriarcale della città-vetrina, cattedrale del consumo e dello sfruttamento dei corpi e dei territori. Città svuotate da ordinanze che infondono paure inesistenti, milioni di euro stanziati per assicurare a cittadine e cittadini una fantomatica sicurezza, dispositivi tecnologici e architettura ostile plasmano le strade che attraversiamo. In questo senso ribadiamo che le strade sicure le facciamo noi, persone libere che le attraversano.

La città che vogliamo promuove la cultura di genere e offre un territorio che accoglie, vivibile e attraversabile da tutte e tutti, una città che combatte la violenza e le discriminazioni sessuali, economiche, geografiche e sociali.

Non ci faremo attendere: alla brutalità della violenza istituzionale risponderemo ancora con la forza del movimento transfemminsta globale".

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