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Ultimo aggiornamento: Lunedì 19 Febbraio - ore 14.40

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Nelle "case dei polesani" rinacque la vita degli esuli

Il 10 febbraio sarà il Giorno del Ricordo anche alla Spezia, in cui approdò il "treno della vergogna" nel 1947. Peracchini: "Parentesi buia della nostra storia". Manco: "Erano italiani, ma nel posto sbagliato".

UN CONSIGLIO COMUNALE STRAORDINARIO
Nelle "case dei polesani" rinacque la vita degli esuli

La Spezia - Si tiravano delle corde da una parete all'altra negli stanzoni della caserma "Ugo Botti" per ricercare un poco di intimità. Nuclei famigliari divisi da un lenzuolo appeso dentro le camerate, prima che i due villaggi per gli esuli di Via Lunigiana e di Rebocco fossero pronti. Ricominciarono da lì le migliaia di profughi di Istria e Dalmazia scesi dal "treno dei fascisti", come era stato bollato senza cognizione di causa il convoglio che aveva evitato il massacro di tanti italiani ritrovatisi soli nella Jugoslavia di Tito dopo la guerra.
Oggi non è più tema di discussione il fatto che si trattò di una vera e propria pulizia etnica degli italiani. La possono raccontare quel centinaio di esuli che ancora vive alla Spezia, lo ricorderanno i discendenti nel Giorno del Ricordo. Chiedono a tutti di condividere la memoria, così come lo chiedono i discendenti degli scampati ai lager nazisti. "Mia madre rimase quasi dieci anni alla caserma Botti - dice Andrea Manco, presidente provinciale dell'Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia - Veniva da Pola, costretta a scappare per sopravvivere. Molti non hanno avuto la stessa fortuna e furono massacrati dalle truppe titine. La loro unica colpa era essere italiani nel posto sbagliato".

Il 10 febbraio ci sarà la deposizione di una corona di fiori presso Piazzetta dei Martiri delle Foibe. Un consiglio comunale straordinario aperto a tutti si terrà in Sala Dante il 12 febbraio, durante il quale saranno premiati alcuni studenti spezzini che hanno realizzato degli elaborati sul tema. Sono Francesco Ferrari, Giada Carolini, Francesca Piastri e Sofia Ravazzoni le liceo Costa; Noemi Rateo, Jonathan Reyes Mendez, Martina Zicarelli e Sara Conte dell'Einaudi-Chiodo. E' quest'ultima ad aver ideato il manifesto. "I giovani sono al centro del Giorno del Ricordo - sottolinea il sindaco Pierluigi Peracchini - Devono essere coscienti di quale sia il valore della libertà attraverso la conoscenza di un parentesi buia della nostra storia. Una storia complessa e volutamente dimenticata in modo ignobile per troppi anni. Quando abbiamo ricordato la Shoah nel Giorno della Memoria, abbiamo sottolineato che non dobbiamo mai dare per scontata la nostra democrazia".
La novità è l'appuntamento in Piazzetta Martiri delle Foibe di sabato 10 febbraio alle 10. "Un punto di riferimento simbolico, lì si trova una Madonnetta che è un monumento votivo alla sofferenza dei nostri connazionali - ricorda Giulio Guerri, presidente del consiglio comunale - E’ uno dei due villaggi costruti nel Dopoguerra per ospitare le famiglie istriane: uno in Via Lunigiana, l’altro è a Rebocco in Via di Proffiano. Quelle che venivano chiamate ile case dei polesani. Anche in questo secondo luogo stiamo pensando a un momento rievocativo".

Ospite della città sarà inoltre Lino Vivoda, scrittore nato a Pola da dove scappò nel 1947. Era sul "treno della vergogna", il convoglio rimbalzato da una città all'altra pieno di polesani che sfuggivano alle violenze dei titini e infine approdato proprio alla Spezia. Dalle sue memorie è nato "Campo profughi giuliani caserma Ugo Botti", che narra proprio di quel drammatico esodo in una città che non seppe accogliere quelle anime dimenticate con gli stessi slanci di generosità offerti invece ai sopravvisuti dei campi di concentramento tedeschi.
Eppure, tra mille sofferenze, la vita è ricominciata su questo mare così diverso dall'Adriatico. "Mia nonna, che aveva una struttura ad Abbazia nell’attuale Slovenia, arrivò a Chiavari dopo essere passata da Trieste e poi da Genova - ricorda Oscar Teja, spezzino e consigliere Anvgd - Tornò solo in punto di morte, nel 1990, a visitare la sua terra d'origine per un'ultima volta. Vedere quei luoghi e le sue proprietà in rovina è stato un colpo al cuore, mio padre ha maledetto il momento in cui decise di riportarla in Istria".

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