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NON FIDARSI E' BENE, FIDARSI E' MEGLIO

di Fabio Lugarini

l'editoriale
NON FIDARSI E' BENE, FIDARSI E' MEGLIO

La Spezia - Ho un famelico bisogno di fidarmi di qualcuno. In un momento storico dove nessuno lo fa, individuo questa necessità che dovrebbe, in verità, attecchire in tutti noi. E così non è, anzi. E' alla base di questa sfiducia collettiva, montata in decenni di delega senza pensieri, poggiata su idealismi familiari e politici, interessi presunti o anche solo per il sempre verde menefreghismo, che si manifesta parecchio nel periodo in cui stiamo faticosamente procedendo. "Qualità e tempo antidoti personali per riscoprirsi collettività", era il titolo del fondo di dodici mesi fa: troppo poco un anno perchè quel capitolato non sia ancora compiutamente attuale. Ma qualcosa vorrei, anzi devo, aggiungerlo e dunque butto là un proposito assolutamente non popolare che profuma, anzi, di beffa. E’ questo: date fiducia o comunque ricominciate a farlo. Studiando però: cioè, scegliendo a chi darla, sforzandosi di non mandare tutto in vacca alla prima discussione distratta costruita per assiomi a lettere grandi perché guai a sforzarsi a leggere, che fa male agli occhi: succede spesso, specialmente sui social, quando si smette di tenere il segno dell'argomento e si passa a parlare d'altro.

Le parole sono importanti, le usiamo come in una cantilena senza andare alla loro radice etimologica, che spesso suggerisce molto. Di certo quello che tutti definiscono come 'populismo' è un fenomeno che non ha nulla di popolare né di collettivo, semmai scomoda le categorie opposte: fatemi essere attuale, perché questo è il trending topic del 2019. Cercandolo sul dizionario, nella sua accezione estesa, viene individuato come un atteggiamento o movimento politico tendente a esaltare il ruolo e i valori delle classi popolari. Un comportamento prettamente individualistico rispetto alla realtà che ci circonda: presuntuoso quanto volete, ha una forza empatica enorme rispetto ad altro e soprattutto non è più annoverabile come un'apposizione dispregiativa. Quella che stiamo vivendo non è semplicemente un’epoca di repentini cambiamenti, si tratta di qualcosa di molto più grande: per questo le modificazioni non sono sempre organiche ma, al contrario, arrivano con una potenza velocissima e stravolgono l’elaborazione del pensiero, del rapportarsi tra le generazioni. Fede e scienza, per secoli in contrasto ideologico, sono entrambe in crisi davanti alle sfide che questi cambiamenti impongono: perchè l'approccio ad esse non scomoda più i valori e i punti fermi, ma sono oggetto continuo di quella famosa sfiducia dei popoli che non ci innalza più. Così il livello del dialogo precipita, così il taglio di pensiero fra chi comanda e chi esegue diventa irrecuperabile e un popolo smette di pensarsi nel futuro, facendo saltare ogni collaborazione con le nuove generazioni, che neppure si aspettano più le briciole da chi invece dovrebbe aver ceduto loro il testimone. E così una città in crescita può accartocciarsi in sé stessa e diventare paesello.

Il buon proposito di base ve l'ho detto: date fiducia. All'interno di quel contenitore dicotomico poi potete metterci anche altro che fa molto fine anno: sì, anche di non acquistare più la minerale in plastica che ci fa andare a letto con la coscienza pulitina. Mandare al diavolo gli automatismi negativi, zavorre da cui liberarsi. Non sarebbe male neppure vivere senza credere di avere la verità in bocca, essere gentili, curiosi, ma pure coraggiosi e professionali. Senza svendersi alla povertà del momento. E invece di ciaccolare (male) d'altri, mettersi in discussione, con le palle in mano e gli occhi lucidi di speranza, sforzandosi d'essere normali, maledettamente normali. Invecchiare tagliando i rami secchi e anche quelli verdi, se serve, protestando contro chi ha la colpa vera e non a casaccio: siete o non siete pieni d'informazioni per farvi un'idea vostra? Ecco, imparare ad usare le fonti, vedrete che il margine d'errore scenderà. E abbassate, abbassiamo, il tono della voce, usiamola anzi per cantare. Soli o insieme, non importa. Buon anno!

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