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Ultimo aggiornamento: Martedì 14 Agosto - ore 10.54

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Nello Spezzino il 23 per cento degli abitanti vive in aree inondabili

Sono le risultanze della Relazione sullo stato dell'ambiente in Liguria curata da Regione e Arpal. Nei comuni di Ameglia e Brugnato il dato supera il 60 per cento.

Nello Spezzino il 23 per cento degli abitanti vive in aree inondabili

La Spezia - Una fotografia dell'ambiente ligure aggiornata in base ai dati più recenti, per verificare cosa è migliorato e quali sono gli aspetti su cui gli enti competenti devono concentrare ancora attenzione e impegno.
Questo il contenuto della nuova edizione della Relazione sullo stato dell'ambiente in Liguria (Rsa), curata dalla vice direzione generale Ambiente della Regione e da Arpal. L'obiettivo dell'indagine, pubblicata nel dicembre 2017, è presentare informazioni scientificamente rigorose e nello stesso tempo di facile lettura anche per un pubblico non specialistico.

Dalla relazione emerge che a fronte di un trend in diminuzione delle emissioni in atmosfera per tutti i principali inquinanti, le centraline registrano nel 2016 ancora qualche criticità in relazione alla qualità dell'aria.
L'inquinante maggiormente critico risulta essere ancora il biossido di azoto, il cui valore limite sulla media annuale risulta superato a Genova in molte stazioni e nel 2016 di nuovo anche alla Spezia, in una stazione.
Per l'ozono si evidenzia il perdurare del superamento dei valori obiettivo nella maggior parte delle postazioni di misura.
Per quanto riguarda invece il PM10, nel 2016 non si segnalano superamenti del valore limite sulla media giornaliera.
Le fonti su cui agire con priorità sono il traffico urbano, gli impianti termici civili e le navi in stazionamento nei porti. Agire su queste fonti e sul risparmio energetico, in particolare degli edifici, può contribuire anche alla diminuzione delle emissioni di CO2.

Sul fronte della gestione dei rifiuti, continua la tendenza al calo della produzione complessiva di rifiuti urbani sul territorio che si attesta a circa 847.000 tonnellate che, rispetto al 2012, preso come punto zero dal Piano Rifiuti 2015, è quantificabile in un calo di circa 90.000 t/a, pari al -9,6%, dato ampiamente superiore all'obiettivo del -5% al 2016 prefissato dal Piano stesso.
La produzione pro-capite in Liguria, pur ulteriormente calata a 540 kg/(abitante*anno) nel 2016, risulta ancora superiore rispetto alla media nazionale, soprattutto per l'incidenza dei flussi turistici, molto rilevante su molti comuni costieri.
Nel complesso cala significativamente il rifiuto destinato allo smaltimento, mentre cresce il differenziato avviato a recupero. Nel 2016, circa 366.000 t sono state raccolte in modo differenziato, con una quota di circa 481.000 t di indifferenziato da gestire, (- 24,5 % dal 2012, il 40% circa del quale riconducibile ad un miglioramento nell'intercettazione delle frazioni differenziate ed il resto al calo della produzione, notevole soprattutto dove vi è stato un passaggio al porta a porta spinto).
I dati evidenziano una percentuale complessiva della raccolta differenziata 2016 sul territorio pari al 43,19 %, ancora piuttosto distante dall'obiettivo del 65% ma in buona crescita (+ 4,56 %) rispetto al 38,63% del 2015 (e al 35,90 % del 2014).
Protagonisti di tale incremento sono stati ancora una volta soprattutto i comuni medio-piccoli, più pronti a passare a tipologie di raccolta più adeguate, in particolare attraverso l'introduzione di porta a porta spinto, mentre restano su livelli ancora bassi molti dei comuni al di sopra dei 15.000 abitanti, con particolare riferimento a Ventimiglia, Sanremo e Genova (nella quale la % di RD per il 2016 risulta addirittura in calo, sia pur leggero).

L'ecosistema costiero è generalmente in salute, con tutti gli indicatori biologici esaminati in condizioni almeno sufficiente ed una grande maggioranza in stato almeno buono, con tendenza al miglioramento, confermata dai dati di monitoraggio 2014-2016; per contro esistono alcuni inquinanti di natura chimica la cui presenza risulta localmente ancora al di fuori degli standard di qualità obiettivo per il 2021; tale criticità si riscontra raramente nelle acque, più diffusamente nei sedimenti marini.
Le acque interne presentano il 94% dei corpi idrici in stato chimico buono e circa l¿80% in stato ecologico buono con conferma per gli anni 2014-2016 di una tendenza al miglioramento per alcuni indicatori biologici. La qualità dei laghi valutata nei 7 principali invasi artificiali risulta ovunque soddisfacente.
Sostanzialmente stazionaria la situazione delle acque sotterranee, che presentano ancora diversi superamenti dei limiti per alcuni parametri chimici, anche se in alcuni casi dovuti alla natura stessa della matrice rocciosa; permangono invece le criticità dovute alla eccessiva presenza di nitrati in due aree agricole.

La ricchezza di biodiversità animale e vegetale in Liguria è documentata dalla presenza di oltre 3450 entità sistematiche nella check list dell'osservatorio ligure della biodiversità (LIBIOSS).

Per quanto riguarda la difesa suolo, gli studi condotti per la direttiva Alluvioni hanno permesso di affinare nel corso del 2015 le stime relative alla percentuale di popolazione residente in aree inondabili: 16% in provincia di Imperia, 20% in quella di Genova, 31% nel Savonese e 23% nello Spezzino. La popolazione a rischio supera il 60% nei Comuni di Diano Marina, Vallecrosia, Borghetto Santo Spirito, Carasco, Chiavari, Ameglia e Brugnato. Inoltre risultano situati in aree a rischio 238 scuole e 4 ospedali.
Il Piano nazionale contro le alluvioni nelle città metropolitane ha stanziato 275 milioni di euro per la realizzazione degli interventi finalizzati alla messa in sicurezza del torrente Bisagno nella città di Genova, ma il fabbisogno per interventi finalizzati alla messa in sicurezza delle aree a rischio molto elevato ed elevato, come desumibile dai piani di bacino approvati, ammonta a circa 1,5 miliardi di euro.

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